{"id":12981,"date":"2023-04-05T13:22:00","date_gmt":"2023-04-05T11:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radioribelle.it\/?p=12981"},"modified":"2023-04-05T12:23:55","modified_gmt":"2023-04-05T10:23:55","slug":"la-bella-storia-di-antonio-gnucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioribelle.it\/index.php\/2023\/04\/05\/la-bella-storia-di-antonio-gnucci\/","title":{"rendered":"La bella storia di Antonio Gnucci"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/gnucci1-1024x768.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12982\" width=\"327\" height=\"245\" srcset=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/gnucci1-1024x768.jpeg 1024w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/gnucci1-300x225.jpeg 300w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/gnucci1-768x576.jpeg 768w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/gnucci1-1536x1152.jpeg 1536w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/gnucci1-619x464.jpeg 619w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/gnucci1.jpeg 1600w\" sizes=\"(max-width: 327px) 100vw, 327px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>MONTE RUPERTO &#8211;  87 anni, maestro calzolaio tifernate, storico tifoso del Citta\u2019 di Castello calcio ed ultimo abitante di Monte Ruperto, exclave e \u201cbaronia\u201d del Comune di Citt\u00e0 di Castello (al cui sindaco spetta il titolo di \u201cbarone\u201d) in territorio marchigiano, situata fra i comuni di Apecchio e di Sant\u2019Angelo in Vado. Dopo oltre 30 anni dall\u2019ultima visita in quelle zone una troupe del Tg1 lo ha riportato nei luoghi di infanzia per realizzare un servizio: \u201cuna emozione fortissima\u201d, ha detto Gnucci felice di ritorno da quella bella gita \u2013 La storia della \u201cbaronia\u201d che il Comune di Citta\u2019 di Castello vuol far rivivere e valorizzare assieme ai comuni marchigiani<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>\u00a0\u201cUna emozione fortissima: in pochi attimi mi sono tornati alla mente gli anni vissuti in questo luogo incantato con la mia famiglia e i vicini di casa, la casa dove sono nato, i prati dove ho giocato da bambino con gli amici, la strada per andare a scuola, il panorama inconfondibile dell\u2019infanzia che mi \u00e8 rimasto sempre nel cuore e non mi ha mai abbandonato\u201d.\u00a0Antonio Gnucci, 87 anni, tifernate \u201cdoc\u201d, fra gli ultimi maestri calzolai \u00a0della citt\u00e0, storico tifoso del Citt\u00e0 di Castello calcio, riesce a stento a trattenere le lacrime nel raccontare le sensazioni che ha provato ritornando dopo oltre trenta anni a Monte Ruperto, exclave e \u201cbaronia\u201d del Comune di Citt\u00e0 di Castello\u00a0(al cui sindaco spetta il titolo di \u201cbarone\u201d)\u00a0in territorio marchigiano, situata fra i comuni di Apecchio e di Sant\u2019Angelo in Vado. Una troupe della Rai lo ha accompagnato in quei luoghi impervi ma ricchi di fascino dell\u2019appennino Umbro-Marchigiano che lo hanno visto nascere e crescere assieme alla sua famiglia e ai tanti parenti e vicini di casa di allora. Lui \u00e8 l\u2019ultimo tifernate che pu\u00f2 raccontare cosa succedeva dal dopoguerra agli anni inizi degli anni \u201870 quando il borgo \u00e8 rimasto disabitato. Lass\u00f9 ora non abita pi\u00f9 nessuno restano l\u00ec alcuni ruderi, tanta vegetazione ed una montagna di aneddoti che Antonio ha raccontato in sintesi alla troupe del Tg1 che ha realizzato un servizio. Monte Ruperto \u00e8 una exclave del Comune di Citt\u00e0 di Castello in territorio Marchigiano, situata fra i comuni di Apecchio e di Sant\u2019Angelo in Vado. L\u2019area \u00e8 collocata oltre il crinale dell\u2019Appennino, nell\u2019Alta valle del Candigliano, affluente del Metauro che ha origine dalla confluenza fra fossi di Botina e quello di Scalocchio, alle pendici del Valmeronte, nel punto dove sorge l\u2019antica Abbazia di San Benedetto. Le complesse vicende storiche che hanno determinato la dipendenza di Monte Ruperto dal Comune di Citt\u00e0 di Castello hanno origine in epoca tardo-antica, in seguito alla riconquista bizantina della penisola seguita alla guerra greco-gotica e alla successiva penetrazione longobarda in Altotevere. \u00a0Un\u2019operazione condotta con l\u2019obiettivo di puntare al controllo della Flaminia all\u2019altezza del Furlo, che ebbe esito nella definizione dei confini del Corridoio Bizantino. L\u2019azione di contenimento dell\u2019espansione longobarda si concretizz\u00f2 con la creazione di un sistema di fortificazioni distribuite inizialmente lungo il crinale del massiccio toscano, poi alla sinistra del Tevere, come frontiera difensiva destinata a modificarsi rapidamente in seguito all\u2019evoluzione delle fasi belliche. E\u2019 in questo periodo di grandi trasformazioni sociali, economiche, politiche e religiose, che sorgono i primi presidi a controllo del territorio distribuiti lungo le principali vie di comunicazione, all\u2019ombra dei quali vengono costruite piccole chiese o pievi dedicate ai santi protettori di tradizione bizantina o longobarda; simboli di una contrapposizione religiosa (fra cattolici e ariani) in realt\u00e0 militare. A ridosso di queste fortificazioni iniziarono a formarsi i\u00a0 primi nuclei abitati secondo una tipologia di insediamento che la storia non aveva ancora conosciuto e che si affermer\u00e0 durante il medioevo con la formazione di piccoli borghi e centri di maggiori dimensioni. Castelli, chiese e mulini andranno a costituire l\u2019embrione di qualsiasi insediamento medievale e Monte Ruperto costituisce un esempio interessante, con il suo castello e la chiesa di San Donato, non a caso di tradizione longobarda. Da Monte Ruperto si scende pertanto lungo la valle del Candigliano fino al Furlo per immettersi nella valle del Metauro verso la costa adriatica, pertanto l\u2019area aveva assunto un importante ruolo strategico per il controllo del territorio. \u00a0Il destino di Monte Ruperto \u00e8 legato a quello di Scalocchio, rimasto sotto il dominio di Citt\u00e0 di Castello durante il medioevo, nonostante i contrasti con gli Ubaldini della Carda, Signori di Apecchio. \u00a0Nella pianta a volo d\u2019uccello di Citt\u00e0 di Castello elaborata dall\u2019Abate Filippo Titi nella seconda met\u00e0 del \u2018600 Monte Ruperto viene indicato assieme a Pietralunga come Baronia dell\u2019Illustrissimo Magistrato, titolo che spetta tuttora al Sindaco di Citt\u00e0 di Castello come Barone di Monte Ruperto. \u201cL\u2019ultima famiglia a lasciare Monte Ruperto fu proprio quella dei Gnucci \u2013 racconta l\u2019ingegner\u00a0Giovanni Cangi, storico e profondo conoscitore del territorio e di quei luoghi dove ha realizzato anche bellissimi video assieme al professor\u00a0Tommaso Bigi\u00a0&#8211; \u00a0attorno alla met\u00e0 degli anni \u201960. Il seggio di Monte Ruperto per le elezioni politiche e amministrative era quello di Scalocchio, situato a notevole distanza e non facilmente raggiungibile, per cui gli elettori che giungevano da Monte Ruperto avevano precedenza rispetto agli altri elettori. Oltre quello di Monte Ruperto esistevano altri castelli alle sorgenti del Candigliano: il castello di Scalocchio, quello di Citerna sul Candigliano, il Castello di Baciuccheto. Le chiese appartenevano alla Diocesi di Citt\u00e0 di Castello, sia quella di Scalocchio, la chiesa di San Lorenzo di Frigino,\u00a0la Madonna\u00a0della Cella e la stessa chiesa di San Donato. Nei primi anni \u201960 Scalocchio fu centro di una interessante esperienza didattica nota come \u201cPatti per l\u2019Educazione\u201d. Le scuole di Scalocchio avevano sede presso l\u2019Abbazia. Vi erano solo due classi per le elementari e le medie con rispettivi tutor. Le lezioni erano tenute da docenti e trasmesse dalla RAI . Nella scuola \u2013 prosegue Cangi &#8211; pertanto c\u2019era un televisore posto nella parete divisoria fra le due classi; di volta in volta veniva girato da un lato e dall\u2019altro. La particolarit\u00e0 sta nel fatto che a Scalocchio non c\u2019era corrente elettrica. Si deve a Don Zefferino Caporali, parroco dell\u2019Abbazia, l\u2019idea di piazzare un alternatore alimentato da una turbina idraulica collocata in una cascatella del Candigliano, sufficiente per garantire il servizio. Alla scuola di Scalocchio si formarono molti giovani poi si trasferirono a Citt\u00e0 di Castello per frequentare le scuole superiori, assistiti sempre da Don Zefferino, assegnato alla Parrocchia di Trestina dove, meritatamente, gli \u00e8 stata dedicata una via.\u201d Ecco la storia suggestiva della \u201cbaronia\u201d\u00a0che il Comune di Citta\u2019 di Castello vuol far rivivere e valorizzare con specifiche iniziative in collaborazione con i comuni marchigiani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MONTE RUPERTO &#8211; 87 anni, maestro calzolaio tifernate, storico tifoso del Citta\u2019 di Castello calcio ed ultimo abitante di Monte Ruperto, exclave e \u201cbaronia\u201d del Comune di Citt\u00e0 di Castello (al cui sindaco spetta il titolo di \u201cbarone\u201d) in territorio marchigiano, situata fra i comuni di Apecchio e di Sant\u2019Angelo in Vado. 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