{"id":13593,"date":"2023-04-22T11:26:00","date_gmt":"2023-04-22T09:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radioribelle.it\/?p=13593"},"modified":"2023-04-21T19:00:28","modified_gmt":"2023-04-21T17:00:28","slug":"terre-degli-uffizi-torna-a-montespertoli-predella-barbadori-di-filippo-lippi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioribelle.it\/index.php\/2023\/04\/22\/terre-degli-uffizi-torna-a-montespertoli-predella-barbadori-di-filippo-lippi\/","title":{"rendered":"TERRE DEGLI UFFIZI TORNA A MONTESPERTOLI   \u201cPREDELLA BARBADORI\u201d DI FILIPPO LIPPI"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/30-FCRF-Filippo-Lippi-Valdelsa-ph-Cristina-Andolcetti-1691_1280x854-1024x683.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13594\" width=\"327\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/30-FCRF-Filippo-Lippi-Valdelsa-ph-Cristina-Andolcetti-1691_1280x854-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/30-FCRF-Filippo-Lippi-Valdelsa-ph-Cristina-Andolcetti-1691_1280x854-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/30-FCRF-Filippo-Lippi-Valdelsa-ph-Cristina-Andolcetti-1691_1280x854-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/30-FCRF-Filippo-Lippi-Valdelsa-ph-Cristina-Andolcetti-1691_1280x854-619x413.jpg 619w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2023\/04\/30-FCRF-Filippo-Lippi-Valdelsa-ph-Cristina-Andolcetti-1691_1280x854.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 327px) 100vw, 327px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Un eccezionale prestito dalla raccolta delle Gallerie degli Uffizi per la terza tappa del programma in Valdesa. L\u2019esposizione offre un approfondimento sul lavoro del maestro di pittura rinascimentale del quale \u00e8 custodita nel Museo d\u2019Arte Sacra di San Piero in Mercato anche un\u2019altra opera, la Madonna col bambino<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Terre degli Uffizi torna in Valdesa, a Montespertoli, con un prestito eccezionale dalla raccolta delle Gallerie degli Uffizi di fra\u2019 Filippo Lippi (Firenze 1406 ca- Spoleto 1469), la cosiddetta \u201cpredella Barbadori\u201d. La terza tappa del programma di Fondazione CR Firenze e Gallerie degli Uffizi, all\u2019interno dei rispettivi progetti Piccoli Grandi Musei e Uffizi Diffusi, che aveva avuto come protagonisti nel 2021 la pittura dell\u2019epoca di Giotto, rappresentata da un dipinto di Lippo di Benivieni e nel 2022 una testimonianza delle opere d\u2019arte che trovano nel rifugio di Montegufoni durante la Seconda Guerra Mondiale. Dal 22 aprile al 29 ottobre, la mostra \u201cFilippo Lippi in Valdesa\u201d, al Museo d\u2019Arte Sacra di San Piero in Mercato che gi\u00e0 custodisce permanentemente un\u2019altra opera del maestro di pittura rinascimentale, la Madonna col Bambino proveniente dalla chiesa di Sant\u2019Andrea a Botinaccio. L\u2019esposizione diventa un\u2019occasione inedita per approfondire la conoscenza dell\u2019arte di Filippo Lippi e apprezzarne il diverso registro espressivo nel contesto narrativo, come nella predella, o devozionale, come nell\u2019immagine mariana.\u00a0 La \u201cpredella Barbadori\u201d \u00e8 il gradino della tavola d\u2019altare che in origine arredava la cappella di patronato Barbadori nella chiesa di Santo Spirito a Firenze, opera somma per la cui esecuzione Filippo Lippi nel 1437 ricevette il lauto compenso di 40 fiorini d\u2019oro. Le tre tavolette che la compongono, odiernamente inserite in una cornice moderna, facevano parte della pala d\u2019altare che sormontava la cappella intitolata a San Frediano nella sacrestia della chiesa agostiniana. La pala d\u2019altare e la cappella erano state realizzate per volont\u00e0 testamentaria di Gherardo di Bartolomeo Barbadori, un ricco e pio abitante del quartiere fiorentino di San Frediano, morto nel 1429. Fu la confraternita di Orsanmichele, di cui il Gherardo Barbadori era stato membro, a portare a compimento la commissione e a realizzare il desiderio del defunto.\u00a0 La tavola che sovrastava la predella, oggi nel museo del Louvre a Parigi, raffigura la Vergine col Bambino affiancata da angeli e dai santi Agostino e Frediano. Maria \u00e8 raffigurata in piedi davanti ad una nicchia decorata a somiglianza di una valva di conchiglia, un motivo che Filippo Lippi adotta ripetutamente e che fa da sfondo anche alla Madonna col Bambino della collezione del museo di Montespertoli.Fra\u2019 Filippo Lippi lavorava alla pala Barbadori nel 1437 e nel 1438 l\u2019opera non era ancora stata ultimata. Per l\u2019esecuzione della predella, fra\u2019 Filippo si avvalse probabilmente della collaborazione della bottega, anche se \u00e8 da riferire interamente al Lippi la concezione delle tre vivaci scene, unificate da uno studiato impianto luministico, con lunghe ombre scure proiettate dai corpi e dalle architetture. Nelle sobrie ambientazioni e nelle solenni figure, avvolte in voluminosi panneggi, \u00e8 ravvisabile la memoria della lezione di Masaccio, rielaborata da Filippo Lippi con accenti ornati e tratti espressivi. Nel 1810, con la soppressione delle corporazioni religiose avvenuta sotto la dominazione napoleonica della Toscana, la pala d\u2019altare Barbadori, con la sua predella, venne asportata dal convento di Santo Spirito e trasferita alla Galleria dell\u2019Accademia di Firenze. Nel 1814, la tavola soprastante fu portata in Francia senza mai fare ritorno in Italia. La predella fu invece trasferita agli Uffizi nel 1919. \u201c\u00c8 un piacevole ritorno per \u2018Terre degli Uffizi\u2019 \u2013 dichiara il Presidente di Fondazione CR Firenze Luigi Salvadori \u2013 che gi\u00e0 lo scorso anno ha fatto tappa in questa localit\u00e0 per presentare una predella sottratta alle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale. Un prestito eccezionale, come lo \u00e8 la stessa tipologia di opera esposta questa volta, proveniente dal pi\u00f9 importante museo italiano con cui condividiamo questo bellissimo progetto. Ancora una volta, con questi appuntamenti cerchiamo di offrire, oltre alla bellezza del luogo e delle opere esposte, l\u2019opportunit\u00e0 di conoscere e forse di scoprire una realt\u00e0 tra le pi\u00f9 suggestive del nostro territorio. Montespertoli ha infatti saputo armonizzare nei secoli la sapienza del suo alto artigianato, la qualit\u00e0 della sua produzione vinicola e quel concentrato di ricchezza artistica conservato nel Museo di arte sacra\u2019\u2019.\u201cLa predella Barbadori \u2013 aggiunge Eike Schmidt, Direttore de Le Gallerie degli Uffizi &#8211; precede di quasi tre lustri la splendida Madonna nel Museo di Montespertoli. Abbiamo cos\u00ec a confronto due opere di Filippo Lippi che illustrano il culmine della sua attivit\u00e0 e due aspetti della sua arte: quella pi\u00f9 narrativa e attenta ai dettagli nelle storiette della predella, e quella altamente lirica della Madonna. Con questo accostamento si offre al visitatore una prelibatezza del Rinascimento in Toscana e un invito ad approfondire la conoscenza di questo straordinario artista\u201d\u201c\u00c9 importante non dare per scontata l&#8217;importanza strategica di questo progetto, fortemente voluto da Gallerie degli Uffizi e dalla Fondazione CR Firenze, che permette di creare sinergie, esperienze ed ha valorizzato il nostro territorio in modo incredibile. Sono convinto che la cultura rappresenti una grande occasione di crescita economica e turistica per Montespertoli. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno attivamente partecipato a rendere possibile questo processo.\u201d conclude il Sindaco Alessio Mugnaini.L\u2019OPERAFilippo Lippi (Firenze 1406 ca- Spoleto 1469)<em>San Frediano devia il fiume Serchio<\/em>, tempera su tavola, cm 26&#215;57<em>L&#8217;Angelo annuncia la morte alla Vergine<\/em>, tempera su tavola, cm 26&#215;91.5<em>Sant&#8217;Agostino nello studio<\/em>, tempera su tavola, cm 26&#215;57 1437-1439 ca. Firenze, Le Gallerie degli Uffizi, inv.1890 n.8351Le tre scene che compongono la predella illustrano episodi della vita della Vergine e dei santi Frediano e Agostino. A sinistra, san Frediano, vescovo della diocesi di Lucca vissuto nel VI secolo, \u00e8 rappresentato mentre con un lungo rastrello traccia nel terreno un solco, nel quale si incanala il fiume Serchio. Secondo quanto racconta papa Gregorio Magno, san Frediano riusc\u00ec a deviare il fiume in un nuovo alveo, preservando la citt\u00e0 di Lucca dalle inondazioni. Il prodigio \u00e8 sottolineato dalla mimica degli uomini raccolti fuori dalle mura cittadine, che esprime incredulit\u00e0 e meraviglia.\u00a0Nella scena centrale, l&#8217;Angelo genuflesso annuncia l\u2019imminente morte a Maria porgendole una candela accesa, secondo un&#8217;iconografia piuttosto rara per il contesto italiano ma pi\u00f9 frequentemente adottata dai pittori fiamminghi. La raffigurazione trova comunque corrispondenza nell&#8217;antico rito di recare una candela accesa per il moribondo. Testi apocrifi narrano che gli apostoli di Cristo giunsero prodigiosamente da ogni parte del mondo per l\u2019ultimo saluto a Maria: nella scena si riconosce san Pietro, che sopraggiunge alle spalle della Vergine seguito da altri apostoli guidati da angeli, mentre a sinistra \u00e8 inginocchiato l\u2019evangelista Giovanni, col capo reclinato.Lo scomparto di destra raffigura una scena densa di concetti teologici. Sant&#8217;Agostino, vescovo africano vissuto fra IV e V secolo, \u00e8 qui rappresentato come un monaco, vestito con una semplice tonaca e il cranio rasato (tonsura). Seduto nello studio, \u00e8 ispirato dalla luminosa visione della Trinit\u00e0 mentre \u00e8 intento a scrivere su un rotolo. Il santo ha il cuore trafitto da tre frecce, simboleggianti l&#8217;amore ardente per Cristo. La rappresentazione della Trinit\u00e0 sotto forma di tre teste affiancate corrisponde ad un&#8217;iconografia abbastanza diffusa nel secolo XV a Firenze. Nella dettagliata raffigurazione dello scrittoio, Filippo Lippi palesa una limpida capacit\u00e0 descrittiva, influenzata dalla coeva pittura fiamminga, alla quale si accost\u00f2 sin dal quarto decennio del secolo XV, in una fase piuttosto precoce rispetto all&#8217;ambiente fiorentino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un eccezionale prestito dalla raccolta delle Gallerie degli Uffizi per la terza tappa del programma in Valdesa. 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