{"id":1797,"date":"2026-07-10T07:05:00","date_gmt":"2026-07-10T05:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radioribelle.it\/?p=1797"},"modified":"2026-07-07T14:26:03","modified_gmt":"2026-07-07T12:26:03","slug":"acquedotto-appio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioribelle.it\/index.php\/2026\/07\/10\/acquedotto-appio\/","title":{"rendered":"Acquedotto Appio"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/appia.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1798\" width=\"188\" height=\"141\" srcset=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/appia.jpg 550w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/07\/appia-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 188px) 100vw, 188px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>L&#8217;Aqua Appia fu il primo acquedotto romano costruito nel 312 a.c. da Appius Claudius Caecus e Caius Plautius, prima di allora, Roma si serviva delle acque del Tevere, dei pozzi e delle sorgenti. Dal 312 a.c., afflu\u00ec a Roma una quantit\u00e0 enorme di acqua potabile, come nessun&#8217;altra citt\u00e0 del mondo antico, e che valse alla citt\u00e0 il titolo di &#8220;regina aquarum&#8221; (regina delle acque). <\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Per realizzare l&#8217;acquedotto si dovevano anzitutto cercare le sorgenti e le vene acquifere da utilizzare, che dovevano essere di alta qualit\u00e0, di flusso abbondante e regolare e dovevano risiedere sufficientemente in alto, per fornire la giusta pendenza alla conduttura che portava l&#8217;acqua fino a Roma. Venne edificato nel bel mezzo della II guerra sannitica (327-304 a.c.) e in concomitanza con la costruzione della via Appia dando prova di una grande capacit\u00e0 di pianificazione. Fu il console plebeo Caius Plautius a cercare e scoprire le sorgenti, e per questo acquis\u00ec il cognomen Venox, per la sua straordinaria abilit\u00e0 dimostrata nel rintracciare le &#8220;venae&#8221; d&#8217;acqua. La scoperta venne descritta da Frontinus e avvenne nell&#8217;agro Lucullano, 780 passi a sinistra della via Praenestina, tra il VII e l&#8217;VIII miglio (13\u00ba km.), ma le sorgenti non sono mai state del tutto identificate, probabilmente asciugate nel tempo, anche se molti ritengono che si trovassero nei pressi della localit\u00e0 detta &#8220;La Rustica&#8221;.All&#8217;amministrazione delle acque, cio\u00e8 alla &#8220;cura aquarum&#8221; durante la Repubblica vi era preposto un censore (ed il &#8220;curator aquarum&#8221; durante l&#8217;Impero), che provvedeva con i dipendenti del suo ufficio, a mantenere gli impianti efficienti, puliti e con erogazioni costanti. Questo &#8220;ufficio&#8221;, denominato Statio Aquarum, aveva sede nella Porticus Minucia Vetus, oggi Area Sacra di largo di Torre Argentina.<br>Scaduti poi i 18 mesi della carica di censore Caius Plautius Venox (Gaio Plauzio Venoce) abdic\u00f2 pensando che il suo collega avrebbe fatto lo stesso come di dovere. Invece il patrizio Appio Claudio rimase in carica e nonostante il progetto e la scoperta delle sorgenti fossero del collega, dedic\u00f2 l&#8217;acquedotto al suo nome attribuendosene indebitamente il merito. Il condotto, quasi tutto sotterraneo, tranne un breve tratto all&#8217;altezza della Porta Capena, era lungo poco pi\u00f9 di 16 km ed entrava in Roma, come molti altri, in una localit\u00e0 chiamata Ad Spem Veterem, l\u00e0 dove sorgeva l&#8217;antico tempio della Dea Speranza, situata dove oggi \u00e8 Porta Maggiore.<br>Da qui andava al Celio, traversava la valle tra Celio e Aventino, e, per un dislivello di 90 m., su archi che si poggiavano alle Mura Serviane di Porta Capena. Tornato sotterraneo, traversava l&#8217;Aventino e terminava presso la Porta Trigemina, al Foro Boario. Da qui, tramite castelli secondari, l&#8217;acqua veniva distribuita in vari punti della citt\u00e0, nonch\u00e8 al Portus Tiberinus.<br>L&#8217;acquedotto Appio era costituito da blocchi di tufo con foro al centro connessi tra loro. Nel suo lungo funzionamento venne restaurato tre volte:<br>&#8211; nel 144-140 a.c. da Quintus Marcius Rex, in occasione della costruzione dell&#8217;acquedotto dell&#8217;Aqua Marcia;<br>&#8211; nel 33 a.c., quando Agrippa prese nelle sue mani il controllo di tutto l&#8217;apparato idrico della citt\u00e0;<br>&#8211; tra l&#8217;11 e il 4 a.c., per volere di Augusto.<br>Per l&#8217;occasione Augusto fece edificare un canale sotterraneo parallelo al condotto principale, che captava acqua da sorgenti poste verso il VI miglio della via Prenestina e, dopo un percorso di circa 9,5 km., si univa all&#8217;acquedotto principale nei pressi dell&#8217;attuale viale Manzoni. Ne risultava un notevole potenziamento della portata, che in tal modo raggiungeva le 1.825 quinarie (75.737 m3 in 24 ore, pari a 876 litri d&#8217;acqua al secondo).Questo canale era quasi interamente sotterraneo, 11.190 passi di lunghezza, fino alle Saline di cui solo 60 passi vicino alla porta Capena erano portati su sostruzioni e su archi. Vicino alla Spes Vetus (Porta Maggiore) l&#8217;acquedotto venne unito ad un altro ramo chiamato Augusta perch\u00e9 costruito da Augusto, le cui sorgenti erano 980 passi a sinistra del VI miglio della via Praenestina, vicino alla via Collatina. I due canali, l&#8217;Aqua Appia e l&#8217;Aqua Augusta, si univano in localit\u00e0 detta &#8220;ad Gemellos&#8221; (evidentemente alludendo ai due canali), corrispondente alla zona oggi compresa tra viale Manzoni e via di S.Croce in Gerusalemme. Dalla porta Capena l&#8217;acquedotto correva sottoterra, e resti del suo canale furono rinvenuti nel 1677 e nel 1887 tra l&#8217;Aventinus minor e l&#8217;Aventinus maior a sud-est della Via di Porta S. Paolo.<br>Quindi l&#8217;acquedotto passava sotto l&#8217;Aventino, fin sul fondo del clivus Publicius vicino alla porta Trigemina presso il Foro Boario.Da qui, tramite castelli secondari, l&#8217;acqua veniva distribuita in vari punti della citt\u00e0, e si suppone che abbia potuto rifornire anche il vicino &#8220;Portus Tiberinus&#8221;. Il condotto era costituito da blocchi di tufo connessi tra loro e muniti di cavit\u00e0 centrale. Ebbe il livello pi\u00f9 basso di tutti gli acquedotti successivi.<\/p>\n\n\n\n<p>IL CUNICOLO SEGRETO DELL&#8217;ACQUEDOTTO APPIO(Fonte: Repubblica.it)<br>Prima nove antichi pozzi romani, a distanza di 45 metri l&#8217;uno dall&#8217;altro, di due metri per due, foderati di tufo. E poi sotto, esplorati dagli speleologi, cinquecento metri di un acquedotto che riaffiora al &#8220;sesto miglio&#8221; della Prenestina, proprio davanti alla facciata di mattoncini rossi del nuovo ipermercato Esselunga. La scoperta \u00e8 stata fatta dagli archeologi della Soprintendenza guidata da Francesco Prosperetti. E si tratterebbe proprio di quell&#8217;acquedotto Appio, di cui trentacinque metri di tracciato sono stati riportati alla luce a diciassette metri di profondit\u00e0 nelle viscere del Celio durante gli scavi per i lavori della linea C della metropolitana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Aqua Appia fu il primo acquedotto romano costruito nel 312 a.c. da Appius Claudius Caecus e Caius Plautius, prima di allora, Roma si serviva delle acque del Tevere, dei pozzi e delle sorgenti. 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