{"id":2722,"date":"2026-08-19T07:10:00","date_gmt":"2026-08-19T05:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radioribelle.it\/?p=2722"},"modified":"2026-08-02T16:12:41","modified_gmt":"2026-08-02T14:12:41","slug":"luigi-cadorna-e-il-processo-che-continua-da-oltre-un-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioribelle.it\/index.php\/2026\/08\/19\/luigi-cadorna-e-il-processo-che-continua-da-oltre-un-secolo\/","title":{"rendered":"Luigi Cadorna e il processo che continua da oltre un secolo"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Luigi_Cadorna_02.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2723\" width=\"141\" height=\"196\" srcset=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Luigi_Cadorna_02.jpg 250w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/Luigi_Cadorna_02-216x300.jpg 216w\" sizes=\"(max-width: 141px) 100vw, 141px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>Una recente sentenza per diffamazione riporta al centro del dibattito uno dei personaggi pi\u00f9 controversi della Prima guerra mondiale. Ma siamo davvero sicuri che l\u2019immagine del \u201cmacellaio\u201d corrisponda alla realt\u00e0 storica?<\/em><\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Luigi Cadorna \u00e8 probabilmente il generale pi\u00f9 discusso della storia d\u2019Italia. Ancora oggi, a oltre un secolo dalla Grande Guerra, il suo nome viene associato a parole come \u201cmacellaio\u201d, \u201cincapace\u201d e \u201csanguinario\u201d. Eppure una recente vicenda giudiziaria ha riportato al centro del dibattito una domanda che gli storici dovrebbero porsi da tempo: il giudizio su Cadorna nasce davvero dai fatti oppure da una lunga costruzione della memoria collettiva? La condanna per diffamazione inflitta a una sindaca che aveva rivolto pesanti insulti al comandante dell\u2019esercito italiano dimostra infatti che una cosa \u00e8 il giudizio storico, un\u2019altra \u00e8 la diffamazione. A promuovere l\u2019azione legale \u00e8 stato Carlo Cadorna, nipote del generale, esasperato da anni di accuse e di offese rivolte alla memoria del suo antenato. La vicenda giudiziaria, al di l\u00e0 dell\u2019aspetto legale, offre per\u00f2 l\u2019occasione per riflettere su una figura che continua a dividere storici, studiosi e opinione pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo Caporetto, Luigi Cadorna divenne il principale responsabile della disfatta agli occhi dell\u2019Italia. Era quasi inevitabile. Ogni grande sconfitta ha bisogno di un colpevole e il comandante supremo rappresentava il bersaglio ideale. Politici, giornali, memorialisti e persino molti militari finirono per concentrare su di lui responsabilit\u00e0 che in realt\u00e0 erano distribuite lungo tutta la catena di comando. Ridurre per\u00f2 Caporetto alla presunta incapacit\u00e0 di un solo uomo significa semplificare eccessivamente uno degli eventi pi\u00f9 complessi della storia militare italiana. L\u2019offensiva austro-tedesca era infatti prevista dal Comando Supremo. Cadorna sapeva che il settore di Tolmino e Caporetto sarebbe stato attaccato e aveva impartito precise disposizioni affinch\u00e9 la Seconda Armata assumesse uno schieramento pi\u00f9 arretrato e pi\u00f9 facilmente difendibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Quelle direttive, tuttavia, non vennero pienamente applicate. Il generale Luigi Capello, comandante della Seconda Armata, prefer\u00ec mantenere una postura offensiva e, alla vigilia della battaglia, si allontan\u00f2 dal comando per motivi di salute, lasciando l\u2019armata priva della guida necessaria proprio nel momento decisivo. Anche altri comandanti, tra cui Pietro Badoglio, ebbero responsabilit\u00e0 che negli anni sono state spesso messe in secondo piano, mentre tutta l\u2019attenzione si concentrava sul comandante supremo. Per comprendere davvero Luigi Cadorna occorre inoltre inserirlo nel suo tempo. Era un ufficiale formatosi nella cultura militare europea della fine dell\u2019Ottocento, quando tutti gli eserciti ritenevano decisiva l\u2019offensiva frontale, il peso della massa e la disciplina assoluta. La tragedia delle offensive contro reticolati e mitragliatrici non fu un\u2019esclusiva italiana. Basta osservare le perdite francesi a Verdun o quelle britanniche sulla Somme per capire che tutti i grandi eserciti europei combattevano seguendo gli stessi principi tattici. Solo nel corso della guerra si comprese che quelle strategie erano ormai superate e che occorrevano nuovi metodi di combattimento, culminati nell\u2019impiego delle Sturmtruppen tedesche e nello sviluppo di tattiche d\u2019infiltrazione completamente diverse dagli assalti di massa. Anche l\u2019immagine di Cadorna come comandante crudele e indifferente alla sorte dei suoi uomini merita una riflessione pi\u00f9 equilibrata. \u00c8 vero che il generale mostr\u00f2 sempre una disciplina rigidissima e che considerava diserzione e insubordinazione come minacce mortali per la tenuta dell\u2019esercito.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia questo atteggiamento era condiviso dalla quasi totalit\u00e0 dei comandanti europei. Oggi siamo portati a giudicare quelle decisioni attraverso la sensibilit\u00e0 del XXI secolo, ma allora la guerra veniva interpretata secondo categorie completamente differenti. Gli stessi comandanti alleati cercavano deliberatamente di mantenere una distanza emotiva dalle sofferenze del fronte, convinti che lasciarsi coinvolgere avrebbe compromesso la lucidit\u00e0 delle decisioni strategiche. Ci\u00f2 non significa che fossero privi di umanit\u00e0, ma che appartenevano a una cultura militare profondamente diversa dalla nostra. Nel corso degli anni, inoltre, attorno alla figura di Cadorna si sono sedimentati numerosi luoghi comuni. Le decimazioni, ad esempio, sono diventate nell\u2019immaginario collettivo una pratica abituale dell\u2019esercito italiano. In realt\u00e0 gli episodi documentati furono pochissimi e il caso pi\u00f9 noto resta quello di Santa Maria La Longa, verificatosi dopo un grave episodio di ammutinamento. Allo stesso modo si \u00e8 diffusa l\u2019idea che artiglierie e carabinieri fossero sistematicamente impiegati per colpire i soldati italiani in ritirata o riluttanti ad attaccare. Episodi isolati possono anche essere avvenuti, ma trasformarli nella regola significa alterare profondamente la realt\u00e0 storica di un esercito composto da milioni di uomini.<\/p>\n\n\n\n<p>Paradossalmente, uno dei momenti in cui Cadorna dimostr\u00f2 le maggiori capacit\u00e0 organizzative fu proprio dopo Caporetto. La ritirata verso il Piave, spesso ricordata soltanto come una fuga, rappresent\u00f2 invece una complessa operazione militare che consent\u00ec all\u2019esercito italiano di evitare la distruzione completa, riorganizzarsi e costituire una nuova linea difensiva. Gi\u00e0 nelle settimane successive gli austro-tedeschi vennero fermati e respinti in diversi settori avanzati, segno che l\u2019esercito non era affatto dissolto. Quando Armando Diaz assunse il comando trov\u00f2 certamente una situazione drammatica, ma trov\u00f2 anche una struttura militare ancora capace di combattere. Questo non cancella gli errori di Cadorna, ma dimostra che attribuirgli ogni merito negativo e negargli qualsiasi capacit\u00e0 rappresenta una lettura storicamente parziale.<\/p>\n\n\n\n<p>La figura di Luigi Cadorna continua dunque a essere prigioniera di una narrazione costruita pi\u00f9 sul mito che sui documenti. Per molti \u00e8 diventato il simbolo assoluto dell\u2019incapacit\u00e0 militare italiana, mentre per altri \u00e8 stato il capro espiatorio di una guerra che travolse uomini, eserciti e governi. La verit\u00e0 storica, come spesso accade, \u00e8 probabilmente pi\u00f9 complessa. Cadorna non fu n\u00e9 il genio infallibile celebrato da alcuni contemporanei n\u00e9 il mostro crudele descritto da tanta pubblicistica successiva. Fu un generale del suo tempo, con i limiti della cultura militare in cui era cresciuto, con errori anche gravi, ma anche con capacit\u00e0 organizzative che la storiografia pi\u00f9 recente invita a considerare con maggiore equilibrio. Il compito dello storico non dovrebbe essere quello di costruire miti o distruggerli, bens\u00ec comprendere il passato nel contesto in cui si \u00e8 svolto. Ed \u00e8 proprio questo, forse, il vero processo che Luigi Cadorna attende ancora oggi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una recente sentenza per diffamazione riporta al centro del dibattito uno dei personaggi pi\u00f9 controversi della Prima guerra mondiale. 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