{"id":35976,"date":"2024-12-29T09:22:00","date_gmt":"2024-12-29T08:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radioribelle.it\/?p=35976"},"modified":"2024-12-30T19:56:56","modified_gmt":"2024-12-30T18:56:56","slug":"la-pala-ritrovata-e-del-signorelli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioribelle.it\/index.php\/2024\/12\/29\/la-pala-ritrovata-e-del-signorelli\/","title":{"rendered":"La \u201cPala\u201d ritrovata e\u2019 del Signorelli"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-totale-pre-restauro_617x960.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-35977\" width=\"224\" height=\"348\" srcset=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-totale-pre-restauro_617x960.jpg 617w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/01-totale-pre-restauro_617x960-193x300.jpg 193w\" sizes=\"(max-width: 224px) 100vw, 224px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p> Dopo cinque secoli la Pinacoteca comunale di Citt\u00e0 di Castello si riappropria di un&#8217;altra \u201cperla\u201d d\u2019arte del grande pittore del Rinascimento. Il restauro integrale della Pala di Santa Cecilia che va ad aggiungersi ad altre opere del \u201cmaestro\u201d custodite nello splendido Palazzo Vitelli alla Cannoniera rivela la mano prevalente di Luca Signorelli. <\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Sfuggita miracolosamente a napoleonici e nazisti, era creduta opera di bottega. Oggi il restauro ed il pronunciamento del Professor\u00a0 Henry scioglie ufficialmente i dubbi a favore del celebre pittore rinascimentale. La \u201cPala\u201d ritrovata: una nuova opera di Luca Signorelli sotto l\u2019albero di Natale. Dopo cinque secoli la Pinacoteca comunale di Citt\u00e0 di Castello, maggior contenitore d\u2019arte assieme alla Galleria Nazionale dell\u2019Umbria, si riappropria di un&#8217;altra \u201cperla\u201d d\u2019arte del grande pittore del Rinascimento. Un evento di portata internazionale. Il restauro integrale della\u00a0Pala di Santa Cecilia\u00a0che va ad aggiungersi ad altre opere del \u201cmaestro\u201d custodite nello splendido\u00a0 Palazzo Vitelli alla Cannoniera rivela la mano prevalente di Luca Signorelli. L\u2019intervento, che ha messo in luce l\u2019attribuzione \u00e8 stato finanziato da \u201ceCampus\u201d Universit\u00e0 tramite Art Bonus. \u00a0Fu destinata al Louvre, per volere del primo direttore Vivant Denon, uomo di fiducia di Napoleone, e solo le sue dimensioni (due metri per tre) ne impedirono la partenza. La predella fu invece ritrovata nel 1945 fra i capolavori destinati al museo immaginario di Hitler. \u00c8 la cosiddetta \u2018Pala di Santa Cecilia\u2019 della Pinacoteca comunale di Citt\u00e0 di Castello, gemma offuscata dalla patina del tempo, da forti traumi e da pesanti ridipinture, che avevano portato i critici a ritenerla in modo generico un\u2019opera di scuola signorelliana. L\u2019intervento di restauro \u00e8 stato presentato in anteprima questa mattina alla Stampa e poi nel pomeriggio con una cerimonia ufficiale nella Pinacoteca comunale di Citt\u00e1 di Castello,\u00a0 alla presenza di\u00a0Tom Henry, Professore Emerito di Kent University e massimo esperto di Luca Signorelli a livello internazionale, che ufficialmente ha proposto la nuova autografia \u201cLuca Signorelli e Bottega\u201d. \u00a0L\u2019intervento, reso possibile da \u201ceCampus Universit\u00e0\u201d\u00a0tramite Art Bonus, su ideazione del ricercatore,\u00a0Giuseppe Sterparelli, \u00e8 stato condotto da,\u00a0Paolo Pettinari,\u00a0sulla pellicola pittorica,\u00a0Marco Santi\u00a0sul supporto ligneo e\u00a0Francesca Rosi\u00a0nelle indagini scientifiche, sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell\u2019Umbria, con il Soprintendente,\u00a0Giuseppe Lacava\u00a0ed il funzionario storico dell\u2019arte della \u00a0Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell\u2019Umbria,\u00a0Giovanni Luca Delogu. \u201cEsistono molti modi di celebrare un artista e solitamente i restauri oltre alle mostre sono gli strumenti migliori. Questo intervento permette di valorizzare non solo la Pala di Santa Cecilia, ma anche di ridare la giusta attenzione alla tarda attivit\u00e0 di Luca Signorelli, che si rivela cruciale per capirne veramente il percorso e la storia. E il lavoro di Signorelli a Citt\u00e0 di Castello riveste un ruolo di primaria importanza, anche per la formazione del giovane Raffaello\u201d, ha dichiarato,\u00a0Tom Henry, (Kent University, autore \u2018<em>The life and art of Luca Signorelli\u2019\u00a0<\/em>(Yale, 2012, ed. italiana Petruzzi, 2014).\u00a0Un restauro multidisciplinare che ha coinvolto anche CNR e Universit\u00e0 di Perugia e che si \u00e8 rivelato determinate per la definitiva attribuzione al pittore rinascimentale, sconfessando quanto scritto nel 1923 da Mario Salmi, il quale aveva associato l\u2019opera ad un mediocre pittore eugubino, tale Pietro Baldinacci, influenzando gran parte della critica successiva. L\u2019intervento di restauro per il recupero della pala di Santa Cecilia nasce dall\u2019idea di Giuseppe\u00a0Sterparelli e condotto dai restauratori Paolo Pettinari e Marco Santi. Grazie alla collaborazione fra il\u00a0restauratore Pettinari e il Centro Nazionale delle Ricerche e l\u2019Universit\u00e0 di Perugia rappresentato da\u00a0Francesca Rosi (I\u00b0 ricercatrice del CNR) \u00e8 stato possibile affiancare al restauro indagine scientifiche\u00a0non invasive per lo studio dei materiali pittorici come supporto all\u2019intervento di pulitura, permettendo\u00a0la messa a punto di specifiche metodologie tecniche per l\u2019operazione pi\u00f9 importante di tutto il\u00a0restauro. Non solo tecnica, il restauro \u00e8 stato condotto con profondo senso etico e dal carattere\u00a0spiccatamente scientifico, facendo emergere l\u2019istanza estetica a fronte di quella storica.\u00a0Il complesso e meditato intervento di pulitura, ha permesso di fare un viaggio nel tempo vita della\u00a0materia e di fatto il dipinto \u00e8 stato pulito due volte, la prima per recuperare il cromatismo tipico delle\u00a0opere di Signorelli, la seconda che si denota anche come atto di grande responsabilit\u00e0 culturale\u00a0condivisa col funzionario della Soprintendenza Archeologia e Paesaggio dell\u2019Umbria Giovanni Luca\u00a0Delogu che ha seguito costantemente tutte le fasi di recupero, per esaltare quei caratteri formali ed\u00a0estetici che sono il timbro artistico della produzione signorelliana.\u00a0Il lavoro \u00e8 durato circa un anno, nel quale si sono alternate le operazioni principali di pulitura e\u00a0risanamento della struttura lignea del tavolato, eseguita dal collega Marco Santi.\u00a0Prima del restauro era precluso il ductus pittorico della mano di Luca Signorelli, celato da strati di\u00a0polveri, vernici, beveroni tutti alterati e che portarono la critica a relegare l\u2019opera attribuendola a un\u00a0pittore mediocre.<br>Oggi \u00e8 possibile osservare il Ges\u00f9 Bambino e le sue nudit\u00e0 che vennero omesse da un rifacimento\u00a0totale dell\u2019anatomia con aggiunta del perizoma, i piedi nudi della Vergine coperti da calze fiorate, la\u00a0tunica rossa trasformata in una alla moda seicentesca e la bellezza raffinata di Santa Cecilia e Santa\u00a0Caterina la cui fisionomia fu letteralmente modificata.<br>L\u2019opera ha riacquistato la sua luce mettendo in mostra il trionfo di colori tipico delle opere\u00a0di Signorelli.\u00a0<em><u>La Pala di Santa Cecilia, nella pinacoteca tifernate dal 1912 \u00e8 dunque un\u2019opera ritrovata, specchio della feconda stagione di Luca Signorelli a Citt\u00e0 di Castello, dove esord\u00ec, come allievo di Piero della Francesca, e dove perfezion\u00f2, all\u2019ombra della famiglia Vitelli, la \u201cbizzarra e capricciosa invenzione\u201d che gli ascrisse Giorgio Vasari.<\/u><\/em>\u00a0\u201cAbbiamo l\u2019onore di restituire ai contemporanei un\u2019opera di pregiatissima fattura \u2013 hanno sottolineato\u00a0Luca Secondi, sindaco di Citt\u00e0 di Castello, e Michela Botteghi, assessore alla Cultura\u00a0\u00a0&#8211; imponente per tecnica e per dimensioni, in cui lo stile e la maestria di Signorelli sono apprezzabili sia nell\u2019insieme che in particolari di rara bellezza. Erano secoli che la pala di Santa Cecilia aveva perso il suo aspetto originale. Oggi possiamo vederla come appariva ai nostri concittadini del Cinquecento: un privilegio che non accade spesso e per il quale ringraziamo l\u2019Universit\u00e0 E Campus, che ha finanziato il progetto di restauro. Citt\u00e0 di Castello \u00e8 una citt\u00e0 che nel corso del tempo deve molto al mecenatismo grazie al quale ospitiamo nei nostri musei opere di Signorelli e Raffaello, De Chirico, Pistoletto. \u00c8 importante che questo proficuo rapporto tra pubblico e privato per la valorizzazione dei beni culturali continui anche in futuro. Per oltre un anno tante persone hanno lavorato quasi quotidianamente per il recupero della Pala di Santa Cecilia: ringraziamo Tom Henry che ha visto l\u2019impronta di Signorelli nascosta dietro i segni del tempo, la Soprintendenza Archeologia, Beni culturali e Paesaggio, che ha seguito il restauro in modo continuativo, e il restauratore Paolo Pettinari. Il cantiere del restauro allestito in Pinacoteca \u2013 hanno concluso sindaco ed assessore- ha consentito di seguire in tempo reale il difficile e delicato processo di disvelamento, attraverso i complessi atti critici che hanno permesso di riportare la pala al suo splendore originario e di condividere il percorso con i visitatori, le scuole e la cittadinanza\u201d. Parole di soddisfazione nell\u2019intervento di\u00a0Francesco Pietro Polidori (Universit\u00e0 \u201ceCampus Universit\u00e0\u201d, mecenate dell\u2019operazione tramite Art Bonus):\u201cla nostra Universit\u00e0, come naturale sede di promozione del sapere, si \u00e8 subito prestata a questa operazione, valevole anche sotto il profilo dell\u2019attrazione turistica del territorio. In questo senso abbiamo seguito idealmente l\u2019esempio di un nostro illustre concittadino, Alberto Burri, che rese possibile il restauro degli affreschi di Luca Signorelli a Morra, nel nostro comprensorio, esattamente cinquant\u2019anni fa.\u201d La giornata di presentazione dell\u2019opera, dal titolo \u201cUn Signorelli ritrovato\u201d, \u00e8 stata arricchita, nel pomeriggio da speciali proiezioni sulla facciata vasariana della pinacoteca ed \u00e8 stata inaugurata dalla corale Abbatini, in un momento di particolare intensit\u00e0, dedicato proprio a Santa Cecilia, patrona della musica.<\/p>\n\n\n\n<p>Pinacoteca comunale Citt\u00e0 di Castello<\/p>\n\n\n\n<p>La Pinacoteca comunale di Citt\u00e0 di Castello \u00e8 ospitata nel cinquecentesco Palazzo Vitelli alla Cannoniera, realizzato tra il 1521 e il 1543 per celebrare le nozze tra il condottiero Alessandro Vitelli, fedele capitano arruolato nelle truppe medicee, e la moglie Angela Rossi dei conti di San Secondo Parmense, cugina di Cosimo de&#8217; Medici. Dopo decenni di abbandono, l&#8217;edificio venne acquistato agli inizi del Novecento dal noto antiquario Elia Volpi che lo recuper\u00f2 e don\u00f2 alla citt\u00e0 nel 1912. La sobria architettura rinascimentale del Palazzo \u00e8 arricchita sulla facciata verso il giardino da un&#8217;elegante decorazione a graffito realizzata da Cristofano Gherardi da Borgo Sansepolcro, detto il Doceno, su probabile disegno di Giorgio Vasari. Al Gherardi stesso spetta parte della decorazione ad affresco delle sale interne, alla cui realizzazione partecip\u00f2 anche Nicola Filotesio noto come Cola dell\u2019Amatrice. Suddivisa in ventisei sale, cui si aggiungono ulteriori spazi espositivi dedicati a mostre temporanee, la Pinacoteca custodisce opere dal XIV al XX secolo. La ricca raccolta testimonia la vitalit\u00e0 artistica che nei secoli ha contraddistinto Citt\u00e0 di Castello, al centro di importanti vie di comunicazione e di scambi culturali tra aree diverse, come la Toscana, l&#8217;Umbria e le Marche. Tra gli artisti forestieri sono presenti Lorenzo Ghiberti, Domenico Ghirlandaio, Luca Signorelli e Raffaello. Di recente hanno subito una parziale risistemazione gli ambienti dedicati all&#8217;arte contemporanea: la gipsoteca dello scultore tifernate Elmo Palazzi (1871-1915), la collezione Bruno Bartoccini (1910- 2001), la donazione Giorgio Ascani (1926-2008), in arte Nuvolo, costituita da quindici opere dell\u2019artista, e la collezione Ruggieri, , donata nel 1986, che raccoglie una ventina di quadri di alcuni tra i pi\u00f9 importanti artisti italiani del Novecento come De Chirico, Mafai, De Pisis, Dottori e Carr\u00e0. Il giardino di Palazzo Vitelli alla Cannoniera era famoso nell\u2019Europa del Cinquecento per la presenza di piante rare ed esotiche, tanto da dare all\u2019intero complesso l\u2019appellativo di &#8216;Palazzo del Giardino&#8217;. Dai documenti sappiamo che qui erano &#8220;seminati erbaggi, spalliere di cotogne melograni et rose, luogo di delitia et degno di detto [Alessandro]&#8221;. Tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento venne realizzato il giardino all&#8217;italiana nell\u2019assetto geometrico attuale, dove le siepi di bosso disegnano aiuole dalle forme geometriche e regolari, scandendo lo spazio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo cinque secoli la Pinacoteca comunale di Citt\u00e0 di Castello si riappropria di un&#8217;altra \u201cperla\u201d d\u2019arte del grande pittore del Rinascimento. 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