{"id":3815,"date":"2026-09-18T07:34:00","date_gmt":"2026-09-18T05:34:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radioribelle.it\/?p=3815"},"modified":"2026-09-07T19:37:05","modified_gmt":"2026-09-07T17:37:05","slug":"l-passatore-della-valmarecchia-la-conosci-la-storia-di-martignone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioribelle.it\/index.php\/2026\/09\/18\/l-passatore-della-valmarecchia-la-conosci-la-storia-di-martignone\/","title":{"rendered":"L PASSATORE DELLA VALMARECCHIA: LA CONOSCI LA STORIA DI MARTIGNONE?"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/martino-manzi-martignone-687x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3816\" width=\"244\" height=\"364\" srcset=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/martino-manzi-martignone-687x1024.jpg 687w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/martino-manzi-martignone-201x300.jpg 201w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/martino-manzi-martignone-768x1144.jpg 768w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/martino-manzi-martignone-619x922.jpg 619w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/martino-manzi-martignone.jpg 784w\" sizes=\"(max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Tutti conoscono Stefano Pelloni, il Passatore, il brigante che tra Bologna, Forl\u00ec, Ravenna e Ferrara tenne in scacco gendarmi e austriaci a met\u00e0 Ottocento, fino a diventare leggenda nei versi di Pascoli. Ma anche la Valmarecchia ha avuto il suo bandito, una figura altrettanto radicata nella memoria popolare: Martino Manzi, detto \u201cMartignone\u201d <\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>.Non un brigante da strada nel senso classico, ma un minatore di Perticara, cresciuto nella durezza delle miniere di zolfo che per decenni hanno segnato l\u2019economia e la vita sociale di questa zona. Un lavoro logorante, fatto di gallerie strette, aria irrespirabile e paghe da fame, che nell\u2019Ottocento alimentava tra i minatori un forte fermento di idee sovversive e mazziniane, ostili alla monarchia sabauda.Martignone di quel malcontento divent\u00f2 punto di riferimento, mettendosi alla testa di un gruppo di minatori insofferenti verso lo Stato e le sue forze dell\u2019ordine.Fu un episodio marginale ad accendere la miccia. Il 15 settembre 1872, durante la fiera di San Donato, frazione di Sant\u2019Agata Feltria, i carabinieri fermarono e perquisirono il fratello di Martignone, Giovanni, trovato in possesso di un coltello, e lo arrestarono. Davide, che dei due era fratello maggiore si mise in cerca di uomini e armi per liberarlo. Quella notte la vendetta si consum\u00f2 in un agguato: una trentina di minatori, capeggiati da Martignone, tesero un\u2019imboscata alle forze dell\u2019ordine. Nello scontro caddero uccisi tre carabinieri della stazione di Sant\u2019Agata. Tra i feriti anche lo stesso Giovanni Manzi, usato invano come scudo umano dal militare che lo teneva in custodia. Da quel momento Martignone divenne un uomo braccato, \u201cuccello da rapina\u201d come lo definisce la tradizione popolare, protetto dalla sua banda e da un\u2019omert\u00e0 diffusa tra la popolazione della valle, che lo temeva ma non lo tradiva. Per due mesi riusc\u00ec a darsi alla macchia, nascondendosi tra i boschi e i casolari dell\u2019alta Valmarecchia, mentre sulla sua testa veniva messa una taglia di mille lire, una cifra enorme per l\u2019epoca. La sua latitanza si chiuse per\u00f2 nel sangue, e per mano non dei carabinieri ma dei suoi stessi compagni: il 19 novembre 1872 fu ucciso in un\u2019imboscata nel castagneto che da Piedimonte conduce a Tornano. Da allora la sua figura \u00e8 rimasta sospesa tra due letture opposte, come spesso accade con i banditi entrati nella leggenda: da una parte il feroce assassino di tre uomini in divisa, dall\u2019altra il ribelle nato dalla disperazione della vita in miniera e dall\u2019insofferenza verso un potere statale percepito come oppressore. Una vicenda che per generazioni \u00e8 stata tramandata nelle veglie contadine, nelle canzoni e negli scritti popolari di fine Ottocento, tanto da rimanere l\u2019unica figura \u201ccriminosa\u201d di quel secolo a essere sopravvissuta nella memoria collettiva dell\u2019alta Valmarecchia.Bandito o ribelle sociale? Difficile dirlo con certezza, a pi\u00f9 di 150 anni di distanza. Certo \u00e8 che la sua storia, nata tra le gallerie di zolfo di Perticara e finita tragicamente in un castagneto, racconta pi\u00f9 di tanti libri di storia la fatica e la rabbia di chi viveva ai margini di uno Stato appena nato<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti conoscono Stefano Pelloni, il Passatore, il brigante che tra Bologna, Forl\u00ec, Ravenna e Ferrara tenne in scacco gendarmi e austriaci a met\u00e0 Ottocento, fino a diventare leggenda nei versi di Pascoli. 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