{"id":4268,"date":"2026-09-28T07:31:00","date_gmt":"2026-09-28T05:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radioribelle.it\/?p=4268"},"modified":"2026-09-20T07:36:12","modified_gmt":"2026-09-20T05:36:12","slug":"sandro-salvadore-in-una-notte-fu-cacciato-dalla-nazionale-per-due-autogol","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioribelle.it\/index.php\/2026\/09\/28\/sandro-salvadore-in-una-notte-fu-cacciato-dalla-nazionale-per-due-autogol\/","title":{"rendered":"Sandro Salvadore, in una notte fu cacciato dalla Nazionale per due autogol"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/salvadore_669x960.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4269\" width=\"231\" height=\"332\" srcset=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/salvadore_669x960.jpg 669w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/salvadore_669x960-209x300.jpg 209w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/salvadore_669x960-619x888.jpg 619w\" sizes=\"(max-width: 231px) 100vw, 231px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sandro Salvadore \u2014 Il capitano che in una notte fu cacciato dalla Nazionale per due autogol troppo pesanti&#8221;Non ti chiamer\u00f2 pi\u00f9 in Nazionale&#8221;Il 26 febbraio 1969, Sandro Salvadore, 29 anni, indossava la fascia di capitano della Nazionale italiana al Santiago Bernab\u00e9u di Madrid. L&#8217;avversario era la Spagna. <\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>A poco pi\u00f9 di dieci minuti dalla fine, l&#8217;Italia era in vantaggio di due gol. Poi, il difensore centrale che era il cuore della retroguardia mise due volte il pallone nella propria porta. Il risultato finale fu 2-2. Quando il capitano torn\u00f2 nello spogliatoio, le parole che il commissario tecnico Ferruccio Valcareggi gli rivolse non furono di consolazione, ma una vera e propria espulsione dalla Nazionale.L&#8217;uomo che per anni aveva sostenuto una delle difese pi\u00f9 forti d&#8217;Italia scomparve dalla Nazionale in una sola notte. Anche chi conosce il nome di Salvadore raramente sa che la sua avventura in azzurro fin\u00ec all&#8217;improvviso, a causa di due autogol.Il ragazzo che mand\u00f2 a casa i bambiniSalvadore nacque il 29 novembre 1939 a Milano. Era un&#8217;epoca in cui la fine della guerra era ancora recente. Da ragazzo non frequentava campi in erba, ma un piccolo campo di periferia. Fu l\u00ec che, mentre giocava a pallone, lo notarono alcuni osservatori del Milan, che lo portarono nel settore giovanile del club.Nel 1958, a 18 anni, esord\u00ec in prima squadra. Il Milan di allora era pieno di campioni. Per un giovane difensore non era facile trovare spazio, ma Salvadore si costru\u00ec il proprio posto non con tackle vistosi, ma anticipando il pericolo e gestendo il pallone con calma. Nel 1958-59 vinse subito lo scudetto, e nel 1961-62 ne conquist\u00f2 un altro.Ma la sua posizione al Milan non era al sicuro. Nel 1962 lasci\u00f2 il club e pass\u00f2 alla Juventus. Non fu un trasferimento voluto solo da lui: fu parte di uno scambio per permettere al Milan di acquisire nuovi giocatori. Un ventitreenne che era diventato titolare nel club della sua citt\u00e0 e aveva vinto due scudetti si trov\u00f2 dalla parte di chi veniva ceduto.Si racconta che, quando seppe del trasferimento, Salvadore disse ai bambini del quartiere con cui giocava: &#8220;Oggi tornate a casa&#8221;. Un uomo che non mostrava le proprie emozioni in pubblico aveva bisogno di un momento da solo. Di quel giorno rimase solo quella breve frase.La fascia di capitano a TorinoA Torino non trov\u00f2 solo accoglienza. Il club stava chiudendo il ciclo d&#8217;oro iniziato alla fine degli anni Cinquanta e doveva ricostruirsi. A Salvadore, arrivato dal Milan, non si chiedeva solo di difendere, ma anche di fare da ponte tra i veterani abituati a vincere e i giovani.Giocava come libero, dietro la linea difensiva, coprendo gli spazi lasciati dai compagni e impostando l&#8217;azione. Nei momenti di pericolo si gettava sul pallone, ma raramente si buttava in tackle inutilmente. Leggeva il gioco e dirigeva i compagni. Il club, che lo vedeva ogni settimana, gli affid\u00f2 presto la fascia di capitano.Nel 1966-67 la Juventus vinse lo scudetto all&#8217;ultima giornata, superando l&#8217;Inter. Al centro c&#8217;era Salvadore. Quando lasci\u00f2 il Milan aveva gi\u00e0 due titoli, ma a Torino dovette riconquistare la fiducia da zero. Colui che era stato ceduto come &#8220;parte di uno scambio&#8221; era diventato il leader del club pi\u00f9 importante d&#8217;Italia.Il suo legame con la Juventus non fu solo contrattuale. Salvadore trascorse gran parte della sua carriera in bianconero, con oltre quattrocento presenze ufficiali. Vinse altri due scudetti nel 1971-72 e nel 1972-73, alzando il trofeo da capitano. Non fu il Milan che lo aveva ceduto, ma la Juventus che lo aveva accolto a diventare la sua casa definitiva.La notte in cui divenne capitano campione d&#8217;EuropaEsord\u00ec in Nazionale nel 1960, a 20 anni. Visse due Mondiali, Cile 1962 e Inghilterra 1966, entrambi amari per l&#8217;Italia. Soprattutto nel 1966, quando la Nazionale perse 1-0 contro la Corea del Nord ed fu eliminata al primo turno. Al ritorno, i giocatori furono accolti da dure critiche all&#8217;aeroporto.Ma la Nazionale non lo mise da parte. Due anni dopo, agli Europei del 1968 giocati in casa, Salvadore era il capitano e leader della difesa. In semifinale contro l&#8217;Unione Sovietica, la partita fin\u00ec 0-0 anche dopo i supplementari e l&#8217;Italia pass\u00f2 in finale per sorteggio. In finale contro la Jugoslavia fin\u00ec 1-1, e due giorni dopo si rigioc\u00f2 la partita.Nella ripetizione l&#8217;Italia vinse 2-0. Salvadore, nonostante un infortunio, guid\u00f2 la difesa e ricevette la coppa davanti al pubblico di Roma. Era il primo titolo europeo della storia dell&#8217;Italia. Due anni dopo la sconfitta con la Corea del Nord, uno dei giocatori pi\u00f9 criticati era diventato il capitano che portava il Paese sul tetto d&#8217;Europa.A quel punto aveva pi\u00f9 di trenta presenze in azzurro ed era il simbolo dell&#8217;esperienza e della stabilit\u00e0. L&#8217;anno successivo c&#8217;erano le qualificazioni al Mondiale del Messico. Per Salvadore, che stava per compiere 30 anni, la terza Coppa del Mondo sembrava a portata di mano.I dieci minuti del Bernab\u00e9uMa a meno di un anno dal trionfo europeo, quella strada si chiuse.Il 26 febbraio 1969, contro la Spagna, l&#8217;Italia pass\u00f2 in vantaggio per 2-0 gi\u00e0 nel primo tempo. Salvadore dirigeva la difesa come sempre. Ma nella ripresa, un cross spagnolo verso l&#8217;area colp\u00ec il suo piede e il pallone fin\u00ec nella propria porta.C&#8217;era ancora un gol di vantaggio. Il capitano cerc\u00f2 di rimettere in piedi la partita. Ma nel finale, un altro intervento difensivo su un attacco spagnolo fin\u00ec ancora una volta nella porta italiana. Due autogol in una sola partita. E con essi, un vantaggio di due reti svanito. Il risultato fu 2-2 e la partita fin\u00ec cos\u00ec.Si racconta che nello spogliatoio Valcareggi gli disse che non l&#8217;avrebbe pi\u00f9 convocato in Nazionale. Salvadore non protest\u00f2, non cerc\u00f2 di difendere il proprio posto. Chiuse la sua carriera in azzurro con 36 presenze. Il capitano che l&#8217;anno prima aveva alzato la coppa europea non indoss\u00f2 mai pi\u00f9 la maglia azzurra.L&#8217;anno successivo, nel 1970, l&#8217;Italia arriv\u00f2 fino alla finale del Mondiale messicano, perdendo contro il Brasile. La semifinale contro la Germania Ovest, finita 4-3 ai supplementari, fu definita &#8220;la partita del secolo&#8221;. Salvadore non c&#8217;era. Quei pochi minuti di errore gli erano costati la terza Coppa del Mondo.L&#8217;uomo che continu\u00f2 a portare la fasciaAnche se cacciato dalla Nazionale, la Juventus non gli tolse la fascia di capitano. E Salvadore non lasci\u00f2 il club. Tre anni dopo la notte del Bernab\u00e9u, nel 1972, la Juventus vinse lo scudetto. L&#8217;anno successivo lo rivinse, e lui scese in campo anche nella finale di Coppa dei Campioni, persa contro l&#8217;Ajax. Due autogol non avevano posto fine alla sua carriera.Nel 1974, a 34 anni, si ritir\u00f2. Aveva trascorso dodici stagioni alla Juventus. Non pot\u00e9 scegliere la fine della sua avventura in Nazionale, ma fino all&#8217;ultimo difese la retroguardia bianconera e trasmise la sua esperienza ai pi\u00f9 giovani. Dopo il ritiro lavor\u00f2 nel settore giovanile, lontano dalle scene.Il 4 gennaio 2007, Salvadore mor\u00ec a 67 anni. Nella sua carriera restano cinque scudetti vinti tra Milan e Juventus e un titolo europeo da capitano dell&#8217;Italia. Eppure, ancora oggi, se si cerca il suo nome, si trova anche la storia dei due autogol in una sola partita.Le parole pronunciate nello spogliatoio del Bernab\u00e9u misero effettivamente fine alla sua carriera in Nazionale. Ma dopo quella notte i compagni della Juventus continuarono a passargli la fascia, e Salvadore vinse altri tre scudetti. Il commissario tecnico che non lo chiam\u00f2 pi\u00f9, il club continu\u00f2 a considerarlo il cuore della difesa per altri cinque anni. Quei due autogol non segnarono la fine del suo periodo migliore, ma dimostrarono che un singolo errore e il valore di un uomo non sono necessariamente la stessa cosa<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sandro Salvadore \u2014 Il capitano che in una notte fu cacciato dalla Nazionale per due autogol troppo pesanti&#8221;Non ti chiamer\u00f2 pi\u00f9 in Nazionale&#8221;Il 26 febbraio 1969, Sandro Salvadore, 29 anni, indossava la fascia di capitano della Nazionale italiana al Santiago Bernab\u00e9u di Madrid. 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