{"id":43334,"date":"2025-07-08T06:47:00","date_gmt":"2025-07-08T04:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radioribelle.it\/?p=43334"},"modified":"2025-07-07T14:32:50","modified_gmt":"2025-07-07T12:32:50","slug":"misurare-linvecchiamento-a-partire-dal-cervello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioribelle.it\/index.php\/2025\/07\/08\/misurare-linvecchiamento-a-partire-dal-cervello\/","title":{"rendered":"Misurare l\u2019invecchiamento, a partire dal cervello"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"268\" height=\"188\" src=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2025\/07\/invecchiamento.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-43335\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Una risonanza magnetica e un algoritmo possono stimare l\u2019et\u00e0 biologica e prevedere il rischio di demenza, aprendo la strada a screening personalizzati   Quanti anni mi dai? La domanda pu\u00f2 assumere valenze diverse, in base a quanto la persona si sente bene e in forma. <\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 l\u2019et\u00e0 biologica pu\u00f2 non corrispondere esattamente a quella anagrafica, anche e soprattutto se si parla delle attivit\u00e0 del sistema nervoso e sulle capacit\u00e0 cognitive del soggetto. Comprendere prima possibile la discrepanza tra il benessere neurofisiologico atteso e la traiettoria di salute che ci si pu\u00f2 aspettare in base alla carta d\u2019identit\u00e0 diventa una sfida fondamentale per la salute del singolo e per la sostenibilit\u00e0 del sistema sanitario, con una bolla demografica destinata a metterlo a dura prova.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci vorrebbe uno strumento su misura, viene da pensare, per puntare su uno screening che in et\u00e0 adulta sia in grado di disegnare il percorso futuro di benessere neurologico. E non solo. Una proposta in questo senso viene da una ricerca che ha visto protagonisti gli esperti dell\u2019Universit\u00e0 Duke, di Harvard e della Otago University in Nuova Zelanda, apparsa su Nature Aging. Lo studio, in pratica, propone uno strumento in grado di determinare la velocit\u00e0 con cui una persona sta invecchiando e soprattutto preconizzare quale sar\u00e0 il periodo di benessere neurofisiologico, grazie ad una singola risonanza magnetica. <\/p>\n\n\n\n<p>Individuare chi \u00e8 a rischio<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abLa cosa davvero interessante \u00e8 che abbiamo registrato la velocit\u00e0 con cui le persone invecchiano utilizzando i dati raccolti durante la mezza et\u00e0. E questo ci sta aiutando a prevedere la diagnosi di demenza tra le persone molto pi\u00f9 anziane\u00bb. In queste parole di Ahmad Hariri, docente di Psicologia e Neuroscienze all\u2019Universit\u00e0 Duke, sta il patrimonio potenziale di uno studio che si propone di giocare d\u2019anticipo (ovviamente in termini di rischio) su potenziali diagnosi di neurodegenerazione in et\u00e0 avanzata. Il tutto, nella speranza di offrire oppornit\u00e0 future per un approccio mirato a chi presenta profili di pericolo maggiori gi\u00e0 prima della comparsa dei segni e dei sintomi dei processi patologici.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Siamo quindi all\u2019inizio di un percorso, ma le speranze di disporre di algoritmi mirati a offrire possibili \u201corologi dell\u2019invecchiamento\u201d cresce. Anche perch\u00e9 la ricerca e l\u2019algoritmo messo a punto potrebbero consentire di individuare una misura della velocit\u00e0 con cui si sta sviluppando il processo, senza considerare possibili agenti esterni in grado di influenzarlo. Soprattutto, l\u2019indagine tiene in considerazione gli stessi soggetti fin dalla nascita, proponendoli come \u201ccampioni\u201d di valutazione del loro stesso benessere.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo studio Dunedin e la Rm<\/p>\n\n\n\n<p>I ricercatori hanno infatti utilizzato i dati raccolti da circa 1.037 persone studiate nell\u2019ambito dello Studio Dunedin, cos\u00ec chiamato dalla citt\u00e0 neozelandese che ha visto venire al mondo le persone sotto esame tra il 1972 e il 1973. Con rilevazioni successive, in tutti questi soggetti sono stati valutati pressione arteriosa, glicemia, indice di massa corporea, funzione polmonare e renale, valori di colesterolo, solo per citare alcuni parametri. Le variazioni nel percorso di invecchiamento di questa popolazione, per quasi vent\u2019anni, hanno in qualche modo offerto una misura delle \u201clancette\u201d soggettive dell\u2019invecchiamento. E\u2019 nato cos\u00ec uno strumento di misurazione della velocit\u00e0 della via verso la senescenza. Ma soprattutto si \u00e8 creato uno strumento (DunedinPacni) che \u00e8 stato addestrato per stimare questo punteggio di invecchiamento utilizzando solo le informazioni provenienti da una singola risonanza magnetica (Rm) cerebrale, raccolta da 860 partecipanti allo studio Dunedin all\u2019et\u00e0 di 45 anni. Questa osservazione \u00e8 stata poi confrontata con quella derivante da scansioni Rm di persone di altre nazioni. <\/p>\n\n\n\n<p>Il valore dell\u2019algoritmo<\/p>\n\n\n\n<p>Analizzando tutti questi dati, gli esperti hanno visto che chi invecchiava pi\u00f9 rapidamente sotto il profilo biologico, quindi oltre l\u2019et\u00e0 anagrafica, presentava risposte meno efficienti nei test cognitivi e soprattutto all\u2019Rm metteva in luce un restringimento pi\u00f9 rapido dell\u2019ippocampo, con evidenti possibili ripercussioni sulla memoria, oltre ad avere un maggior rischio di declino cognitivo negli anni successivi. In questo senso, il confronto con altre popolazioni \u00e8 stato di grande aiuto. Gli studiosi, come riporta lo studio, hanno infatti testato l\u2019approccio analizzando le scansioni cerebrali di 624 individui di et\u00e0 compresa tra 52 e 89 anni, provenienti da uno studio nordamericano sul rischio di Alzheimer. E hanno visto che quando l\u2019algoritmo ha supposto chi invecchiava pi\u00f9 rapidamente al momento dell\u2019adesione allo studio, questi avevano il 60% di probabilit\u00e0 in pi\u00f9 di sviluppare demenza negli anni successivi. Inoltre, hanno iniziato ad avere problemi di memoria e di pensiero prima di coloro che invecchiavano pi\u00f9 lentamente. Insomma, lo studio rivela pesanti rapporti tra corpo e cervello.<\/p>\n\n\n\n<p>Come se non bastasse, la ricerca indica anche come chi aveva punteggi DunedinPacni peggiori non aveva solamente un maggior rischio di problemi neurodegenerativi, ma anche di patologie cardiovascolari o respiratorie. Le persone con una curva di invecchiamento pi\u00f9 rapida avevano il 18% di probabilit\u00e0 in pi\u00f9 di ricevere una diagnosi di una malattia cronica entro i successivi anni rispetto alle persone con un tasso di invecchiamento medio.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aiuto dell\u2019Ai<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019analisi della scansie Rm, grazie a un algoritmo che pare superare quanto possono offrire i soli semplici parametri biologici e test cognitivi, pu\u00f2 quindi diventare uno strumento per definire l\u2019et\u00e0 biologica cerebrale e non solo. Partendo da questo dato, infatti, si potrebbero stimare i rischi di cronicit\u00e0 (non solo neurologici) negli anni a venire proponendo anche percorsi di prevenzione mirati, con stili di vita e altri approcci. Non dobbiamo infatti pensare che il tempo che passa imponga variazioni solo sulla base di quanto scritto nel Dna. Oltre alla genetica, la predisposizione ad invecchiare bene, cio\u00e8 ad avere un\u2019et\u00e0 biologica inferiore rispetto a quella anagrafica, pare dipendere soprattutto dalle abitudini. Se l\u2019anagrafe non lascia scampo, quindi, si pu\u00f2 puntare a \u201crubare\u201d qualche anno sfruttando la buona qualit\u00e0 dell\u2019organismo e delle strutture che lo formano. Considerando che, a prescindere dagli strumenti di misurazione, stili di vita sani possono aiutare a modificare la curva dell\u2019orologio biologico pi\u00f9 o meno accelerato di ognuno<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019importanza dell\u2019imaging per il futuro<\/p>\n\n\n\n<p>Pur se ci vorr\u00e0 ancora tempo per far evolvere DinedinPacni, come rileva il primo autore dello studio Ethan Whitman in una nota dell\u2019Universit\u00e0, questa modalit\u00e0 d\u2019approccio potrebbe rivelarsi utile anche per spiegare l\u2019impatto delle carenze di sonno o di quadri intercorrenti di ansia o depressione che potrebbero interferire sul processo di senescenza. D\u2019altro canto, l\u2019impiego della Rm non rappresenta il solo tentativo per definire l\u2019et\u00e0 biologica del soggetto. Pensate che solo qualche tempo fa una ricerca ha messo in luce quanto una semplice lastra al torace potrebbe essere di supporto in questo senso.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo studio \u00e8 stato condotto dagli esperti dell\u2019Universit\u00e0 Metropolitana di Osaka ed \u00e8 apparso su The Lancet Healthy Longevity. Gli studiosi, coordinati da Yasuhito Mitsuyama e Daiju Ueda, hanno messo a punto un sistema di Intelligenza artificiale capace di stimare precisamente l\u2019et\u00e0 reale di un soggetto partendo appunto dalle radiografie di un gran numero di persone. Non solo. La ricerca consente anche di calcolare quello che pu\u00f2 essere l\u2019impatto di una malattia cronica sull\u2019et\u00e0 biologica (ovviamente non anagrafica) di un malato. In particolare lo studio di una grande quantit\u00e0 di immagini radiografiche ha infatti fatto rilevare come il sistema di Intelligenza artificiale riesca a percepire e calcolare anche la presenza di diverse condizioni patologiche, dall\u2019ipertensione alla Bpco, la broncopneumopatia cronica ostruttiva. L\u2019obiettivo futuro \u00e8 arrivare a sviluppare biomarcatori in grado di far prevedere l\u2019aspettativa di vita, stimare la gravit\u00e0 delle malattie croniche e preconizzare i rischi correlati a un eventuale intervento chirurgico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una risonanza magnetica e un algoritmo possono stimare l\u2019et\u00e0 biologica e prevedere il rischio di demenza, aprendo la strada a screening personalizzati Quanti anni mi dai? 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