{"id":44661,"date":"2025-09-03T06:41:00","date_gmt":"2025-09-03T04:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radioribelle.it\/?p=44661"},"modified":"2025-08-14T13:35:20","modified_gmt":"2025-08-14T11:35:20","slug":"agosto-1916-gorizia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioribelle.it\/index.php\/2025\/09\/03\/agosto-1916-gorizia\/","title":{"rendered":"Agosto 1916 Gorizia"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/gorizia-1024x532.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-44662\" width=\"765\" height=\"397\" srcset=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/gorizia-1024x532.jpg 1024w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/gorizia-300x156.jpg 300w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/gorizia-768x399.jpg 768w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/gorizia-619x321.jpg 619w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/gorizia.jpg 1406w\" sizes=\"(max-width: 765px) 100vw, 765px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Da pi\u00f9 di un anno, italiani e austriaci non facevano che scavare trincee per combattere e cimiteri per seppellire. In quei mesi, per Luigi Cadorna, il nome di Gorizia era diventato un\u2019ossessione. Ora, con gli austriaci impegnati nei Balcani e in Galizia, e con un esercito italiano che contava un milione di uomini pi\u00f9 dell\u2019anno prima, sembrava arrivata l\u2019occasione buona. In mano c\u2019era anche l\u2019arma nuova: la bombarda. Ottocento pezzi capaci, si pensava, di spazzare via i reticolati come carta velina.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Cadorna prepar\u00f2 un colpo rapido, puntando ancora una volta all\u2019Isonzo. Il 6 agosto part\u00ec la Sesta battaglia. Gli austriaci, che avevano alleggerito quel settore per rinforzare il Trentino, non si aspettavano un attacco simile. Li colp\u00ec l\u2019artiglieria, un concentrato mai visto di cannoni e bombarde. Il fuoco apr\u00ec il terreno, sradic\u00f2 i reticolati, schiacci\u00f2 trincee e ricoveri e le colline intorno a Gorizia venivano mangiate dalle fiamme. Poi l\u2019ordine: \u00abAvanti!\u00bb. I fanti partirono con la baionetta in canna. Passarono nel fango, scavalcarono fili spinati, si gettarono nelle trincee nemiche. In poche ore presero il Sabotino, il Podgora, il San Michele: terreno che fino al giorno prima sembrava imprendibile. Combatterono casa per casa, strada per strada. Dopo due giorni, gli imperiali si ritiravano, mentre sul castello di Gorizia sventolava il tricolore. Era la prima vera vittoria dall\u2019inizio della guerra. Ma era costata cara: 51.000 italiani contro 37.000 austriaci. L\u2019Italia esult\u00f2. I giornali parlarono di \u201cporta aperta verso Trieste\u201d. Ma chi conosceva il Carso sapeva che quella porta dava su un corridoio stretto e lungo, con un nemico ancora in piedi.<\/p>\n\n\n\n<p>La vittoria rialz\u00f2 il morale del Paese, scosso a maggio dalla Strafexpedition, quando si era temuto di vedere il nemico in casa. Due settimane dopo, il governo Boselli dichiar\u00f2 guerra anche alla Germania. Per chi era tornato vivo da Gorizia, quella rimase una parentesi di gloria, ma il resto della guerra sarebbe stato, ancora una volta, fatto di fango e di sangue.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da pi\u00f9 di un anno, italiani e austriaci non facevano che scavare trincee per combattere e cimiteri per seppellire. In quei mesi, per Luigi Cadorna, il nome di Gorizia era diventato un\u2019ossessione. 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