{"id":46792,"date":"2025-10-09T06:36:00","date_gmt":"2025-10-09T04:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radioribelle.it\/?p=46792"},"modified":"2025-10-09T12:32:03","modified_gmt":"2025-10-09T10:32:03","slug":"la-quiete-che-sa-di-storie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioribelle.it\/index.php\/2025\/10\/09\/la-quiete-che-sa-di-storie\/","title":{"rendered":"La quiete che sa di storie"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/pieve_1280x853-1024x682.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-46796\" width=\"550\" height=\"366\" srcset=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/pieve_1280x853-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/pieve_1280x853-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/pieve_1280x853-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/pieve_1280x853-619x413.jpg 619w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/pieve_1280x853.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>PIEVE SANTO STEFANO I vincitori del Premio Pieve Saverio Tutino 2025 sono ex equo gli\u00a0epistolari\u00a0di\u00a0Vittorio Binotto-Bernardina Casarin, ed\u00a0Eduardo Renato Caianiello-Carla Persico.La\u00a0<a href=\"https:\/\/webmail.aruba.it\/new\/\"><\/a>giuria nazionale \u00e8 giunta alla decisione di assegnare il premio in ex equo a fronte della straordinaria qualit\u00e0 e ricchezza di tutti gli otto testi finalisti<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Entrambe le raccolte epistolari appaiono notevoli per la durata e la densit\u00e0 dello scambio.Vittorio Binotto, a un mese dal matrimonio con Bernardina Casarin, viene chiamato a combattere nella Seconda guerra mondiale nella Divisione Julia. Lui viene spedito in Albania mentre lei resta al paese, in Veneto, a fare da balia a un bambino a cui si affeziona come se fosse il suo. Nonostante la povert\u00e0 dei mezzi linguistici a disposizione, i due riescono a dirsi a distanza l\u2019intensit\u00e0 dei loro sentimenti d\u2019amore con un\u2019estrema vivezza. L\u2019effetto che tutto questo comunica \u00e8 struggente, e diventa straziante seguendo il tragico percorso del giovane, stritolato dalla catena delle guerre fasciste fino all\u2019epilogo del fronte russo, in cui la sua voce, gi\u00e0 flebile, si spegne. Colpisce anche l\u2019attenzione di Vittorio nei confronti di ogni aspetto della vita della moglie, dai suoi sentimenti ai bisogni materiali, fino al parlare esplicitamente del desiderio sessuale di entrambi.L\u2019epistolario di Caianiello-Persico, per contro, ha la lingua colta ed elegante di due laureati napoletani. Lui, giovane fisico, nel 1948 vince una borsa di studio di tre mesi al Mit di Boston. Parte da solo per gli Stati Uniti dove incontra il professor Robert Marshak, gi\u00e0 collaboratore di Oppenheimer, che lo invita a rimanere per conseguire un PhD in fisica nucleare all\u2019Universit\u00e0 di Rochester, New York. Lei, invece, resta a Napoli con la piccola figlia Dora a preparare l\u2019appartamento in cui vorrebbe vivere. Nelle schermaglie in cui ognuno dei due cerca di convincere l\u2019altro a raggiungerlo, sostenute da una profonda passione amorosa e dalla consapevolezza di lui di avere un grande destino da intellettuale nella fisica teorica, leggiamo la vivacit\u00e0 e l\u2019apertura della vita accademica e culturale americana confrontata con la staticit\u00e0 e la chiusura dell\u2019ambiente scientifico italiano.La giuria ha deciso, inoltre, di assegnare una menzione speciale ai tre manoscritti di\u00a0Arnaldo Manni,\u00a0Debora Pietrarelli\u00a0e\u00a0Tito Zampa. Gli scritti di Manni e Zampa sono entrambi diari della Seconda guerra mondiale combattuta nel Dodecaneso. Il primo ha una consapevolezza molto forte della situazione e permette di leggere gli avvenimenti post 8 settembre da una prospettiva periferica ma illuminante. Il secondo racconta dell\u2019amore per la giovane Katina e di una rocambolesca fuga dall\u2019isola di Kos quasi come fosse un romanzo d\u2019avventura. La memoria di Debora Pietrarelli, nata nel 1973, ripercorre i lutti per i due genitori che hanno un impatto tanto traumatico da portarla verso la psicosi e la vita per strada, fino al recupero in una comunit\u00e0 e al ritorno di uno slancio vitale. I giorni del Premio sono sempre giorni fuori dall\u2019ordinario. Quattro giornate in cui il tempo sembra dilatarsi e comprimersi insieme, perch\u00e9 accade tutto in una volta: volti che arrivano, voci che si intrecciano, storie che si consegnano, ospiti da accogliere, ringraziamenti da rivolgere, volontari che corrono da un lato all\u2019altro con la stessa passione di chi porta a casa un bene prezioso. Ogni anno ci sembra di vivere un turbine che ci avvolge, tra comunicazione, organizzazione, inviti, incontri da preparare, e poi il Premio stesso con il suo carico immenso di emozioni.Eppure, quando cala la sera della domenica e l\u2019ultima sedia gialla viene rimessa in fila, la stanchezza che ci attraversa non assomiglia a un vuoto, ma a un torpore carico di vita. Non \u00e8 un sogno da cui risvegliarsi, ma un\u2019eredit\u00e0 da custodire: perch\u00e9 ci\u00f2 che resta dopo quelle giornate \u00e8 reale, intenso, e continua a vibrare.Per questo, ogni anno ci concediamo una breve pausa. Un tempo necessario, intimo e silenzioso, per lasciare sedimentare le emozioni e far nostre le storie che abbiamo incontrato. Solo dopo questo piccolo respiro siamo pronti a restituire un pensiero a chi ci segue: lo facciamo da anni attraverso la stessa immagine, una fotografia delle sedie gialle riordinate, simbolo di tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato e che continuer\u00e0 a vivere. Quest\u2019edizione del Premio \u00e8 stata segnata dalla presenza di voci indimenticabili, come ogni anno dopotutto. Antonio Scurati, al quale \u00e8 stato consegnato il\u00a0<em>Premio Citt\u00e0 del diario<\/em>, ci ha ricordato con la sua opera quanto la memoria sia linfa per la letteratura e per la vita civile. Il\u00a0<em>Premio Tutino Giornalista<\/em>\u00a0\u00e8 andato a Rita Baroud, giovane palestinese che ha portato la sua testimonianza di verit\u00e0, raccontando i giorni della fuga e della sopravvivenza. Due diari epistolari, cos\u00ec diversi eppure cos\u00ec simili nella loro forza, hanno vinto il Premio Pieve.Accanto a loro, tante altre esperienze hanno riempito questi giorni: le presentazioni di libri, le performance teatrali tratte dai diari, gli incontri\u00a0<em>DiMMi<\/em>\u00a0dedicati alle storie migranti, gli spettacoli, le mostre, gli incontri. Ognuno ha lasciato un segno, ognuno ha trovato posto nella casa della memoria che Pieve Santo Stefano custodisce da sempre.\u00c8 stata un\u2019edizione ricca, densa, tanto che a volte ci \u00e8 sembrato difficile contenere tutte le emozioni che si affollavano. Ma sappiamo bene che qui, nella Citt\u00e0 del diario, c\u2019\u00e8 sempre spazio: per le parole, per le ferite, per i ricordi, per le speranze. Grazie a chi ci ha seguito da vicino e da lontano. Grazie alle istituzioni. Grazie agli ospiti, ai protagonisti, al pubblico, a ogni volontario e collaboratore che ha reso possibile ancora una volta questa festa della memoria.E un grazie speciale alle nostre sedie gialle, simbolo silenzioso di ci\u00f2 che abbiamo vissuto insieme. Quest\u2019anno erano tante le persone presenti, talmente forte il desiderio di ascoltare le storie, che abbiamo dovuto aggiungerne ancora, fuori dalla sala. Ci salutiamo cos\u00ec, con le sedie in fila, pronte per la prossima edizione. Con la consapevolezza che le emozioni non si esauriscono: restano qui, si trasformano in memoria e in futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>la quiete che sa di storie<\/p>\n\n\n\n<p id=\"block-cf2047a4-4d96-4586-9ca2-b51200cfa215\">I vincitori del Premio Pieve Saverio Tutino 2025 sono ex equo gli&nbsp;epistolari&nbsp;di&nbsp;Vittorio Binotto-Bernardina Casarin, ed&nbsp;Eduardo Renato Caianiello-Carla Persico.La&nbsp;<a href=\"https:\/\/webmail.aruba.it\/new\/\"><\/a>giuria nazionale \u00e8 giunta alla decisione di assegnare il premio in ex equo a fronte della straordinaria qualit\u00e0 e ricchezza di tutti gli otto testi finalisti. Entrambe le raccolte epistolari appaiono notevoli per la durata e la densit\u00e0 dello scambio.Vittorio Binotto, a un mese dal matrimonio con Bernardina Casarin, viene chiamato a combattere nella Seconda guerra mondiale nella Divisione Julia. Lui viene spedito in Albania mentre lei resta al paese, in Veneto, a fare da balia a un bambino a cui si affeziona come se fosse il suo. Nonostante la povert\u00e0 dei mezzi linguistici a disposizione, i due riescono a dirsi a distanza l\u2019intensit\u00e0 dei loro sentimenti d\u2019amore con un\u2019estrema vivezza. L\u2019effetto che tutto questo comunica \u00e8 struggente, e diventa straziante seguendo il tragico percorso del giovane, stritolato dalla catena delle guerre fasciste fino all\u2019epilogo del fronte russo, in cui la sua voce, gi\u00e0 flebile, si spegne. Colpisce anche l\u2019attenzione di Vittorio nei confronti di ogni aspetto della vita della moglie, dai suoi sentimenti ai bisogni materiali, fino al parlare esplicitamente del desiderio sessuale di entrambi.L\u2019epistolario di Caianiello-Persico, per contro, ha la lingua colta ed elegante di due laureati napoletani. Lui, giovane fisico, nel 1948 vince una borsa di studio di tre mesi al Mit di Boston. Parte da solo per gli Stati Uniti dove incontra il professor Robert Marshak, gi\u00e0 collaboratore di Oppenheimer, che lo invita a rimanere per conseguire un PhD in fisica nucleare all\u2019Universit\u00e0 di Rochester, New York. Lei, invece, resta a Napoli con la piccola figlia Dora a preparare l\u2019appartamento in cui vorrebbe vivere. Nelle schermaglie in cui ognuno dei due cerca di convincere l\u2019altro a raggiungerlo, sostenute da una profonda passione amorosa e dalla consapevolezza di lui di avere un grande destino da intellettuale nella fisica teorica, leggiamo la vivacit\u00e0 e l\u2019apertura della vita accademica e culturale americana confrontata con la staticit\u00e0 e la chiusura dell\u2019ambiente scientifico italiano.La giuria ha deciso, inoltre, di assegnare una menzione speciale ai tre manoscritti di&nbsp;Arnaldo Manni,&nbsp;Debora Pietrarelli&nbsp;e&nbsp;Tito Zampa. Gli scritti di Manni e Zampa sono entrambi diari della Seconda guerra mondiale combattuta nel Dodecaneso. Il primo ha una consapevolezza molto forte della situazione e permette di leggere gli avvenimenti post 8 settembre da una prospettiva periferica ma illuminante. Il secondo racconta dell\u2019amore per la giovane Katina e di una rocambolesca fuga dall\u2019isola di Kos quasi come fosse un romanzo d\u2019avventura. La memoria di Debora Pietrarelli, nata nel 1973, ripercorre i lutti per i due genitori che hanno un impatto tanto traumatico da portarla verso la psicosi e la vita per strada, fino al recupero in una comunit\u00e0 e al ritorno di uno slancio vitale. I giorni del Premio sono sempre giorni fuori dall\u2019ordinario. Quattro giornate in cui il tempo sembra dilatarsi e comprimersi insieme, perch\u00e9 accade tutto in una volta: volti che arrivano, voci che si intrecciano, storie che si consegnano, ospiti da accogliere, ringraziamenti da rivolgere, volontari che corrono da un lato all\u2019altro con la stessa passione di chi porta a casa un bene prezioso. Ogni anno ci sembra di vivere un turbine che ci avvolge, tra comunicazione, organizzazione, inviti, incontri da preparare, e poi il Premio stesso con il suo carico immenso di emozioni.Eppure, quando cala la sera della domenica e l\u2019ultima sedia gialla viene rimessa in fila, la stanchezza che ci attraversa non assomiglia a un vuoto, ma a un torpore carico di vita. Non \u00e8 un sogno da cui risvegliarsi, ma un\u2019eredit\u00e0 da custodire: perch\u00e9 ci\u00f2 che resta dopo quelle giornate \u00e8 reale, intenso, e continua a vibrare.Per questo, ogni anno ci concediamo una breve pausa. Un tempo necessario, intimo e silenzioso, per lasciare sedimentare le emozioni e far nostre le storie che abbiamo incontrato. Solo dopo questo piccolo respiro siamo pronti a restituire un pensiero a chi ci segue: lo facciamo da anni attraverso la stessa immagine, una fotografia delle sedie gialle riordinate, simbolo di tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato e che continuer\u00e0 a vivere. Quest\u2019edizione del Premio \u00e8 stata segnata dalla presenza di voci indimenticabili, come ogni anno dopotutto. Antonio Scurati, al quale \u00e8 stato consegnato il&nbsp;<em>Premio Citt\u00e0 del diario<\/em>, ci ha ricordato con la sua opera quanto la memoria sia linfa per la letteratura e per la vita civile. Il&nbsp;<em>Premio Tutino Giornalista<\/em>&nbsp;\u00e8 andato a Rita Baroud, giovane palestinese che ha portato la sua testimonianza di verit\u00e0, raccontando i giorni della fuga e della sopravvivenza. Due diari epistolari, cos\u00ec diversi eppure cos\u00ec simili nella loro forza, hanno vinto il Premio Pieve.Accanto a loro, tante altre esperienze hanno riempito questi giorni: le presentazioni di libri, le performance teatrali tratte dai diari, gli incontri&nbsp;<em>DiMMi<\/em>&nbsp;dedicati alle storie migranti, gli spettacoli, le mostre, gli incontri. Ognuno ha lasciato un segno, ognuno ha trovato posto nella casa della memoria che Pieve Santo Stefano custodisce da sempre.\u00c8 stata un\u2019edizione ricca, densa, tanto che a volte ci \u00e8 sembrato difficile contenere tutte le emozioni che si affollavano. Ma sappiamo bene che qui, nella Citt\u00e0 del diario, c\u2019\u00e8 sempre spazio: per le parole, per le ferite, per i ricordi, per le speranze. Grazie a chi ci ha seguito da vicino e da lontano. Grazie alle istituzioni. 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