{"id":4766,"date":"2026-10-19T07:04:00","date_gmt":"2026-10-19T05:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radioribelle.it\/?p=4766"},"modified":"2026-10-17T21:57:45","modified_gmt":"2026-10-17T19:57:45","slug":"guerra-a-di-bella-langelo-dei-malati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioribelle.it\/index.php\/2026\/10\/19\/guerra-a-di-bella-langelo-dei-malati\/","title":{"rendered":"Guerra a Di Bella, l\u2019angelo dei malati"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-full\"><img loading=\"lazy\" width=\"272\" height=\"387\" src=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/di-bellabis.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-4767\" srcset=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/di-bellabis.png 272w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/10\/di-bellabis-211x300.png 211w\" sizes=\"(max-width: 272px) 100vw, 272px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Guerra a Di Bella, l\u2019angelo dei malati: tentarono di ucciderlo\u201cIl poeta della scienza\u201d, vita di Luigi Di Bella: il volume, minuziosamente documentato e ricco di indicazioni delle fonti, dipana la complessa figura del professor Di Bella esaminandola sotto il profilo scientifico, morale, intellettuale e umano. <\/p>\n\n\n\n<p>Difficile non giungere alla conclusione che sono state proprio queste qualit\u00e0 e virt\u00f9 a procurargli, per buona parte della vita, un\u2019ostilit\u00e0 incessante che non di rado si \u00e8 fatta autentica persecuzione. <\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Il lettore rimane, oltre che indignato e amareggiato, anche stupefatto per la capacit\u00e0 dell\u2019uomo di non farsi annichilire da un\u2019opposizione tanto indiscriminata e violenta e di riuscire a compiere egualmente la sua opera. Luigi Di Bella, siciliano, classe 1912, era nato in una famiglia numerosa e di assai disagiate condizioni economiche, non in grado quindi di sostenere le spese per fare studiare quel ragazzo, nonostante avesse precocemente dimostrato rare doti d\u2019ingegno e di forza di volont\u00e0. Luigi sopport\u00f2 sacrifici di ogni genere per soddisfare la sua sete di sapere e superare le ristrettezze della povert\u00e0, arrivando anche a studiare la sera in piedi, sotto la luce del lampione della strada, per sopperire alla penuria di petrolio per la lampada.Fornisce ben presto le prove di un ingegno straordinario: avendo frequentato le scuole complementari che, non contemplando l\u2019insegnamento del latino, non consentivano l\u2019accesso al liceo scientifico, in due mesi apprende il latino, lasciando increduli i commissari durante la prova di idoneit\u00e0 prescritta. Per rendersi economicamente indipendente ed aiutare i fratelli, parteciper\u00e0 anche ai concorsi nazionali riservati agli studenti poveri e meritevoli, vincendo tutti quelli che affronta. Divenuto studente della facolt\u00e0 di medicina a Messina, la sua abitudine di studiare oltre che sui libri di testo anche su ponderose ed ostiche monografie (oltre ovviamente alle sue rare capacit\u00e0 di assimilazione), gli procura un \u201cpubblico\u201d di docenti universitari che corrono ad assistere ai suoi esami. Viene notato dal professor Pietro Tullio, considerato il pi\u00f9 autorevole fisiologo del tempo \u2013 due volte candidato al Nobel per la medicina nel 1930 e nel 1932 (1) \u2013 che gli propone di diventare allievo interno presso l\u2019Istituto di Fisiologia. Attraverso il suo maestro, Luigi Di Bella si forma nell\u2019ambito di quella scuola medica che il mondo ci invidiava, annoverando luminari come Augusto Murri e Pietro Albertoni, considerati i pi\u00f9 grandi medici dei tempi moderni.Non potendo soffermarci troppo su queste due figure di medici e professori universitari, ci limitiamo a riferire che raggiungevano percentuali elevatissime di diagnosi esatte, 92% Murri e 98% Albertoni (2), in un\u2019epoca nella quale gli esami ematochimici erano ben pi\u00f9 rudimentali di quelli odierni, e non esistevano Tac e risonanze magnetiche. A quel tempo l\u2019insegnamento e la ricerca nell\u2019ambito della medicina non erano disgiunti dalla pratica clinica, l\u2019eccessiva specializzazione non aveva ancora contaminato ogni settore, e la fisiologia era ancora considerata la materia cardine di tutto il sapere medico, non essendo altrimenti possibile comprendere ed applicare razionalmente tutte le altre. Questo consentiva il raggiungimento di livelli di eccellenza diagnostica attualmente inarrivabili. Se pensiamo ai pazienti che oggi sono costretti a peregrinare tra specialisti e ospedali, spesso orfani di diagnosi \u2013 e quindi di efficace terapia \u2013 nonostante l\u2019elefantiasi di esami di ogni genere, non si pu\u00f2 rimanere che sconcertati.Luigi Di Bella \u00e8 stato senza dubbio l\u2019epigono di quella mentalit\u00e0 e cultura medico-scientifica che ha annoverato eccellenze quali Antonio Cardarelli, Pietro Lussana, Giuseppe Moscati, oltre che i luminari prima citati. E\u2019 a quest\u2019ultimo, il medico santo di Napoli, che Luigi Di Bella pi\u00f9 si avvicina, oltre che per mentalit\u00e0 clinica, per umanit\u00e0 e condotta di vita cristiana. Il primo lavoro scientifico che riporta il nome di Luigi Di Bella (oltre ovviamente a quello del maestro) risale all\u2019inizio del 1932, quando \u00e8 ancora diciannovenne e studente del secondo anno di universit\u00e0. Lo stesso Tullio, qualche anno dopo, dichiarer\u00e0 in un attestato di essersi limitato a curarne la bibliografia. Nel luglio 1936 si laurea in medicina con 110 e lode, dopo aver sostenuto 12 esami in pi\u00f9 rispetto a quelli regolamentari. Subito dopo la laurea riceve una proposta di assunzione da parte di Guglielmo Marconi \u2013 allora presidente del Cnr \u2013 perch\u00e9 continui le ricerche in campo chimico che gli erano valse l\u2019ultimo premio nazionale (\u00e8 ancora disponibile il carteggio intercorso). Luigi Di Bella declina l\u2019invito, dichiarando che desidera continuare le sue ricerche nell\u2019ambito della medicina. Ricever\u00e0 dal grande fisico una borsa di studio.Quando nel 1938 consegue le lauree in farmacia e in chimica, gi\u00e0 da due anni, dopo avere superato brillantemente il previsto concorso, \u00e8 incaricato dell\u2019insegnamento della fisiologia e della chimica organica presso l\u2019universit\u00e0 di Parma. Durante questo periodo pubblica un libro di chimica organica. Il 3 settembre 1939 sposa Francesca Costa, e prende servizio nel ruolo di aiuto incaricato presso l\u2019universit\u00e0 di Modena, citt\u00e0 nella quale si trasferisce con la famiglia. Dall\u2019unione nasceranno Giuseppe (maggio 1941) che intraprender\u00e0 anche lui la professione di medico, e Adolfo (dicembre 1947). Il 3 settembre 1941, con il grado di capitano medico, viene inviato in Grecia, dove diriger\u00e0 due ospedali militari. Qui si sottopone ad ogni sacrificio pur di aiutare i malati, arrivando a donare loro il suo pasto da ufficiale e a dormire in piedi, appoggiato a una colonna, per poter accorrere pi\u00f9 velocemente alle richieste d\u2019aiuto. Raccontando anni dopo questi particolari, si limiter\u00e0 a commentare: \u00abDopo un po\u2019 ci si abitua\u00bb. Alla fine, le immani fatiche sostenute presenteranno il conto: la salute degrada sempre pi\u00f9 e all\u2019inizio del 1943 rientra in Italia per una breve licenza. Le condizioni per\u00f2 peggiorano ulteriormente e viene ricoverato all\u2019ospedale militare di Bologna per epatite, anemia e malaria.Posto in \u201clicenza speciale in attesa di trattamento di quiescenza\u201d, si riprende gradualmente e riesce a iniziare l\u2019insegnamento per l\u2019anno accademico 1943-44. A seguito dei bombardamenti alleati su Modena della prima met\u00e0 del 1944, la famiglia Di Bella trova ospitalit\u00e0 in una casa colonica a Bastiglia, paese ad una dozzina di chilometri dalla citt\u00e0. Anche qui non sta con le mani in mano: visita gli abitanti dei dintorni che hanno bisogno e, nonostante i pericoli, si reca quotidianamente all\u2019universit\u00e0 in bicicletta. Nell\u2019immediato dopoguerra iniziano a delinearsi le prime ricerche che lo porteranno anni dopo all\u2019ideazione del suo metodo di cura per i tumori. In questo periodo si scatena una persecuzione durissima da parte dell\u2019ambiente accademico, quantomeno nella facolt\u00e0 di medicina, che non gli perdona limpidezza morale, superiorit\u00e0 d\u2019intelletto e di cultura che lo caratterizzano. Gli studenti al contrario lo idolatrano, affollando le sue lezioni, a tal punto che durante l\u2019occupazione studentesca del 1968 Luigi Di Bella sar\u00e0 l\u2019unico professore che gli studenti autorizzeranno ad entrare nell\u2019universit\u00e0 per svolgere le lezioni.Inizia a diffondersi anche la sua fama di medico capace di fare diagnosi di un\u2019esattezza inarrivabile, e di risolvere situazioni ritenute senza speranza dai medici pi\u00f9 blasonati. Anche questo contribuir\u00e0 ad alimentare quelle invidie e quella persecuzione che non gli daranno tregua fino all\u2019ultimo dei suoi giorni. Dir\u00e0 un giorno: \u00abA questo mondo, \u00e8 rigorosamente proibito fare del bene\u00bb. I malati, che per tutta la vita visiter\u00e0 gratis arrivando a regalare loro le medicine, giungono sempre pi\u00f9 numerosi, grazie al \u201cmeccanismo di passaparola\u201d. Spesso sar\u00e0 costretto a visitarli la sera \u2013 gi\u00e0 sfinito da una intera giornata di lavoro \u2013 o la domenica presso la propria abitazione. Intervistato nel 1998 per la Rai da don Giovanni D\u2019Ercole, alla domanda \u00abma lei non si fa pagare?\u00bb risponder\u00e0: \u00abNo, mi ripugna: uno viene qui perch\u00e9 ha bisogno, e io dovrei guadagnare sul bisogno di un altro?\u00bb (3).Inflessibile con se stesso, fa dell\u2019umilt\u00e0 e dell\u2019autocritica una regola di vita, chiedendosi sempre se ha davvero fatto tutto ci\u00f2 che era nelle sue possibilit\u00e0 e il proprio dovere di medico e di uomo (3). Cos\u00ec come il denaro, anche il lusso gli ripugna: \u00abLa povert\u00e0 e l\u2019essenzialit\u00e0 sono pi\u00f9 vicine alla realt\u00e0 di tutto. Il lusso per me \u00e8 una sovrapposizione all\u2019essenziale, e quindi il mezzo migliore per deviare dalla retta via\u2026 la rinuncia \u00e8 la dote essenziale di un uomo per progredire e per realizzare. Bisogna saper rinunciare a tutto quello che non \u00e8 essenziale\u00bb (3). Quando, decenni dopo, durante una intervista gli verr\u00e0 chiesto come ha fatto a trovare la cura per il cancro senza avere dietro un\u2019universit\u00e0 o un centro di ricerca iperfinanziato, risponder\u00e0: \u00abIn una maniera semplice: rinunciando a tutto quello che non \u00e8 necessario per vivere. In questa maniera le spese le ho ridotte al minimo, e tutto quello che potevo risparmiare l\u2019ho dedicato alla ricerca\u00bb (4).I \u201cbaroni\u201d dell\u2019universit\u00e0 di Modena lo relegano in un\u2019angusta stanzetta dell\u2019istituto di fisiologia e gli impediscono, di fatto, di compiere ricerche, negandogli i fondi accademici a cui avrebbe diritto ad accedere. Lo scienziato sar\u00e0 per questo costretto a indebitarsi per costruirsi un suo laboratorio privato che, una volta portato a termine nel 1952, gli consentir\u00e0 di proseguire la sua attivit\u00e0 di ricercatore. Intensifica anche la partecipazione a congressi medici e scientifici in Italia e all\u2019estero, mentre continua a pubblicare i risultati delle sue ricerche. Al termine della sua vita, si conteranno 215 pubblicazioni e un centinaio di comunicazioni in congressi. Al rigore scientifico unisce sempre la sensibilit\u00e0 per il bello. Per lui queste due dimensioni sono inscindibili. Non c\u2019\u00e8 solo la bellezza delle arti figurative e della musica, che ama profondamente, ma anche l\u2019infinita bellezza del Creato e degli intimi meccanismi che rendono possibile la vita. Ogni volta che, da ricercatore qual \u00e8, riesce a far luce su qualcuno di questi meccanismi, prova un profondo rapimento spirituale per la bellezza e la perfezione che vi intravede. In altre parole, \u00e8 la meraviglia e lo stupore di chi giunge a scorgere quella particella di eternit\u00e0 che l\u2019uomo incorpora in s\u00e9.Soltanto un poeta della scienza pu\u00f2 arrivare a dire: \u00abUn medico pu\u00f2 considerarsi tale solo se ama l\u2019ammalato ed \u00e8 affascinato dall\u2019ignoto, se cerca di far luce sui misteri del Creato e di confrontarsi con questi\u00bb. E agli ammalati dona tutto se stesso, prendendo parte alle loro sofferenze: \u00abLei non immagina la sofferenza che mi viene ad ascoltare le sofferenze del prossimo, ad essere incapace di togliere queste sofferenze, almeno subito\u00bb (3). Quando visita, veste i panni di sacerdote in camice bianco. Molti pazienti avvertono istintivamente il bisogno di confidargli le loro pene interiori o i loro problemi familiari, e non pochi escono dalla visita letteralmente sconvolti nell\u2019anima. Riportiamo per brevit\u00e0 solo un paio di esempi. Una signora, afflitta nel corpo e nello spirito, afferma: \u00abE\u2019 come se mi avessero messo una telecamera dentro al cuore e all\u2019anima. Ha letto in me cose che non sa e non capisce nessun altro, e addirittura mi ha spiegato cose di me stessa che non riuscivo a comprendere. Un\u2019esperienza sconvolgente, che non dimenticher\u00f2 finch\u00e9 avr\u00f2 vita\u00bb. Un\u2019altra, arrivata in uno stato di prostrazione profonda, esce trasformata: \u00abMi ha ridato la voglia di vivere. Non me ne frega niente se mi salvo o se muoio tra un mese o una settimana\u2026 Avere conosciuto un uomo cos\u00ec vale la vita. Sono serena\u00bb.Nel 1963 Maria Teresa Rossi, una sua studentessa, gli si avvicina al termine di una lezione per chiedergli un consiglio sulla grave malattia che la affligge, il \u201clupus eritematosus\u201d, a causa del quale i medici le hanno prospettato al massimo due anni di vita. Lo scienziato la visita e le prescrive una terapia. La ragazza, da tutti chiamata Deda, ne ricava presto netti benefici e in pochi anni diventer\u00e0 una valida collaboratrice nelle ricerche del professore, il quale arriver\u00e0 ad amarla come una figlia. E i due anni di vita residua, grazie a Luigi Di Bella, diventeranno ventiquattro. Dopo un complesso e faticoso iter sperimentale, il 6 dicembre 1973, invitato a tenere una conferenza presso la sede della Societ\u00e0 Medico Chirurgica di Bologna dal professor Domenico Campanacci, il pi\u00f9 illustre clinico italiano del dopoguerra, presenta il razionale e i primi risultati clinici della metodologia messa a punto per patologie ematologiche (successivamente perfezionata ed estesa ai tumori solidi).Riceve l\u2019appoggio e la considerazione, oltre che del professor Domenico Campanacci, dell\u2019illustre ematologo Edoardo Storti, del fisiologo Giuseppe Moruzzi e di Emilio Trabucchi, famoso farmacologo. Ma neanche costoro, dall\u2019alto della loro autorevolezza, possono vincere il montante potere delle aziende farmaceutiche e l\u2019ostilit\u00e0 di un\u2019onco-ematologia che, invece di offrire collaborazione, si sente scavalcata e surclassata da quello scienziato che aveva osato dare concrete possibilit\u00e0 di salvezza a malati altrimenti condannati. Vale ricordare che nel 1973 si conoscevano solo 500 casi di leucemia in tutto il mondo sopravvissuti per pi\u00f9 di 5 anni. Gli unici interessamenti genuini gli arrivano dall\u2019estero: medici e istituzioni ospedaliere di ogni parte del mondo lo contattano e si informano sui princ\u00ecpi della sua cura. Il numero dei pazienti che accorrono da lui, grazie anche alle testimonianze dei malati curati e ad alcuni articoli pubblicati su diversi periodici, aumenta fino a livelli insostenibili. Anche perch\u00e9 non cura solo i tumori: la sua impostazione squisitamente fisiologica della medicina, unita a un raro ingegno e alla conoscenza profonda di tutte le branche della scienza medica, gli consentono di curare con successo diverse patologie, specialmente neurologiche e neuromotorie.Vale la pena soffermarsi brevemente sul valore delle ricerche che lo hanno condotto a formulare il suo metodo di cura dei tumori. Gi\u00e0 nel 1969 aveva relazionato (Alghero, congresso della Societ\u00e0 Italiana di Biologia Sperimentale) sugli esperimenti con cui aveva dimostrato l\u2019influenza del sistema nervoso centrale sulla crasi ematica (si trattava della stimolazione, nei ratti, di una determinata zona del cervello vicina alla ghiandola pineale, che portava a forti aumenti delle piastrine in circolo). Fino a quel momento nessuno aveva intuito che il sangue, e quindi le concentrazioni delle sue componenti, potessero essere influenzate e determinate a livello cerebrale. Gi\u00e0 solo tale scoperta, che porter\u00e0 lo scienziato a introdurre la melatonina (prodotta principalmente dalla ghiandola pineale) come uno dei cardini della sua cura, avrebbe meritato, come osservarono alcuni studiosi, il Premio Nobel per la Medicina. L\u2019estensione della cura ai tumori solidi risale alla met\u00e0 degli anni \u201970, quando nel suo metodo introduce la somatostatina. E\u2019 il primo al mondo a proporre l\u2019uso di questa sostanza per le patologie tumorali. Ancora oggi il suo impiego terapeutico in oncologia \u00e8 limitato ai soli tumori neuroendocrini, nonostante migliaia di pubblicazioni, tra le quali quelle di premi Nobel come Viktor Schally (5), che ne dimostrano l\u2019efficacia in un\u2019amplissima variet\u00e0 di patologie neoplastiche.Nel frattempo, gi\u00e0 un anno dopo la presentazione della sua cura, era stato vittima, mentre era nell\u2019istituto di fisiologia, di un tentativo di avvelenamento \u2013 da cui riusc\u00ec a salvarsi intuendo la causa dei gravi sintomi che avvertiva e prendendo le opportune contromisure. Poco tempo dopo subir\u00e0 diversi inspiegabili incidenti per le strade di Modena, mentre era in sella alla sua inseparabile bicicletta. L\u2019ultimo attentato avverr\u00e0 nel 1996 mentre, ormai ottantaquattrenne, si reca in bici al suo laboratorio per visitare i malati: colpito alle spalle con un sacco di sabbia, finir\u00e0 a terra e si risveglier\u00e0 in ospedale con un trauma cranico, una commozione cerebrale e la compromissione dell\u2019udito ad un orecchio. Nonostante ci\u00f2, appena riavutosi ha un\u2019unica preoccupazione: chiede di essere dimesso, si fa accompagnare in laboratorio e, con ancora le bende macchiate di sangue, inizia a visitare i malati che lo attendevano all\u2019ingresso. Intervistato negli anni \u201990 da un canale televisivo, lascia a bocca aperta la giornalista che gli chiedeva, viste le mille difficolt\u00e0 attuali e quelle incontrate nella sua vita, quali fossero le sue gratificazioni: \u00abNon ho bisogno di gratificazioni. Sono arrivato ad una semplice morale che a volte meraviglia anche i miei figli: ringrazio il Padreterno per la sofferenza che m\u2019ha dato, perch\u00e9 attraverso la sofferenza ho imparato cos\u2019\u00e8 la vita\u00bb (6).La famigerata sperimentazione del 1998 richiederebbe una trattazione troppo lunga. Quello che \u00e8 importante sottolineare \u00e8 che non fu Luigi Di Bella a chiederla, ritenendo egli che l\u2019ampia letteratura scientifica disponibile e la casistica raccolta avrebbero da tempo dovuto consentirne l\u2019adozione. Il ministero dalla sanit\u00e0 prefer\u00ec ignorare tali pubblicazioni, decidendo di organizzare una sperimentazione che, per i presupposti di partenza e poi per la sua conduzione, aveva l\u2019esito gi\u00e0 scritto. Basandosi esclusivamente su documenti ufficiali (Rapporti Istisan 98\/17 e 98\/24), si rileva infatti che condizione fondamentale per l\u2019arruolamento fosse \u00abessere non suscettibili, o non pi\u00f9 suscettibili di trattamento\u00bb: in parole semplici, dovevano essere malati tanto gravi da far considerare inattuabile qualsiasi tentativo terapeutico (chirurgia, radioterapia, ormonoterapia, chemioterapia). La sopravvivenza stimata dagli sperimentatori andava da un minimo di 11 giorni (!) ad un massimo di 90. E\u2019 un ben curioso criterio quello di ritenere efficace una terapia solo se riesce a replicare il miracolo di Lazzaro, salvando malati terminali e candidati all\u2019assistenza domiciliare!Sempre sulla base della documentazione ufficiale si rileva un altro inquietante \u201cmistero\u201d: ad onta della reiterata affermazione che il professor Di Bella avesse accettato queste condizioni ostative, non esiste un documento ufficiale che attesti dove e quando lo scienziato avrebbe firmato i protocolli della sperimentazione; e anzi risulta agli atti uno schema autografo e da lui firmato il 31 gennaio 1998, totalmente incompatibile con gli schemi terapeutici praticati. L\u2019esito cos\u00ec precostituito venne ulteriormente presidiato con numerose altre anomalie, costituenti obiettivamente e autonomamente cause di invalidazione (7): 3-4 farmaci previsti sui 10 del sopra richiamato schema autografo; interruzione del trattamento nell\u201986% dei casi; galenici somministrati dopo la data di scadenza o resi tossici dalla presenza di acetone (soluzione di retinoidi); somatostatina somministrata senza indispensabile impiego di siringa temporizzata, ecc. Ma, a parte quanto sopra, la demolizione della validit\u00e0 di questo studio fu fatta da uno scioccante editoriale comparso su quella che dai pi\u00f9 \u00e8 ritenuta la pi\u00f9 autorevole rivista scientifica del mondo, il \u201cBritish Medical Journal\u201d (Marcus Mullner: \u201cDi Bella\u2019s therapy: the last word?\u201d \u2013 Bmj, 1999, 318, 208).L\u2019editoriale, dopo alcune severe critiche (mancanza di randomizzazione e di gruppo di controllo), conclude: \u00abE\u2019 proprio il progetto scadente di questo studio a non essere etico\u2026 Il progetto di questa sperimentazione \u00e8 fallace\u00bb. Il vero miracolo (mai comunicato all\u2019opinione pubblica) fu che, nonostante quanto osservato, il 48% dei pazienti risultava in vita al termine della sperimentazione (Rapporti Istisan: 167 pazienti in vita al 31 ottobre 1998 su 347 pazienti \u2018valutabili\u2019), nonostante che la prognosi di massimo 90 giorni (la prova inizi\u00f2 nel marzo 1998 e si concluse il 31 ottobre dello stesso anno) facesse prevedere il decesso di tutti i 347 pazienti arruolati. Nel follow-up del giugno 1999 risultavano ancora in vita 88 arruolati (25%).Malgrado le amarezze, le perfidie sub\u00ecte e le delusioni, Luigi Di Bella continuer\u00e0 la sua attivit\u00e0 di medico fino al termine della sua vita, vincendo la stanchezza ed i crescenti problemi di salute. A chi tenta di farlo desistere almeno dalle visite ai malati che si presentano senza appuntamento, lui risponde con semplicit\u00e0 disarmante: \u00abSe vengono qui, \u00e8 perch\u00e9 hanno bisogno\u00bb. Per tutta l\u2019esistenza ha combattuto la \u201cbuona battaglia\u201d. E ai figli, che in uno dei momenti di maggiore ostilit\u00e0 e attacchi crescenti, gli avevano chiesto se non fosse il caso di ritirarsi cercando di badare alla sua salute, aveva risposto: \u00abNon capite che io sono sempre stato un lottatore?\u00bb. Lascer\u00e0 questo mondo il 1\u00b0 luglio 2003, a pochi giorni dal suo 91\u00b0 compleanno. Qualche mese prima aveva scritto: \u00abSono degno? Lo diranno gli altri. L\u2019animo mi dice tuttavia che non sono vissuto inutilmente, perch\u00e9 ho fatto del bene ed ho gioito per il bene fatto\u00bb.Infine, qualche osservazione sul Metodo Di Bella: si tratta di una cura squisitamente fisiologica, impostata cio\u00e8 sui princ\u00ecpi della fisiologia, la disciplina che studia il funzionamento degli organismi viventi, dai fenomeni macroscopici fino ai pi\u00f9 piccoli legami molecolari. Per dirla in breve, \u00e8 la scienza che studia la vita e i meccanismi con cui essa si esprime. E\u2019 una materia fondamentale e alla base di tutte le altre discipline mediche, e non a caso, nel degrado voluto e pianificato della medicina attuale che va di pari passo col degrado di tutta la civilt\u00e0, essa \u00e8 stata ridotta e svilita nei programmi universitari a tal punto che lo studente arriva a laurearsi in medicina capendone poco o nulla. Il tumore, inoltre, \u00e8 una malattia sistemica e multifattoriale, per cui non potr\u00e0 mai essere guarita da un unico rimedio. Non a caso, il metodo Di Bella comprende un numero ben nutrito di diverse sostanze fisiologiche, farmaci e princ\u00ecpi vitaminici, la cui composizione \u00e8 stata studiata per avere azione sinergica e fattoriale, per cui l\u2019effetto di ognuno \u00e8 impressionato e potenziato dall\u2019assunzione di tutti gli altri. Per ciascuna di queste componenti sono comparsi negli anni un\u2019infinit\u00e0 di studi sulle riviste scientifiche (attualmente ammontano a qualche decina di migliaia) che ne dimostrano l\u2019efficacia antitumorale.Un altro fatto significativo sono i circa 1.000 casi documentati di efficacia del metodo Di Bella pubblicati su riviste scientifiche accreditate e \u201cpeer review\u201d, rintracciabili agevolmente sul portale <a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/l.facebook.com\/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.pubmed.gov%2F%3Ffbclid%3DIwZXh0bgNhZW0CMTAAcGRvZgFicmlkETA5WmlLanVBVHVMcEhRVGhBc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHhhMtqsbAQmnkr5l1GcOHq-aTw2nQktAkNNbKSxVfRdSfFO8s-BR6mkjp53t_aem_SxlRJR2mj6qophRrOcKuCw&amp;h=AUBf6al091jM6Gml996CFRjwc2N1vm9D9auvdJ4KWtBQPnNkZx3Uqx5fOwYVdqYnvKvS2nvHpERZO88Ju5ZTO99UEJxWhlX9q1AJCdZzJ3rcYU2CUee4iCWdaJ8s_R_xE7uMPqCHfDVXyF78&amp;__tn__=-UK-R&amp;c[0]=AUBq4s1DDa7gSKICX3FPXQHsRiohgah6smE85R1aC0K7jIu2SuAWLqrkqJVFX5UNijcUzpwISlw2WVnmN22npjKWKyRk7ZbgSYr7wZ2mbkXWSJjcnxCRJj9j9q1qoXcnASCC7n7Mv6kQQO_dxGQulCZBZF1PndE64fcFbGOitUoPGebx0rFCGfbigwdowM57dDRUV7elR8NmQzjILqqK1vQsVHBnXAitCKp62_Arwq96oQ\" target=\"_blank\">www.pubmed.gov.<\/a> Tra le pubblicazioni pi\u00f9 recenti, quelle sui pazienti con tumore alla prostata e alla mammella, molti dei quali hanno avuto remissione della malattia senza chirurgia, senza radioterapia e senza chemioterapia, ma unicamente con il Metodo Di Bella. Si tratta peraltro di casi documentati nella maniera pi\u00f9 scrupolosa, con diagnosi e successivi accertamenti strumentali effettuati in strutture pubbliche o private. Per comprendere l\u2019eccezionalit\u00e0 della pubblicazione, occorre evidenziare che in tutta la letteratura scientifica mondiale non esiste un solo caso pubblicato di tumore solido guarito con qualsivoglia strumento farmacologico o radiante. Considerando che circa 180.000 persone in Italia muoiono ogni anno a causa di patologie tumorali, quante vite si sarebbero potute salvare se la sperimentazione del 1998 fosse stata condotta in maniera corretta? Tanti altri aspetti del metodo, della pseudo-sperimentazione e della vita dello scienziato, oltre ad una ricca documentazione fotografica, sono riportati nel volume \u201cIl poeta della scienza\u201d scritto da Adolfo Di Bella, che ha voluto affidare a questa biografia una testimonianza unica: quella di una vita trascorsa accanto ad un genio e benefattore<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Guerra a Di Bella, l\u2019angelo dei malati: tentarono di ucciderlo\u201cIl poeta della scienza\u201d, vita di Luigi Di Bella: il volume, minuziosamente documentato e ricco di indicazioni delle fonti, dipana la complessa figura del professor Di Bella esaminandola sotto il profilo scientifico, morale, intellettuale e umano. 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