{"id":52556,"date":"2026-03-27T06:45:00","date_gmt":"2026-03-27T05:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radioribelle.it\/?p=52556"},"modified":"2026-03-16T08:27:51","modified_gmt":"2026-03-16T07:27:51","slug":"battisti-e-la-collaborazione-con-pasquale-panella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioribelle.it\/index.php\/2026\/03\/27\/battisti-e-la-collaborazione-con-pasquale-panella\/","title":{"rendered":"Battisti e la collaborazione con Pasquale Panella"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/650104046_1364953142343191_2221047718231349540_n.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-52557\" width=\"196\" height=\"229\" srcset=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/650104046_1364953142343191_2221047718231349540_n.jpg 504w, https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/650104046_1364953142343191_2221047718231349540_n-256x300.jpg 256w\" sizes=\"(max-width: 196px) 100vw, 196px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>\u00abCome in tutte le cose ci sono luci e ombre. Rispetto molto la scelta di Lucio di abbandonare una formula magica che poteva continuare a fargli guadagnare facilmente cifre enormi. Teniamo conto che il primo Zucchero, quello di Donne, si inser\u00ec magistralmente e con successo nel vuoto lasciato da Lucio. <\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Invece Battisti a un certo punto ha sentito il bisogno di fare l\u2019artista, e come diceva spesso: \u201cun artista cammina davanti al suo pubblico e non dietro, il pubblico se vuole arriver\u00e0\u201d. Questa logica lo ha spinto a cercare una nuova strada e devo dire che per me i risultati sono stati deludenti, mi aspettavo una svolta ma senza finire nell\u2019aridit\u00e0 della techno, dell\u2019elettronica e della robotizzazione. Addirittura, altro aneddoto gustoso, pare che negli ultimi lavori, nella stesura dei pezzi, quando li sentiva troppo emozionali, li tagliava senza alcun ripensamento. Cercava di rappresentare sicuramente la crudezza e la durezza che sentiva presente nel mondo circostante. Secondo lui il romanticismo delle canzoni di una volta aveva perso valore, era stato ucciso dalla cattiveria e dall\u2019indifferenza dell\u2019uomo\u00bb.<br>Sono partito da questa testimonianza di Bruno Lauzi perch\u00e9 tocca uno snodo che, per chiunque ascolti e ami la musica italiana, \u00e8 inevitabile affrontare: l\u2019arrivo di Pasquale Panella accanto a Lucio Battisti. La dichiarazione \u00e8 riportata nel libro Lucio Battisti \u2013 Innocenti evasioni di Alfonso Amodio, Italo Gnocchi e Mauro Ronchi, che raccoglie diverse testimonianze di artisti e collaboratori legati alla stagione battistiana.<br>\u00c8 relativamente semplice esaltare il periodo precedente a Panella. Si tratta della stagione che ha formato l\u2019immaginario musicale di intere generazioni e che ha consegnato alla storia della canzone italiana un patrimonio ormai condiviso. Proprio per questo diventa ancora pi\u00f9 interessante osservare come quel passaggio sia stato percepito non soltanto dal pubblico, ma anche dai colleghi di Battisti, da chi la musica la viveva dall\u2019interno e ne conosceva le dinamiche artistiche.<br>La voce di Bruno Lauzi, in questo senso, \u00e8 particolarmente significativa. Quando inizi\u00f2 a collaborare con Battisti non era certo un giovane interprete in cerca di fortuna: era gi\u00e0 un artista affermato. Fu Sandro Colombini, direttore della Numero Uno, a intuire per primo che quell\u2019incontro avrebbe potuto avere un valore artistico concreto. Battisti, almeno inizialmente, non sembrava del tutto convinto della scelta. Col tempo per\u00f2 cambi\u00f2 idea. Lauzi racconta che, con il passare degli anni, Battisti arriv\u00f2 a considerarlo uno dei suoi interpreti preferiti, perch\u00e9 \u2014 a suo dire \u2014 nessuno cantava le sue canzoni con meno imitazione nei suoi confronti. Un riconoscimento non secondario, considerando quanto fosse forte la personalit\u00e0 vocale di Battisti e quanto facile fosse per un interprete cadere nella semplice emulazione.<br>Lauzi ricordava anche con ironia una battuta che Battisti gli rivolse ridendo: prima o poi, gli disse, finiranno per dire che le canzoni le hai scritte tu. Non \u00e8 un\u2019iperbole cos\u00ec lontana dalla realt\u00e0 se si pensa che ancora oggi qualcuno attribuisce a Lauzi la paternit\u00e0 di Amore caro, amore bello. Quando invece Lauzi parla dell\u2019uomo Battisti il tono diventa quasi confidenziale. Racconta di aver avuto diversi incontri con lui e di aver notato una coincidenza curiosa: ogni volta che si vedevano accadeva qualcosa di importante nella sua vita. Piccoli dettagli che, con il tempo, diventano segni nella memoria.<br>Alla domanda su quale effetto gli fece la notizia della morte di Battisti, Lauzi rispose con parole molto semplici: lo stesso sconvolgimento che si prova quando muore un parente stretto o un amico con il quale hai trascorso una buona fetta di vita, e non soltanto artistica<br>Il passaggio pi\u00f9 delicato arriva per\u00f2 quando si affronta il periodo della collaborazione con Pasquale Panella. \u00c8 noto che quella fase della produzione battistiana sia tra le pi\u00f9 divisive della sua carriera. Lauzi non fa eccezione. Pur rispettando la libert\u00e0 dell\u2019artista e riconoscendo l\u2019intuito di Battisti nel cercare nuove strade, ammette di non aver apprezzato soprattutto gli arrangiamenti di quel periodo. Non tanto le parole, quanto la direzione sonora intrapresa da Battisti.<br>E in fondo questa osservazione ci riporta a una verit\u00e0 molto semplice: non \u00e8 possibile mettere tutti d\u2019accordo. Diceva un amico che, anche se uno comprasse delle chitarre per regalarle a tutti, qualcuno troverebbe comunque un motivo per lamentarsi. Qualcuno direbbe che c\u2019\u00e8 sotto qualcosa, che quel gesto nasconde un secondo fine.<br>Battisti probabilmente lo aveva capito benissimo. A un certo punto smise semplicemente di preoccuparsene e continu\u00f2 a seguire la propria emozionante strada.<br>La testimonianza di Bruno Lauzi conserva ancora oggi un valore particolare proprio per questo motivo: non tanto per il giudizio in s\u00e9, quanto perch\u00e9 restituisce lo sguardo di un artista che Battisti lo ha conosciuto davvero, da vicino, e che osserv\u00f2 quella svolta da una posizione interna al mondo della musica italiana. Uno sguardo che aiuta a comprendere quanto quella trasformazione abbia interrogato e sorpreso non solo il pubblico, ma anche chi la musica la faceva.<br>fonte: Roberto Bonaventura<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abCome in tutte le cose ci sono luci e ombre. Rispetto molto la scelta di Lucio di abbandonare una formula magica che poteva continuare a fargli guadagnare facilmente cifre enormi. 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