{"id":680,"date":"2022-05-22T06:25:00","date_gmt":"2022-05-22T04:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.radioribelle.it\/?p=680"},"modified":"2022-05-16T12:28:41","modified_gmt":"2022-05-16T10:28:41","slug":"santa-rita-da-cascia-vedova-e-religiosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.radioribelle.it\/index.php\/2022\/05\/22\/santa-rita-da-cascia-vedova-e-religiosa\/","title":{"rendered":"Santa\u00a0Rita da Cascia\u00a0Vedova e religiosa"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.radioribelle.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/santa-rita.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-681\" width=\"-25\" height=\"-35\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>E&#8217; la piccola borgata di Roccaporena, in Umbria, a dare i natali, molto probabilmente nel 1371, a Margherita Lotti, chiamata col diminutivo \u201cRita\u201d. I genitori, modesti contadini e pacieri, provvedono a farle avere una buona educazione scolastica e religiosa nella vicina Cascia, dove l\u2019istruzione \u00e8 curata dai frati agostiniani. Matura in tale contesto la devozione verso Sant\u2019Agostino, San Giovanni Battista e Nicola da Tolentino, che Rita sceglie come suoi santi protettori.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Rita moglie e madre<br>Intorno al 1385 sposa Paolo di Ferdinando di Mancino. Contese e rivalit\u00e0 politiche sono i tratti che contraddistinguono la societ\u00e0 di allora; anche il marito di Rita ne \u00e8 coinvolto. Ma la giovane sposa, con la preghiera, la sua pacatezza e con quella capacit\u00e0 di pacificare appresa dai genitori, lo aiuta pian piano a vivere una condotta pi\u00f9 autenticamente cristiana. Con l\u2019amore, la comprensione e la pazienza, quella di Rita e Paolo diviene cos\u00ec un\u2019unione feconda, allietata dall\u2019arrivo di due figli maschi: Giangiacomo e Paolo Maria. Al sereno focolare domestico si contrappone per\u00f2 la spirale d\u2019odio delle fazioni dell\u2019epoca. Lo sposo di Rita vi si trova coinvolto anche per i vincoli di parentela, e viene assassinato. Per evitare di indurre i figli alla vendetta, nasconde loro la camicia insanguinata del padre. In cuor suo Rita perdona chi ha ucciso il marito, ma la famiglia di Mancino non si rassegna, fa pressioni; ne scaturiscono rancori ed ostilit\u00e0. Rita non smette di pregare perch\u00e9 non si sparga altro sangue e fa della preghiera la sua arma e consolazione. Eppure le tribolazioni non vengono meno. Una malattia provoca la morte di Giangiacomo e Paolo Maria: l\u2019unico conforto \u00e8 pensare le loro anime salve, non pi\u00f9 nel pericolo della dannazione nel clima di ritorsioni suscitato dall\u2019assassinio del coniuge.<\/p>\n\n\n\n<p>Monaca agostiniana<br>Rimasta sola, Rita comincia una vita di pi\u00f9 intensa preghiera, per i suoi cari defunti, ma anche per i \u201cdi Mancino\u201d, perch\u00e9 perdonino e trovino la pace. All\u2019et\u00e0 di 36 anni chiede di essere accolta tra le monache agostiniane del Monastero Santa Maria Maddalena di Cascia, ma la sua richiesta viene respinta: le religiose, forse, temono con l\u2019ingresso di Rita &#8211; vedova di un uomo assassinato &#8211; di mettere a repentaglio la sicurezza della loro comunit\u00e0. Le preghiere di Rita e le intercessioni dei suoi santi protettori portano invece alla pacificazione tra le famiglie coinvolte nell\u2019uccisione di Paolo di Mancino e dopo tanti ostacoli avviene l\u2019ingresso in monastero. Si racconta che, durante il noviziato, la badessa, per provare l\u2019umilt\u00e0 di Rita, le abbia chiesto di innaffiare un arido legno e che la sua obbedienza sia stata premiata da Dio con una vite tutt\u2019ora rigogliosa. Negli anni Rita si distingue come religiosa umile, zelante nella preghiera e nei lavori affidatile, capace di frequenti digiuni e penitenze. Le sue virt\u00f9 divengono note anche fuori dalle mura del monastero, pure a motivo delle opere di carit\u00e0 cui Rita si dedica insieme alle consorelle, che alla vita di preghiera affiancano le visite agli anziani, la cura degli ammalati, l\u2019assistenza ai poveri.<\/p>\n\n\n\n<p>La santa delle rose<br>Sempre pi\u00f9 immersa nella contemplazione di Cristo, Rita chiede di poter partecipare alla sua Passione e nel 1432, assorta in preghiera, si ritrova sulla fronte la ferita di una spina della corona del Crocifisso che persiste fino alla morte, per 15 anni. Nell\u2019inverno che precede la sua morte Rita, malata e costretta a letto, chiede a una cugina, venuta in visita da Roccaporena, di portarle due fichi e una rosa dall\u2019orto della casa paterna. \u00c9 il mese di gennaio, la donna l\u2019asseconda, pensandola nel delirio della malattia. Rientrata, trova, stupefatta, la rosa e i fichi e li porta a Cascia. Per Rita sono segno della bont\u00e0 di Dio che ha accolto in cielo i suoi due figli e il marito. Rita spira nella notte tra il 21 e il 22 maggio dell\u2019anno 1447. Per il grande culto fiorito immediatamente dopo, il suo corpo non \u00e8 mai stato sepolto. Oggi lo custodisce un\u2019urna in vetro. Rita ha saputo fiorire nonostante le spine che la vita le ha riservato, donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori. Per tale ragione, e a ricordo del prodigio di Roccaporena, il simbolo ritiano per eccellenza \u00e8 la rosa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; la piccola borgata di Roccaporena, in Umbria, a dare i natali, molto probabilmente nel 1371, a Margherita Lotti, chiamata col diminutivo \u201cRita\u201d. I genitori, modesti contadini e pacieri, provvedono a farle avere una buona educazione scolastica e religiosa nella vicina Cascia, dove l\u2019istruzione \u00e8 curata dai frati agostiniani. 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