
Dopo dieci anni restano solo promesse, rinvii e impegni non mantenuti” Marco Gallorini, dimissionario dal CdA di 12Bars, interviene a titolo personale sul mancato sviluppo del progetto nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo: “Non è fallito un sogno privato, è stata sprecata una grande possibilità collettiva per la città”
“Mi sono dimesso dal CdA di 12Bars perché da cittadino non posso più restare in silenzio davanti a quello che è accaduto. L’Orto Creativo poteva essere una delle operazioni culturali più importanti degli ultimi decenni per Arezzo. Oggi, invece, è il triste simbolo di una promessa non mantenuta”. Marco Gallorini interviene a titolo personale sulla vicenda dell’Orto Creativo, il progetto nato per trasformare l’area dell’ex mercato ortofrutticolo in un polo, unico nel centro Italia, dedicato alla musica, alla formazione, agli eventi, alle arti performative, alle professioni creative, al sociale. Milioni di euro di finanziamenti pubblici e un cantiere aperto da anni che non vede ancora una reale data di fine lavori. “Per quasi dieci anni abbiamo sentito parlare di recupero dell’area, rigenerazione urbana, cultura, giovani, quartiere Pescaiola, nuove funzioni per la città. Ma alla fine Arezzo non ha avuto niente di tutto questo. Non ha avuto l’auditorium, non ha avuto gli spazi formativi, non ha avuto il polo creativo, non ha avuto il luogo di aggregazione e produzione culturale che era stato immaginato”. La vicenda parte nel 2017, quando il Comune avvia la procedura per valorizzare l’ex mercato ortofrutticolo. Il progetto presentato dal gruppo di operatori che avrebbe poi dato vita a 12Bars viene scelto come migliore proposta. Nel 2020 arriva il bando, nel 2021 l’aggiudicazione, nel 2022 la firma della convenzione. Poi, però, la macchina si ferma. “Il punto è semplice”, continua Gallorini. “L’Amministrazione aveva individuato un progetto, aveva costruito un percorso, aveva sottoscritto una convenzione, dopo il Covid quindi pienamente coscia dei costi accresciuti nel mercato globale. Ma quando si è trattato di rispettare gli impegni, i tempi e le condizioni necessarie per far vivere davvero quel progetto, tutto si è progressivamente svuotato”. Secondo Gallorini, l’elemento più grave è la distanza tra quanto annunciato pubblicamente e quanto realmente accaduto. “Ho letto recenti dichiarazioni dell’assessore Casi completamente discostanti dalla realtà fattuale e giuridica, dalle comunicazioni intercorse tra la società e la pubblica amministrazione, le prime antecedenti di ben due anni!” “Non si può parlare per anni di cultura e rigenerazione urbana e poi arrivare a pochi giorni da una scadenza fondamentale per dire che non ci sono le condizioni, che mancano le risorse, che bisogna ridimensionare senza criterio e senza tenere di conto dei meccanismi di funzionamento del progetto. Soprattutto se le parti che vengono meno sono proprio quelle essenziali: l’auditorium, gli spazi di accoglienza, l’atelier, le funzioni che avrebbero reso sostenibile e vivo l’intero progetto. In pratica ci è stato proposto di entrare in degli uffici, con la promessa che prima o poi il resto del cantiere sarebbe stato completato!”. Gallorini sottolinea anche il comportamento estremamente responsabile tenuto dalla 12Bars nel corso della vicenda.“Fino all’ultimo si è cercato di evitare uno scontro e di non creare polemica. Si è provato a trovare una soluzione ragionevole, anche nell’interesse dell’ente pubblico e quindi dei cittadini. Ma la disponibilità non può trasformarsi in attesa infinita. Chi investe tempo, lavoro, risorse e credibilità ha diritto a interlocuzioni serie e a impegni rispettati. Da cittadino avevo la necessità morale di rendere pubblico l’accaduto. Tutta la vicenda per me rappresenta una enorme ferita culturale e un gigantesco esempio di pessima amministrazione.”.
Ma per Gallorini, il danno non riguarda solo una società o un gruppo di operatori privati.
“Il vero danno è per Arezzo. Perché una città che può crescere di livello, ma ha bisogno di luoghi, non solo di annunci. Ha bisogno di spazi dove si producano cultura, relazioni, dove si formino competenze, coscienze critiche, dove possano nascere imprese creative, eventi, relazioni, lavoro. L’Orto Creativo poteva essere tutto questo”. “Si è persa l’occasione”, conclude Gallorini, “di dare ad Arezzo un’infrastruttura culturale contemporanea. Una città come la nostra non può permettersi di sprecare dieci anni così. Non può continuare a raccontare trasformazioni che poi non arrivano mai. E non può liquidare una vicenda di questa portata con ricostruzioni parziali o spiegazioni tardive. L’Orto Creativo non è fallito perché mancavano idee, competenze o disponibilità. È rimasto bloccato perché l’Amministrazione – verrebbe da dire inspiegabilmente – non ha lavorato fino in fondo quello che aveva annunciato e sottoscritto”.
PUNTI CHIAVE DELLA VICENDA
1. Dalla manifestazione di interesse pubblico al Bando di Gara ufficiale
Il percorso ha inizio nel 2017, quando il Comune di Arezzo, con deliberazione n. 83 del 14 marzo 2017, indice una manifestazione di interesse pubblico denominata: “Procedura comparativa di proposte progettuali inerenti la valorizzazione e gestione del complesso denominato ‘Orto Creativo’ posto nell’area ex mercato ortofrutticolo di Arezzo”. Un Raggruppamento Temporaneo di Imprese formato dai soci che avrebbero poi costituito la società 12Bars presenta il progetto per la gestione dell’Orto Creativo: un centro permanente per la creazione, la produzione, la diffusione e la promozione della musica e delle arti performative. Il progetto viene selezionato come il migliore tra quelli presentati. Dopo anni di attesa, segnati dai complessi adempimenti comunali necessari a trasformare il progetto vincitore in un procedimento di gara, il 14 settembre 2020 il Comune indice il bando per l’affidamento in concessione del servizio di gestione del complesso denominato “Orto Creativo”.
2. L’offerta dei soci, la costituzione di 12Bars e l’aggiudicazione (2020-2021)
I membri dell’RTI costituiscono la 12Bars S.r.l., che il 30 novembre 2020 deposita la propria offerta tecnica ed economica. 12Bars risulta vincitrice del bando e, nel giugno 2021, il Comune avvia ufficialmente la procedura per l’affidamento in concessione quindicennale.
3. La convenzione e le scadenze disattese (2022-2023)
L’11 marzo 2022 viene stipulata la convenzione formale, della durata di 15 anni. Il contratto prevedeva la consegna degli immobili entro 30 giorni dal collaudo dei lavori di ristrutturazione, da completarsi entro il 31 dicembre 2024. Centrale era inoltre l’impegno del Comune a consegnare una prima parte del complesso entro il 31 dicembre 2023. Nonostante le continue rassicurazioni verbali fornite a 12Bars nel corso del 2023, l’Amministrazione attende il 21 dicembre 2023, a soli nove giorni dalla scadenza contrattuale, per comunicare l’impossibilità di rispettare i termini di consegna della prima tranche. Nella stessa nota, il Comune richiede di posticipare le tempistiche e di rimodulare l’oggetto della convenzione, adducendo come motivazione la mancanza di risorse economiche sufficienti. Successivamente, l’Ente specifica che le parti prive di finanziamento sono il Corpo Centrale, cioè l’Auditorium, e la parte frontale, comprendente Atelier, Foresteria, biglietteria e Bar/ristorante.
4. Diffide, trattative fallite e azione legale (2024-2026)
12Bars rifiuta di accettare il posticipo della consegna. La richiesta dell’Ente appare infatti del tutto antieconomica e lesiva per l’iniziativa aziendale: lo stralcio del Corpo Centrale, cioè l’Auditorium, e della parte frontale, con Atelier, Foresteria, biglietteria e Bar/ristorante, avrebbe privato l’intero progetto del suo cuore pulsante e di qualsiasi presupposto di sostenibilità economica. Segue una diffida ufficiale con cui 12Bars intima la consegna entro 60 giorni, pena la risoluzione della convenzione. Nonostante l’assenza di riscontri ufficiali, 12Bars concede ulteriori proroghe di fatto, continuando a sollecitare l’Ente fino al 31 luglio 2024. Il 2 ottobre 2025, di fronte al perdurante silenzio dell’Amministrazione Comunale, 12Bars comunica formalmente la volontà di tutelare i propri diritti. Questa comunicazione ufficiale smentisce le successive dichiarazioni dell’assessore Casi, rilasciate nell’intervista ad Arezzo Notizie del 7 maggio 2026, secondo cui la società non avrebbe palesato le proprie intenzioni. Si apre quindi una complessa fase di trattative, nella quale 12Bars dimostra massima apertura e senso di responsabilità: la società cerca fino all’ultimo di evitare la via del ricorso giudiziario, con la volontà di minimizzare le richieste di risarcimento e di non gravare sulle casse dell’Ente, a tutela del bene pubblico. In quest’ottica di collaborazione, 12Bars si rende disponibile a una soluzione transattiva che preveda il solo rimborso delle spese effettivamente sostenute per ottemperare alle richieste del bando.