Paola e la scatola di latta

ARCHIVI DIARI PIEVE SANTO STEFANO – Paola Tellaroli è una ragazza minuta. Quando si presenta al Premio Pieve come finalista, nel settembre 2023, ci sembra fragile e spaesata. I suoi occhi chiari e il sorriso luminoso tradiscono la curiosità per tutto quello che la circonda. Anche la voce ha un tono incerto, sul palco dell’appuntamento che per noi sarà sempre “Memorie in piazza” anche se la piazza è diventata una tendostruttura.

Ma dietro quell’apparente fragilità si intuisce già una forza tenace, maturata attraverso una prova che avrebbe potuto spezzare chiunque. Alla fine della manifestazione, Guido Barbieri la proclama vincitrice, e ci sembra che l’applauso a lei destinato sia particolarmente lungo e caloroso. La sua è una vicenda di malattia, un ictus a 30 anni che per sessanta lunghissimi mesi, contati giorno dopo giorno, mette in pausa la sua vita piena e irrequieta. E quando scatta la fine della probabilità di recidiva, Paola se la riprende quella sua vita. Esattamente cinque anni dopo lo “schianto”, raccoglie gli appunti sconnessi che aveva seminato e ne fa memoria. La memoria della sua vita sospesa, degli errori medici dettati dal pregiudizio, della rabbia di non aver avuto l’attenzione adeguata al suo danno, della fatica, enorme, di riappropriarsi di tutte le funzioni. Dopo il Premio Pieve, Paola diventa spontaneamente un’ambasciatrice di memoria. Chiamiamo così le persone che si fanno carico di trasmettere le nostre modalità di donazione usufruendone per primi. Dona in memoria di un amico, scrivendo nella nostra pagina delle “care persone” ricordi memorabili. Spinge i suoi amici sui social a donare. Partecipa sempre con passione e slancio alle nostre campagne. Il testo che ha vinto il Premio Pieve è dattiloscritto, per ragioni che esulano dalla praticità di scrivere al computer. Ma a fianco del dattiloscritto Paola dona anche una scatola di latta contenente un rotolo di stoffa scritta, la cui lettura è possibile grazie a un meccanismo che fa scorrere il tessuto. Quando l’anno successivo torna al Premio per presentare il suo diario diventato libro ci racconta “Scrivo ancora a mano, lentamente, arrabbiandomi molto e non volevo spazientirmi proprio oggi, così ho realizzato per voi un adesivo con una dedica che posso attaccare sulle copie. La dedica adesiva, con la mia vecchia grafia recuperata grazie all’intelligenza artificiale è Buona lettura dalla scrittrice non scrivente”. Lei saluta il pubblico con un grazie “per avermi fatta sentire vista, ascoltata, per avermi fatto sentire accolta come da una famiglia inaspettata ed è un’emozione questa che era veramente tanti anni che non mi capitava di provare”.