LA VERGOGNA ITALIANA IN ERZEGOVINA

LE TORTURE E L’ECCIDIO DI MIRO POPARA E PAVLE KOVAČEVIĆ «Nelle carceri italiane vennero terribilmente torturati e sottoposti a brutali sevizie… ma non dissero una sola parola al nemico.

Prima che le armi italiane sparassero, i loro ultimi gridi furono di spregio verso i carnefici e di fede nella Liberazione».Ci hanno raccontato per decenni il mito consolatorio del “bravo italiano”, brava gente che in guerra avrebbe mostrato benevolenza. La realtà storica, scritta col sangue dei popoli occupati nei Balcani, dice esattamente il contrario: l’esercito regio e le forze d’occupazione fasciste si macchiarono di atroci crimini di guerra, torture disumane ed esecuzioni sommarie.Il luglio 1942, nel villaggio di Bojišta (presso Nevesinje, in Erzegovina), le truppe d’occupazione italiane fucilavano due tra i più eminenti dirigenti della resistenza jugoslava: MiroslavMiroPopara e PavleKovacevic Nato a Fatnica nel 1913, Miro Popara era un rivoluzionario d’intelletto e d’azione. Fin da giovanissimo vicine alle lotte sociali, durante la Guerra Civile Spagnola si era speso nel reclutamento clandestino dei volontari antifascisti da inviare in Spagna. Quando la guerra travolse la Jugoslavia nell’aprile 1941, Popara fu tra i primi a organizzare la guerriglia partigiana nelle montagne dell’Erzegovina.Nel giugno 1942, durante un violento attacco dei cetnici (i nazionalisti monarchici collaborazionisti), Popara e il suo vice Pavle Kovačević riuscirono a portare in salvo la loro colonna sul monte Babe. Ma il 18 luglio 1942 la delazione di una spia li fece cadere in un agguato: catturati dai cetnici, i due leader partigiani vennero prontamente consegnati al comando militare italiano di Nevesinje.Lì si aprirono le porte dell’inferno. Nelle prigioni gestite dagli occupanti italiani, Miro e Pavle vennero sottoposti a torture devastanti e sevizie indicibili. Gli ufficiali e i soldati italiani cercarono in ogni modo di estorcere informazioni sulla rete partigiana, ma sbatterono contro un muro d’acciaio: nonostante i corpi martoriati, i due non aprirono bocca e non tradirono un solo compagno. A testimoniare quell’orrore fu un altro prigioniero delle carceri italiane, Vidak Čolović.Preso atto dell’incrollabile fermezza dei prigionieri, il comando italiano ordinò la condanna a morte. Il 25 luglio 1942, condotti al muro d’esecuzione a Bojišta, Popara e Kovačević caddero sotto i proiettili italiani senza piegare la testa, gridando fino all’ultimo secondo il loro sdegno contro l’occupante e la loro fede nella lotta di liberazione.Proclamato Eroe Nazionale della Jugoslavia, Miro Popara resta il simbolo di un popolo che non si piegò alla barbarie dell’imperialismo fascista italiano.A 84 anni dalla loro fucilazione, smontiamo la retorica assolutoria e ricordiamo chi furono davvero i carnefici e chi gli eroi.Noi non dimentichiamo. Smrt fašizmu, sloboda narodu!