Il funerale di Ratko Mladić

Il funerale di Ratko Mladić, racconta inquietante, ovvero la trasformazione pubblica di un uomo condannato per genocidio in un eroe nazionale.

Migliaia di persone in fila. Fiaccole, cori, baci alla bara, il feretro avvolto nella bandiera. Soldati, banda militare, ministri e autorità religiose. Tutto per rendere omaggio a chi stava scontando l’ergastolo per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità.Mladić non è una figura storica sulla quale esistono opinioni diverse, è l’uomo riconosciuto responsabile del genocidio di Srebrenica, dove più di ottomila uomini e ragazzi bosgnacchi furono assassinati, dell’assedio di Sarajevo e di altre atrocità commesse durante la guerra in Bosnia.Non è finito all’Aia per la sua nazionalità, è finito all’Aia per i suoi crimini.Eppure, in queste immagini, le vittime scompaiono, scompaiono le fosse comuni, le madri rimaste senza figli, i civili terrorizzati per anni, rimane soltanto la costruzione dell’eroe: la divisa, la bandiera, la benedizione, l’applauso.La cosa più grave non è che Mladić venga pianto, è che venga celebrato per ciò che rappresenta.Tra la folla ci sono ragazzi che nel 1992 non erano ancora nati, che non hanno conosciuto quella guerra, ma sono stati educati a ereditarne l’odio, a scambiare un criminale per un patriota e una condanna per genocidio per un’offesa alla nazione.È il risultato di trent’anni di revisionismo e propaganda, il passato non viene affrontato, viene ripulito. I carnefici diventano difensori del popolo e i fatti accertati un complotto contro la Serbia.Intanto il nazionalismo torna utile per coprire corruzione, clientelismo e mancanza di futuro. E attorno al ritorno della salma uno dei volti più visibili dello Stato è stato, paradossalmente, il ministro della Giustizia.Queste immagini non riportano in vita Mladić, riportano in vita la retorica che negli anni Novanta spinse i Balcani nel baratro.Nessuna pace può reggere se il genocidio diventa orgoglio nazionale. Nessuna riconciliazione è possibile se i criminali diventano martiri. Nessun futuro europeo può essere costruito insegnando ai giovani ad applaudire i criminali.