
Romagnoli dentro, ma con la carta d’identità toscana. Valmarecchia, Ca’ Raffaello, una minuscola frazione di Badia Tedalda che rappresenta un unicum geografico e amministrativo in Italia: una vera e propria exclave della Toscana incastonata come un’isola nel cuore dell’Emilia-Romagna, oggi in provincia di Rimini.
Ma com’è possibile che un pezzo di Firenze (e poi di Arezzo) si trovi a chilometri di distanza dai confini regionali toscani, circondato da campi e montagne romagnole? La risposta ci riporta indietro nel tempo, precisamente agli inizi del Seicento. In quell’epoca, il Granduca di Toscana Ferdinando I dè Medici mise gli occhi su questi territori strategici, acquistandoli dai nobili Gonzaga di Novellara L’obiettivo della schiatta fiorentina era consolidare i domini e le vie di comunicazione tra l’Appennino e la costa adriatica. Da allora, attraverso secoli di storia, guerre, il passaggio al Regno d’Italia e persino il recente trasferimento dell’Alta Valmarecchia dalle Marche all’Emilia-Romagna nel 2009, Cà Raffaello non ha mai cambiato “madrepatria”. Ancora oggi, chi vive qui si trova a fare i conti con una curiosa quotidianità: la residenza, i servizi amministrativi e la burocrazia fanno capo ad Arezzo e alla Toscana, mentre il bar del paese, i vicini, le strade e l’asfalto parlano romagnolo stretto. Un confine sottile, invisibile sulla cartina del cuore ma ben piantato nei registri dello Stato.