REGIONE ROMAGNA: VERI CONFINI

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Cari romagnoli ve lo dico chiaro: la Romagna è più grande di quanto la vostra conoscenza geografica vi permetta di immaginare.

Dante Alighieri, che conosceva la Romagna quanto la Toscana, ne indicò i confini in un verso della Divina Commedia (Purgatorio XIV, 91-92): “tra ‘l Po e ‘l monte e la marina e ‘l Reno”.

Documenti papali di quei decenni nominano la Romagna come regione amministrativa, e diverse cronache del Trecento ne elencano le città includendo, in certi periodi, anche Bologna e Ferrara

Come tutti i confini, anche quelli della Romagna sono discutibili, ma seguendo limiti fisici (monti, fiumi) e linguistici, ma la mappa è questa:

Imola, Mordano, Dozza, Castel del Rio? Romagna. Il confine lo disegna il fiume Sillaro .
Argenta, provincia di Ferrara? Romagna anche quella.

Gabicce delle Marche? Sulla carta. Nella pancia parla romagnolo, mangia romagnolo 🍝, bestemmia romagnolo e con lei tutta la Val Conca e Auditore, Carpegna, Gradara, Macerata Feltria, Mercatino Conca, Monte Cerignone, Monte Grimano Terme, Tavoleto ed infine Tavullia, terra regalata a Pesaro per pigrizia amministrativa, non per verità storica;

E cari amici toscani: Sestino, Santa Sofia e Badia Tedalda sono romagnole — con la sua exclave di Cà Raffaello, un pezzo di Toscana intrappolato in Emilia-Romagna come una barzelletta geografica mai corretta -. Il Marecchia nasce lì, sul Monte Zucca : un fiume romagnolo non cambia identità perché la sorgente sgorga tre metri oltre un confine di provincia.

Alto Mugello, Marradi, Palazzuolo, Firenzuola: fiorentini sulla carta d’identità , romagnoli nel cuore e nella cadenza. E per chiudere: San Marino. Sì, la Serenissima Repubblica, quella col seggio all’ONU 🇸🇲. Romagna pure lei. Ma la lasciamo politicamente indipendente. Al netto di chi si scandalizza in nome di Dante o delle torri di Bologna, la Romagna non ha bisogno di permessi per esistere dove è sempre esistita. Vedi meno