
In quanti sanno che durante l’occupazione italiana della Slovenia e della Dalmazia furono deportate 30.000 persone dalla sola provincia di Lubiana, compresi donne, bambini ed anziani?Quanti conoscono ciò che accadde tra il 1942 e il 1943 nel famigerato campo dell’isola di Rab(Arbe), oggi Croazia, dove le madri nascondevano sotto la paglia i corpi dei figli morti per continuare a ricevere anche la loro misera e pessima razione di cibo?
A Rab non vennero eseguite fucilazioni e non c’erano camere a gas con camini fumanti. A Kampor si moriva di fame, per deperimento fisico, per dissenteria, per maltrattamenti e per malattie di ogni genere.La vita nelle tende, sia d’estate che d’inverno, quando la bora gelida non perdona, un giaciglio di paglia sulla terra nuda, poca acqua, latrine rigurgitanti liquame in caso di pioggia: queste furono le cause principali di una così alta mortalità.Il vecchio edificio adibito ad ambulatorio (qualcuno aveva il coraggio di chiamarlo ospedale) era permanentemente occupato. I malati più gravi già sul punto di morire venivano stipati nello scantinato.Molti medici militari italiani si comportarono con umanità nonostante la carenza di prodotti farmaceutici e mezzi sanitari rendesse problematico il loro lavoro, sempre più aggravato dall’aumento delle malattie e soprattutto dai casi di dissenteria.C’era invece chi, fra i generali fascisti, della vita e delle sofferenze degli internati aveva ben altra considerazione.Ci fu un momento nel quale, non potendo fare fronte alla drammatica situazione – e anche per evitare possibili epidemie – i medici del campo ottennero di trasferire un consistente numero di ammalati, soprattutto bambini, in alcuni alberghi della città trasformati in ospedali di emergenza.In poco più di tredici mesi si raggiunse questo tragico primato. Nel campo di Rab non comandavano i tedeschi, ma i militari dell’esercito italiano mandati da Mussolini a portare la civiltà fascista.Tratto dal libro Il campo di sterminio fascista: L’isola di Rab (pag.68-69), di Franc Potočnik, comandante della Brigata partigiana “Rab”, internato nel campo di concentramento di Rab (Qui il libro completo in pdf: https://www.diecifebbraio.info/wp-content/uploads/2023/10/LIBRO-RAB.pdf“Comandante dei campi di Rab era il tenente colonnello Vincenzo Cuiuli. Era, però, anche comandante della guarnigione, benché regolarmente non sarebbe stato possibile che un ufficiale dei carabinieri fosse a capo di considerevoli forze dell’esercito regolare italiano.Cuiuli era per natura un sadico nel vero significato della parola, nello stesso tempo anche un fanatico fascista, ciò che lui stesso affermava in ogni occasione, dimostrandolo anche con i fatti.La sua inclinazione criminale tendeva a rendere sempre più difficile la vita degli internati che erano già allo stremo delle forze e di introdurre un tale regime nel campo che avrebbe cancellato negli intenti tutte le più elementari qualità umane abbassandoli al livello di animali per poi annientarli senza misericordia.Facendo questo, gioiva da sadico, ciò di cui ognuno poteva accorgersi dalle sue rozze parole e dal suo comportamento al cospetto degli internati.Aveva sempre con sé una frusta di cui si serviva volentieri.
È comprensibile che questo ufficiale fosse profondamente odiato proprio da tutti gli internati… Egli non era odiato solamente dagli internati, ma anche dagli italiani. Gli fu dato il soprannome di ‘serpente’”.All’inizio del 1942 all’interno del Campo si era costituita una cellula del Fronte di Liberazione della Slovenia che teneva contatti con gli antifascisti dell’Isola di Arbe dai quali si avevano notizie sull’andamento della guerra. Qualche notizia filtrava anche da parte dei soldati.Dopo la notizia che l’Italia aveva firmato l’armistizio tutti volevano sapere quale sorte li aspettava, quando e come avrebbero lasciato il campo. I membri del Comitato del Fronte di Liberazione di Kampor avevano organizzato la grande riunione, preoccupandosi che non si verificassero incidenti.Restava il problema del disarmo dei militari italiani, non solo quelli del campo ma anche di quelli dislocati nell’isola, in particolare nel capoluogo di Rab. Non mancarono difficoltà e momenti di tensione, specie con i carabinieri, ma alla fine tutto si risolse per il meglio.Non vi furono atti di vendetta. Solo i militari che in più occasioni si erano distinti in maltrattamenti nei confronti degli internati vennero arrestati per qualche giorno poi furono rilasciati. Vennero invece tenuti in stato di arresto, processati e condannati a morte per i loro crimini di guerra il Ten. Col. Vincenzo Cuiuli e una spia di nome Mohar. Cuiuli si taglierà le vene la notte prima dell’esecuzione.Con le armi sequestrate agli italiani, si formò la Brigata partigiana “Rab” della quale insieme agli arbesani fecero parte molti ex internati e anche soldati italiani che avevano capito che il fascismo aveva tradito la loro buonafede. Raggiunta la terraferma la brigata si unì alle forze dell’esercito di liberazione di Tito.I soldati italiani, privi di ordini, si dispersero: una parte si imbarcò su alcuni battelli diretti verso nord, forse per raggiungere Fiume o Trieste; altri cercarono la strada per rientrare in Italia con mezzi di fortuna. Si è saputo che gran parte venne intercettata dai tedeschi e finì nei lager in Germania.Non tutti riuscirono a lasciare il campo, dove oltre a sloveni e croati erano stati rinchiusi per “internamento protettivo” anche 2.761 ebrei. Di loro, 250 tra anziani, donne e bambini furono catturati e portati ad Auschwitz dopo che i tedeschi avevano ripreso il controllo dell’area, isola di Rab compresa.1.435 i morti di Rab ai quali è stato possibile dare un nome, mentre secondo le stime slovene i decessi furono più del doppio.https://www.patriaindipendente.it/…/il-campo-della…/
https://www.ilfattoquotidiano.it/…/80-anni-fa…/7286931/
https://www.diecifebbraio.info/…/2023/10/LIBRO-RAB.pdf
https://www.diecifebbraio.info/wp-content/uploads/2023/10/LIBRO-RAB.pdf):
Il campo di sterminio fascista: L’isola di Rab di Franc Potočnik,