
Sansepolcro – Costruire identità, conoscenza e coerenza nella salute ambiental23-25 ottobre 2026 – Auditorium sede direzionale Aboca, Sansepolcro (AR) tre giorni per rafforzare la prevenzione ambientale: dalla ricerca scientifica alle decisioni pubbliche Concluso a Sansepolcro il Congresso nazionale dei Medici per l’Ambiente. Al centro dei lavori qualità dell’aria, plastica, cambiamenti climatici, sostenibilità del sistema sanitario, prevenzione primaria e partecipazione delle comunità. Presentate ricerche, esperienze territoriali e proposte per rafforzare l’azione dell’Associazione. Il presidente Roberto Romizi:
«Più partecipazione. Più capacità organizzativa. La stessa indipendenza». Si è concluso oggi, presso l’Auditorium della sede direzionale di Aboca a Sansepolcro (Arezzo), il Congresso nazionale di ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente, che per tre giorni, dal 23 al 25 ottobre, ha riunito medici, ricercatori, professionisti sanitari e rappresentanti delle realtà territoriali impegnate nella tutela dell’ambiente e della salute. Il Congresso, dedicato al tema «Costruire identità, conoscenza e coerenza nella salute ambientale», ha rappresentato un’importante occasione di confronto sul ruolo dell’Associazione, sulle principali emergenze ambientali e sanitarie e sulla necessità di rafforzare il contributo delle evidenze scientifiche alle decisioni pubbliche. Dalle conseguenze dell’inquinamento atmosferico ai rischi legati alla plastica, dai cambiamenti climatici alla contaminazione delle acque e dei suoli, fino alla sostenibilità del sistema sanitario, i numerosi contributi hanno evidenziato quanto la prevenzione primaria debba diventare una componente fondamentale delle politiche per la salute. Accanto agli approfondimenti scientifici, ampio spazio è stato riservato alle esperienze sviluppate dalle sezioni ISDE, alle iniziative di advocacy, alla formazione, al coinvolgimento dei giovani e alla costruzione di una rete associativa sempre più capace di incidere sulle scelte delle istituzioni.
Indipendenza scientifica, partecipazione e giovani: le priorità di ISDE
La giornata inaugurale, venerdì 23 ottobre, è stata dedicata all’identità, alla missione e alle prospettive organizzative dell’Associazione. Il presidente nazionale Roberto Romizi ha delineato le priorità strategiche per il biennio 2026-2027, individuando nell’autorevolezza scientifica, nella presenza territoriale e nella credibilità pubblica le principali risorse dei Medici per l’Ambiente. Tra gli obiettivi indicati figurano il rafforzamento della partecipazione dei soci, la valorizzazione delle competenze disponibili, il ricambio generazionale e lo sviluppo di strumenti organizzativi ed economici capaci di garantire continuità alle attività dell’Associazione. Particolare attenzione è stata riservata alla tutela dell’indipendenza scientifica, attraverso criteri rigorosi per la selezione di sponsor e partner e la promozione di forme di finanziamento coerenti con i principi etici di ISDE.La direzione proposta da Romizi è stata sintetizzata in tre impegni: «Più partecipazione. Più capacità organizzativa. La stessa indipendenza». l ruolo delle nuove generazioni è stato al centro della sessione dedicata a ISDE Giovani, coordinata da Flavia Del Grosso e Valentina Quadrio, che ha valorizzato i progetti sviluppati nei territori e le opportunità di collaborazione tra giovani professionisti ed esperti dell’Associazione. La prima giornata ha affrontato inoltre il ruolo della comunicazione scientifica, attraverso l’esperienza di Isdenews, presentata da Marco Talluri, e le prospettive della formazione, con una riflessione coordinata da Elisabetta Chellini e Flavia Del Grosso. Tra le proposte figurano il rafforzamento di una rete di comunicazione diffusa, una maggiore condivisione dei materiali scientifici e la predisposizione di un programma nazionale di formazione rivolto ai soci, alle scuole, alle università e ai professionisti sanitari. Qualità dell’aria: nelle 27 città monitorate 6.731 decessi stimati attribuibili al PM2,5 La seconda giornata, sabato 24 ottobre, è stata dedicata al passaggio dalle evidenze scientifiche alle azioni concrete per la salute. Particolare rilievo ha assunto la presentazione del progetto nazionale “Cambiamo Aria”, realizzato da ISDE Italia in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign. Paolo Bortolotti e Marco Talluri hanno illustrato i risultati del monitoraggio mensile della qualità dell’aria in 27 città italiane e le prospettive di prosecuzione del progetto nel 2027. Il rapporto relativo al 2025 evidenzia che 25 città hanno registrato concentrazioni medie annuali di PM2,5 superiori al futuro limite europeo previsto per il 2030, mentre 24 hanno superato il nuovo valore limite per il biossido di azoto. L’analisi dell’impatto sanitario ha stimato 6.731 decessi attribuibili all’esposizione al PM2,5 nella popolazione adulta delle città considerate. Una stima epidemiologica che evidenzia la rilevanza dell’inquinamento atmosferico come fattore di rischio per la salute pubblica. La prosecuzione di “Cambiamo Aria” sarà orientata a rafforzare il monitoraggio, l’informazione e l’interlocuzione con le istituzioni, anche in vista dell’attuazione della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria.
Plastica, prescrizioni verdi e amianto: prevenire le esposizioni ambientali
La giornata di sabato ha affrontato anche i rischi per la salute associati all’esposizione alla plastica, attraverso i contributi di Maria Grazia Petronio, Elisabetta Chellini, Flavia Del Grosso e Maria Teresa Maurello. Tra le questioni approfondite figura l’inquinamento da mozziconi di sigaretta, i cui filtri plastici contribuiscono alla dispersione di microplastiche senza offrire benefici dimostrati per la salute dei fumatori. ISDE ha presentato proposte di sensibilizzazione e intervento rivolte a cittadini, amministrazioni locali e decisori istituzionali, fino alla progressiva eliminazione dei filtri in plastica. Un altro ambito di approfondimento è stato quello delle prescrizioni verdi, ossia l’integrazione del contatto con la natura nei percorsi di promozione della salute, secondo una prospettiva coerente con i principi One Health e Planetary Health. È stato inoltre affrontato il tema dell’inquinamento da asbesto nelle acque, con un contributo di Agostino Di Ciaula, presidente del Comitato scientifico ISDE Italia. Nel corso della giornata, Gianni Tamino ha ricordato Ernesto Burgio, già presidente del Comitato scientifico dell’Associazione, richiamando il valore del suo contributo scientifico e culturale alla medicina ambientale e alla prevenzione primaria. Dalla geotermia all’Alzheimer: ricerca interdisciplinare e nuovi strumenti di prevenzione Ampio spazio è stato dedicato alle ricerche scientifiche presentate dai soci e dai collaboratori dell’Associazione. ra i temi affrontati figurano gli effetti delle esposizioni ambientali sui processi biologici dell’invecchiamento, le conseguenze sanitarie della deforestazione amazzonica, le criticità ambientali ed epidemiologiche del Monte Amiata e le relazioni tra fattori ambientali e malattia di Alzheimer. Sono state inoltre illustrate le potenzialità delle nuove metodologie sperimentali basate sulla biologia umana nello studio delle patologie neurodegenerative, dell’obesità, del diabete e della cardiologia rigenerativa. Particolarmente significative le esperienze di ricerca applicata alla prevenzione, come il progetto «Piante in classe», sviluppato da ISDE Firenze e CNR-Istituto per la Bioeconomia, che ha documentato miglioramenti di alcuni indicatori della qualità dell’aria in aule scolastiche nelle quali sono state collocate piante. Un altro contributo ha riguardato l’accelerazione del riscaldamento climatico in Molise, con l’aumento delle notti tropicali, la diminuzione dei giorni di gelo e un incremento delle temperature medie annuali di circa due gradi nel periodo esaminato. La sessione ha confermato l’importanza di integrare epidemiologia, medicina clinica, tossicologia, biologia molecolare e scienze ambientali per comprendere i meccanismi attraverso cui le esposizioni influenzano la salute e sviluppare strumenti di prevenzione sempre più efficaci.
Le esperienze territoriali: porti, scuole, città e prevenzione
Il Congresso ha valorizzato anche le iniziative concrete sviluppate dalle sezioni ISDE nei diversi territori italiani. Dalla riqualificazione dell’illuminazione pubblica a Vercelli per contenere l’inquinamento luminoso al progetto educativo «Alberi che parlano» realizzato a Modena, dalle prescrizioni verdi alla collaborazione con le scuole, sono state presentate esperienze che mostrano il valore del coinvolgimento diretto delle comunità. Il Gruppo nazionale ISDE su Porti, Ambiente e Salute ha illustrato le attività avviate in tredici realtà portuali italiane, con particolare attenzione al monitoraggio delle emissioni, all’elettrificazione delle banchine e alla collaborazione con i comitati di cittadini. Da Campobasso è arrivata l’esperienza di «Campobasso previene», iniziativa che ha consentito di realizzare 3.157 prestazioni sanitarie gratuite attraverso screening e consulenze rivolti alla popolazione.
La discussione ha inoltre affrontato le criticità ambientali legate ai data center, le iniziative sui PFAS e la situazione ambientale della Terra dei Fuochi. Esperienze differenti che confermano il ruolo delle sezioni ISDE come punto di collegamento tra conoscenza scientifica, bisogni delle comunità e iniziativa istituzionale. Sistema sanitario sostenibile: dalla riduzione delle emissioni agli Ambulatori Verdi La giornata conclusiva, domenica 25 ottobre, è stata dedicata in particolare al rapporto tra ricerca e advocacy, con la presentazione di contributi orientati a trasformare le evidenze scientifiche in proposte operative. Un tema centrale è stato quello della sostenibilità ambientale del sistema sanitario, attraverso il progetto SOSTERRETE, presentato da Ornella Punzo dell’Istituto superiore di sanità, con il contributo di Laura Reali e Laura Mancini.La proposta individua quattro obiettivi strategici: ridurre le emissioni del settore sanitario, integrare la sostenibilità nella programmazione e nella governance, migliorare gli strumenti di misurazione degli impatti ambientali e promuovere interventi capaci di produrre benefici contemporaneamente per la salute e l’ambiente. ra le azioni indicate figurano l’efficienza energetica delle strutture, la riduzione degli sprechi, la sostenibilità degli approvvigionamenti, la preparazione agli eventi climatici estremi e la formazione del personale. Un’esperienza applicativa è stata presentata da Ilaria Mariotti, della sezione ISDE di Modena, con il progetto «Ambulatori Verdi», finalizzato a ridurre l’impatto ambientale delle attività sanitarie territoriali. A due anni dall’avvio, il progetto registra l’adesione di 14 unità operative, 45 pediatri di libera scelta e otto medici di medicina generale, oltre ad altri professionisti sanitari. Tra i 34 operatori che hanno risposto al questionario di valutazione, quasi il 90% ha dichiarato di aver introdotto nuove pratiche sostenibili nella propria attività.
L’esperienza dimostra come la riduzione dell’impatto ambientale della sanità possa partire anche dalle scelte organizzative e dai comportamenti quotidiani degli operatori.
Seveso, Chernobyl, agricoltura e città: agire sui determinanti della salute
La sessione domenicale ha affrontato anche le lezioni dei grandi disastri ambientali, a cinquant’anni da Seveso e quarant’anni da Chernobyl.
Elisabetta Chellini ha richiamato le conseguenze sanitarie, ambientali e sociali dei due eventi e il loro contributo alla crescita della consapevolezza pubblica, alla definizione delle politiche di sicurezza industriale e allo sviluppo dei movimenti per la tutela dell’ambiente.
Altri contributi hanno riguardato il ruolo dell’agricoltura biologica nel sequestro del carbonio nei suoli, la necessità di considerare i determinanti economici e sociali della salute e le possibilità offerte da una pianificazione urbanistica sistemica e partecipata.
La ricerca sul rapporto tra agricoltura biologica e carbon farming ha sottolineato, in particolare, la necessità di misurare i risultati climatici effettivi delle pratiche agricole, evitando di attribuire automaticamente al biologico una condizione di neutralità climatica.
È stata inoltre presentata un’analisi sull’evoluzione delle stazioni radio base per telefonia cellulare e dei livelli ambientali dei campi elettromagnetici, con particolare attenzione agli strumenti di pianificazione territoriale. Il filo conduttore dei contributi è la necessità di considerare la prevenzione primaria come un obiettivo trasversale alle politiche ambientali, economiche, urbanistiche e sanitarie.
Cooperazione internazionale e arsenico nelle acque: dalla conoscenza alle proposte legislative
La dimensione internazionale dell’impegno di ISDE è stata affrontata da Paolo Lauriola, presidente eletto di ISDE International, che ha richiamato la necessità di rafforzare la cooperazione tra professionisti sanitari, ricercatori, istituzioni e comunità per affrontare crisi ambientali e sanitarie che superano i confini nazionali. a le esperienze presentate figurano le collaborazioni sviluppate in America Latina sui temi della qualità dell’aria, dell’assistenza sanitaria primaria e della giustizia ambientale, con la prospettiva di ampliare il confronto ad altre regioni del Sud globale. Un esempio concreto del passaggio dalla conoscenza scientifica all’iniziativa legislativa è stato illustrato da Antonella Litta, che ha ricostruito l’impegno di ISDE Roma e Lazio nella predisposizione di una proposta di legge per ridurre i limiti massimi di concentrazione dell’arsenico nelle acque destinate al consumo umano. L’iniziativa punta a rafforzare la prevenzione degli effetti sanitari associati all’esposizione cronica all’arsenico, proponendo una revisione maggiormente cautelativa dell’attuale limite di 10 microgrammi per litro. La giornata conclusiva ha inoltre previsto gli interventi di Bettina Menne, già Senior Strategic Advisor dell’Organizzazione mondiale della sanità, sulle politiche per la salute fondate sulle evidenze, e di Celestino Panizza, componente della Giunta esecutiva nazionale, sul ruolo dei Medici per l’Ambiente nel passaggio dalla conoscenza all’azione.
La sfida per il futuro: rafforzare la prevenzione primaria e il ruolo della scienza nelle politiche pubbliche
Il Congresso nazionale ISDE Italia 2026 ha evidenziato la necessità di affrontare le grandi sfide ambientali e sanitarie attraverso una visione integrata, nella quale tutela degli ecosistemi, prevenzione delle malattie, equità sociale e partecipazione delle comunità siano considerate componenti di un’unica strategia. La ricerca scientifica deve contribuire non soltanto a identificare i rischi, ma anche a orientare le decisioni pubbliche, promuovere interventi sulle fonti di esposizione e valutare l’efficacia delle misure adottate. Per ISDE Italia, questo obiettivo richiede di rafforzare la collaborazione tra le sezioni territoriali, valorizzare le competenze scientifiche, coinvolgere le nuove generazioni, investire nella formazione e sviluppare una comunicazione capace di rendere comprensibili i risultati della ricerca. Il Congresso ha inoltre richiamato la necessità di garantire l’indipendenza scientifica dell’Associazione, condizione essenziale per rappresentare un riferimento autorevole per i cittadini e le istituzioni.Dalla qualità dell’aria alla plastica, dai cambiamenti climatici alla sostenibilità del sistema sanitario, la priorità è intervenire sulle cause ambientali delle malattie, prima che i loro effetti si manifestino. È questa la prospettiva che emerge dalle tre giornate di Sansepolcro: consolidare identità, conoscenze e capacità organizzative per rendere sempre più efficace il contributo dei Medici per l’Ambiente alla tutela della salute pubblica.
Congresso nazionale ISDE Italia 2026
Costruire identità, conoscenza e coerenza nella salute ambientale 23-25 ottobre 2026 – Auditorium sede direzionale Aboca, Sansepolcro (AR) Il Congresso si svolge con il patrocinio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Arezzo e con il contributo del Consiglio regionale.