
IN ALBANIA, GLI ARCHEOLOGI HANNO SCOPERTO CHE UN TEMPIO GRECO DI CIRCA 2.450 ANNI FA AVEVA TEG OLE DI MARMO IMPORTATE DALL’ISOLA DI PARO .Tra gli uliveti dell’Albania, nei pressi dell’antica città di Apollonia, si trova una colonna dorica che da secoli resiste al passare del tempo.
È ciò che rimane di un grande tempio greco conosciuto come il Tempio di Shtyllas, costruito in posizione dominante rispetto all’antico porto della città.Nell’autunno del 2026, una squadra internazionale di archeologi ha effettuato una nuova campagna di scavi, riportando alla luce particolari sorprendenti sull’architettura dell’edificio.Tra i ritrovamenti più interessanti figurano frammenti dell’antica copertura, risalente alla seconda metà del V secolo a.C.Le analisi preliminari indicano che per il tetto sarebbero state utilizzate tegole di marmo provenienti dall’isola greca di Paro, celebre nell’antichità per la qualità delle sue pietre, insieme a materiali da costruzione importati da Corinto.Questo significa che, già circa 2.450 anni fa, gli abitanti di Apollonia potevano contare su una rete di collegamenti commerciali capace di trasportare materiali architettonici pesanti attraverso il Mediterraneo.Non si trattava di una città isolata.Apollonia era stata fondata da coloni greci provenienti da Corinto e Corcira, l’attuale Corfù, ed era diventata uno dei principali centri commerciali e culturali della costa orientale dell’Adriatico.Il santuario di Shtyllas testimonia l’importanza economica e religiosa raggiunta dalla città.Durante gli scavi, diretti dagli archeologi Lavdosh Jaupaj e Stephan G. Schmid, sono stati recuperati anche frammenti di sculture, ceramiche appartenenti a differenti periodi storici e monete coniate nell’antica Apollonia.Gli studiosi hanno individuato inoltre tegole di produzione locale, probabilmente utilizzate durante successive modifiche dell’edificio.Grazie a queste scoperte sarà possibile ricostruire meglio la storia del tempio, dalle prime fasi della sua costruzione fino alle trasformazioni e alla distruzione.Le ricerche hanno interessato anche l’area dell’altare e quella dell’ingresso, dove sono state effettuate indagini per comprendere l’organizzazione originaria degli spazi.Nonostante i progressi, l’aspetto completo del santuario rimane ancora da chiarire.La sua unica colonna superstite rappresenta inoltre una testimonianza architettonica particolarmente rara nell’Adriatico orientale, tanto che uno degli obiettivi del progetto è garantirne la conservazione.Quella colonna solitaria, circondata oggi dagli ulivi, apparteneva a un edificio per il quale gli antichi costruttori importarono materiali pregiati da centinaia di chilometri di distanza. Un dettaglio che racconta quanto fossero estese e organizzate le relazioni tra le città del mondo greco. Vedi meno