
Estate 1849. La Repubblica Romana è appena caduta, e mezza Europa dà la caccia all’uomo che ha fatto tremare i troni: Giuseppe Garibaldi. Braccato da migliaia di soldati austriaci che presidiano ogni angolo della Romagna, l’Eroe dei Due Mondi non ha un attimo di tregua.
Dopo aver trovato rifugio nella vicina Repubblica di San Marino, con l’amata Anita ormai gravemente malata e un manipolo di fedelissimi al suo fianco, il Generale sa che la morsa si sta stringendo. La costa adriatica è l’unica via per tentare l’imbarco verso Venezia, ma Rimini è blindata e sotto stretto controllo militare.È la notte tra il 31 luglio e il 1° agosto 1849 quando scatta la leggenda della “Trafila”. Evitando la città presidiata e scivolando nell’ombra delle colline, la piccola colonna di superstiti si muove furtiva tra Torriana, San Giovanni in Galilea e Sogliano. Aiutati da guide coraggiose, contadini e patrioti locali che rischiano la fucilazione, i fuggiaschi sfuggono quasi per miracolo alle pattuglie nemiche, diretti verso il porto di Cesenatico.Non un soggiorno di riposo, dunque, ma una corsa disperata nei nostri territori: un battito di ciglia intriso di coraggio, polvere e disperazione, che ha legato per sempre l’anima di Garibaldi alla terra di Romagna.