Lupi nell’Aretino e informazioni divulgate da ENPA

Bruni chiede verifiche su riservatezza e segnalazioni Esposto a Procura, Comune e Regione sugli obblighi degli operatori e dei veterinari, sui tempi delle comunicazioni e sui possibili effetti della diffusione di dettagli utili agli autori dei fatti. Arezzo, 09/10/2026 Marco Bruni, ex Presidente del disciolto comitato Emergenza Lupo – Arezzo,

chiede di verificare se la divulgazione da parte di ENPA di informazioni sui lupi recuperati nell’Aretino sia stata compatibile con gli obblighi di riservatezza connessi agli incarichi svolti e con le esigenze degli accertamenti su possibili reati contro animali protetti. È il punto centrale dell’esposto inviato il 6 ottobre 2026, indirizzato alla Procura della Repubblica di Arezzo, al Comune di Arezzo e alla Regione Toscana.
«Ritengo fortemente criticabile che informazioni tecniche apprese durante attività di soccorso, recupero o esame degli animali siano state utilizzate in un comunicato associativo senza chiarirne provenienza e titolo di divulgazione. Chiedo di accertare se gli operatori, per le funzioni concretamente esercitate, rivestissero la qualifica di incaricati di pubblico servizio e quali obblighi di riservatezza fossero tenuti a rispettare», afferma Bruni. La richiesta riguarda anche i doveri professionali di riservatezza dei veterinari. «Aver eseguito una visita o un esame non significa poter rendere pubblici i risultati. Occorre ricostruire chi li abbia prodotti, a chi li abbia trasmessi e chi ne abbia deciso la diffusione. L’esigenza di segnalare lesioni sospette alle autorità non giustifica, da sola, la divulgazione mediatica dei dati acquisiti». Un passaggio centrale riguarda la tempestività delle segnalazioni. L’intervento di Molinelli risale al 4 agosto, mentre la comunicazione ripresa dalla stampa ai primi di ottobre riferisce di atti predisposti per l’inoltro alla Procura. «Quando sono state informate le autorità? Si trattava della prima segnalazione o di documentazione integrativa? Chiedo di verificare se, di fronte a elementi indicativi di possibili reati
contro animali protetti, siano stati rispettati gli obblighi e i tempi di comunicazione applicabili ai soggetti
coinvolti». L’esposto non assume come dimostrato un ritardo, ma chiede di chiarire questa distanza
temporale. Bruni richiama inoltre le possibili conseguenze della pubblicazione di luoghi, tempi, lesioni e risultati degli esami. «Rendere noti questi dettagli può mettere sull’avviso chi ha commesso i fatti, consentendogli di conoscere gli elementi emersi e potenzialmente agevolandolo nell’eludere gli accertamenti. Chiedo che sia valutato se la comunicazione abbia esposto le indagini a questo rischio». L’eventuale concreto pregiudizio resta da accertare. Le verifiche richieste collegano i ruoli di Comune, Regione Toscana, ENPA, Le Impronte del Bosco, veterinari e Istituto Zooprofilattico, qualora coinvolto. Se recuperi o esami fossero stati svolti da soggetti esterni a ENPA, occorrerebbe chiarire come i risultati siano arrivati all’associazione. L’esposto solleva anche dubbi sui riscontri dell’attribuzione delle lesioni ad armi da fuoco: negli articoli non vengono illustrati esami balistici, senza che questo ne dimostri l’assenza.
«La riservatezza, la tempestività delle segnalazioni e la tutela degli accertamenti sono il cuore della questione. Comune e Regione chiariscano regole e controlli sui servizi affidati. Spetta alle autorità verificare i fatti e accertare eventuali responsabilità», conclude Bruni.