
PROTAGONISTI DEL CALCIO SI RACCONTANO Hotel New Energy Valdichiana – Rigutino (AR)
Giovedì 8 ottobre, ore 18:00 Il dirigente romano ospite ad Arezzo in occasione dell’evento “I protagonisti del calcio si raccontano” del Festival del Calcio Italiano
Nella giornata di ieri, presso l’Hotel New Energy Valdichiana, si è tenuto un nuovo appuntamento di “I protagonisti del calcio si raccontano”, format ideato dal giornalista e project manager Donato Alfani, nell’ottica della 15ª edizione del Festival del Calcio e dello Sport Italiano. Questa volta, dopo Amedeo Carboni e Fabrizio Castori, l’ospite d’onore è stato Giorgio Perinetti, dirigente, direttore sportivo e attualPrima di iniziare, a prendere la parola è stato Donato Alfani, per effettuare i canonici saluti istituzionali: “Conosciamo tutti la storia del direttore, soprattutto i suoi aspetti umani. Lui è la Bibbia del calcio: per noi averlo qua è un grandissimo onore”. Tanti sono stati i temi trattati dal direttore sportivo, tra cui il rapporto con gli allenatori e gli altri dirigenti: “Conte l’ho conosciuto da calciatore, ai tempi della Juve: era il più brillante per personalità. Sin da subito ho pensato che potesse diventare un grande allenatore. Sono tanti i simpatici aneddoti che posso raccontare: per esempio quelli sulla Roma, che ogni tanto anticipava le partite di campionato per giocare in coppa. Ho ricordi anche legati ad Arezzo: io e Viola ci recavamo in città per vedere la partita e lui amava fermarsi a mangiare i fagioli all’uccelletto”. Un lavoro decisamente entusiasmante, ma allo stesso tempo impegnativo, soprattutto per quanto riguarda i rapporti umani. Quelli più particolari, senza dubbio, sono stati quelli con i presidenti: “Ho scritto una poesia sui presidenti: diciamo che quelli più speciali li ho avuti io. Con alcuni ho avuto qualche difficoltà, soprattutto con presidenti-imprenditori come Sensi, Viola e Ferlaino, anche se era un calcio diverso. Invece, con Zamparini, Preziosi e Cellino ho sfiorato il manicomio. Cellino mi chiamava anche alle due di notte, per chiedermi l’età dei giocatori: dovevo tenere a portata di mano un altro telefono, uno per rispondere e un altro per controllare i dati su Internet. Tutto ciò insegna che il calcio non ha orari“. Inoltre, Perinetti ha sottolineato quanto sia cambiata nel tempo la figura del direttore sportivo: “Una volta il ds era il direttore commerciale della società, gli incassi erano quelli al botteghino e poco altro. Si guadagnava con le plusvalenze, ma quelle vere, non quelle di oggi. Il direttore faceva il bene della società: faceva quadrare i conti e crescere la società. Oggi, invece, il suo è più un lavoro di rapporti, dove i procuratori hanno preso sempre più spazio”. Commovente il ricordo dell’adorata figlia Emanuela, a cui è stato dedicato il libro “Quello che non ho visto arrivare. Emanuela, l’anoressia e ciò che resta di bello”, in cui Perinetti invita a sensibilizzare più persone possibili sui disturbi alimentari: “Mia figlia Emanuela faceva marketing sportivo. Aveva una carriera avviata, in cui vedeva da vicino i suoi idoli d’infanzia, come Del Piero. Purtroppo però è stata colpita dai disturbi alimentari: in Italia succede a tre milioni di giovani, un numero elevatissimo. Sono cose gestibili solo se le intuisci subito e io, purtroppo, non avevo gli strumenti e le conoscenze per farlo. Il titolo del mio libro è emblematico, perché quelli che non ho visto arrivare sono i segnali di un disagio ancora oggi molto sottovalutato. Basti pensare che la legge non obbliga i giovani maggiorenni alla cura, anche quando è palese che non siano lucidi nel prendere delle decisioni per il loro benessere. Questo è stato il mio dramma più feroce, ovvero la mia impotenza di fronte a una situazione che si sarebbe aggravata di lì a poco”. Dopo questo momento toccante, la serata si è conclusa con il conferimento al direttore del “Premio alla carriera”, consegnato dal direttore sportivo dell’Arezzo Nello Cutolo e da Jacopo Dezi, suo collaboratore e dirigente sportivo. Per il secondo anno consecutivo, Arezzo è stata scelta come Capitale italiana del Calcio e dello Sport, riaffermando la propria vocazione ad ospitare eventi di rilievo nazionale, atti a promuovere i valori dello sport e di valorizzazione del territorio.
Un ringraziamento speciale è rivolto alla famiglia Manzo e, in particolare, al presidente Guglielmo Manzo, il cui costante supporto ha contribuito in maniera determinante alla crescita del Festival e alla realizzazione di iniziative di alto profilo nel territorio toscano.
Festival del Calcio Italiano Leonardo FANTACCHIOTTI