
Inaugurato anno scolastico 2026/2027 alla presenza dell’assessore regionale alla formazione Fabio Barcaioli in visita al centro e ai laboratori
La Scuola di Arti e Mestieri G.O. Bufalini ha inaugurato ufficialmente questa mattina l’anno scolastico 2026/2027 alla presenza dell’assessore regionale all’istruzione, alla formazione e alle politiche giovanili Fabio Barcaioli
insieme al Presidente della scuola Giovanni Granci, ai rappresentanti del Cda, del direttore Marco Menichetti, e dei sindaci dei comuni di Città di Castello e San Giustino, Luca Secondi e Stefano Veschi con i rispettivi assessori alle politiche scolastiche, Letizia Guerri e ai rappresentanti di SUL – Scuole Umbre per il Lavoro e della Regione Umbria. Dopo i saluti istituzionali, accolto dal Presidente Giovanni Granci e dalla direzione, l’assessore Barcaioli ha visitato la scuola e i suoi laboratori di cucina e sala, benessere e meccanica, dove ha incontrato gli studenti, i docenti e formatori ed ha potuto vedere da vicino il lavoro quotidiano che si svolge nei percorsi professionali. L’appuntamento giunge dopo un avvio d’anno che conferma la crescita dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale: gli iscritti ai percorsi IeFP sono complessivamente 170 su quattro anni di corso, e oltre 60 allievi hanno scelto la Bufalini già al primo anno. Nei percorsi di Tecnico di Cucina, Benessere (Acconciatura ed Estetica) e Meccanica Tradizionale e Auto e Moto, alle lezioni frontali si affiancano l’impresa simulata, un approccio fortemente legato al mondo del lavoro, e lunghi tirocini nelle realtà produttive del territorio. Spesso, al termine del tirocinio, le aziende propongono contratti di apprendistato di primo livello, che permettono ai ragazzi di proseguire gli studi lavorando nel proprio settore. Accanto alla formazione dei giovani, la Bufalini è un punto di riferimento per le politiche attive del lavoro. Con i corsi GOL (Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori) la scuola ha formato finora 180 saldatori, e con la 36ª edizione del corso, l’ultima in programma, si arriverà a quota 200 professionisti avviati a un mestiere molto richiesto dalle imprese del territorio. La formazione sulla saldatura non si ferma: dal 7 novembre partiranno infatti i corsi di saldatura di Scuola Radio Elettra, frutto dell’accordo siglato con la Bufalini. La scuola è inoltre impegnata sul fronte del Servizio Civile Universale, di cui è ente capofila con oltre 100 sedi sul territorio nazionale, e ospita nella propria sede 4 volontari, offrendo ai giovani un’ulteriore occasione di crescita e di esperienza al servizio della comunità. “È una storia che affonda le radici nel 1909, quando nacque la Scuola Operaia di Città di Castello, e che a 117 anni dalla fondazione continua a legare formazione e lavoro. L’inaugurazione di oggi e’ stata l’occasione per ribadire, davanti alle istituzioni regionali e locali, il valore di un modello formativo che mette insieme giovani, imprese e territorio”, ha dichiarato il presidente della scuola, Giovanni Granci. “Visitare i laboratori della Bufalini – ha sottolineato l’assessore regionale, Fabio Barcaioli – permette di vedere da vicino quanto contino la qualità dell’insegnamento e il rapporto tra formazione e lavoro. Ai giovani servono luoghi in cui imparare un mestiere, mettere alla prova le proprie capacità e costruire autonomia, senza che le condizioni economiche o sociali delle famiglie limitino le loro possibilità. Come Regione, vogliamo che la formazione professionale abbia piena dignità e riceva l’attenzione che merita, ecco perchè anche chi frequenta questi importanti istituti può usufruire dell’abbonamento al trasporto pubblico agevolato a 70 euro. Ogni ragazza e ogni ragazzo deve poter scegliere il proprio percorso sulla base delle proprie inclinazioni, con la prospettiva di un lavoro tutelato e di una retribuzione giusta. È su queste condizioni – ha concluso Barcaioli – che si misura la capacità delle istituzioni di stare dalla parte delle nuove generazioni”. Alla cerimonia hanno preso parte anche i sindaci di Città di Castello e San Giustino, Luca Secondi e Stefano Veschi, a conferma del forte legame che unisce le due amministrazioni alla Scuola G.O. Bufalini e della comune volontà di investire nella formazione professionale quale elemento strategico per lo sviluppo sociale, economico e occupazionale dell’Alta Valle del Tevere: “un punto di riferimento storico che rappresenta un vanto per la nostra comunità. Buon lavoro al nuovo cda, ai dipendenti della scuola e agli studenti per un proficuo nuovo anno scolastico”. Sono intervenuti inoltre il consigliere regionale, Letizia Michelini e il vice-presidente della sezione altotiberina di Confindustria, Angelo Benedetti che hanno sottolineato il ruolo storico che da decenni svolge la “Bufalini” in ambito formativo ed occupazionale.
LA STORIA Il 21 novembre del 1909 una pubblica manifestazione nel Palazzo Municipale sancì la nascita della Scuola Operaia di Città di Castello, a lungo promossa dai migliori intellettuali locali. A quel tempo la maggior parte dei cittadini viveva nelle campagne dove l’attività prevalente era senz’altro l’agricoltura. La crescente necessità di lavoro e di nuove occupazioni spinse molti a cercare lavoro all’estero anche se un certo dinamismo stava nascendo nell’industria meccanica. Piccole botteghe di falegnami, fabbri, decoratori e scalpellini sopravvivevano faticosamente in angusti e poco salubri ambienti insegnando ai garzoni una professionalità ricca di saperi tradizionali, ma ormai insufficiente in un mondo che richiedeva sempre più prodotti nuovi, conoscenze tecnologiche, raffinatezza e precisione di esecuzione. Fu in questo difficile contesto che Giulio Pierangeli, al tempo figura emergente della democrazia tifernate, venne messo a capo della Società Patriottica degli Operai. Ad alimentare concrete speranze nello sviluppo della scuola furono le vicende del marchese tifernate Giovanni Ottavio Bufalini che, deceduto nel 1896, aveva disposto che una parte ingente del suo patrimonio venisse devoluto a favore di “una istituzione di beneficenza” a favore di esercenti arti e mestieri nei comuni di Città di Castello e San Giustino. Fu così che nel 1920 la scuola diventò “Officina”. La Scuola ha attraversato e superato periodi difficili della storia italiana come la Grande guerra, la crisi degli anni 30 e la seconda guerra mondiale anche grazie all’aiuto della cittadinanza e di personalità della società tifernate ed altotiberina. Dal punto di vista della formazione professionale la “Bufalini” divenne il punto di riferimento soprattutto di quei giovani che non potevano, o volevano, proseguire gli studi dopo la scuola elementare e abbisognavano delle competenze per inserirsi presto e bene nel mondo del lavoro. La scuola ebbe il merito di rifornire con continuità un mercato del lavoro in espansione degli operai specializzati richiesti: tornitori, aggiustatori, forgiatori, saldatori, mobilieri, intagliatori, carpentieri e cementisti. La scuola, già in quegli anni, aveva un ruolo fondamentale per la comunità altotiberina dal punto di vista della formazione professionale ma non solo. L’istituto ha avuto l’onore di essere stato protagonista di un rapporto diretto, seppur di breve periodo, col celebre artista tifernate Alberto Burri. La storia narra, infatti, che il maestro realizzò una sua opera nel 1948 nei locali della scuola dato che ne aveva richiesto l’utilizzo per la realizzazione di alcune sue opere. Burri, all’epoca non ancora considerato un artista di livello mondiale, si dilettò a disegnare, sul retro di un registro utilizzato dall’istituto, questa piccola opera che poi decise di regalare alla Scuola come segno di riconoscenza e ringraziamento per l’utilizzo dei locali. Da allora l’opera è rimasta a scuola per diversi anni prima di essere consegnata alla Fondazione Palazzo Albizzini che ancora oggi la custodisce nella “Collezione Burri”.