IL VIAGGIO IN CALABRIA DI ALEXANDRE DUMAS, CITTADINO ONORARIO CALABRESE

Molti furono gli scrittori che subirono il fascino dell’antica terra di Calabria, pittoresca e romantica ma anche selvaggia, fonte straordinaria di ispirazione. Uno di questi fu Alexandre Dumas che, nell’autunno 1835 in compagnia del pittore Jadin e del fido cane Milord, percorse a dorso di mulo la Calabria ancora tristemente provata dal terremoto del 1783

Dumas (padre), maestro francese del romanzo storico e del teatro romantico, conosciuto in tutto il mondo per i suoi capolavori che hanno fatto la storia della letteratura moderna tra cui “Il Conte di Montecristo” e la trilogia dei “3 Moschettieri”, è conosciuto anche per essere stato un gran viaggiatore, incuriosito dalle più diverse culture, innamorato dell’Italia e soprattutto del Sud della penisola.

Nelle 146 pagine del suo racconto “Viaggio in Calabria” sono annotate le avventure dello scrittore in una realtà sociale arretrata, ma ugualmente affascinante per la sua spontaneità, inserita in un paesaggio fra i più belli, selvaggi ed immacolati che avesse mai visitato.

Lo scrittore, sorpreso da una improvvisa tempesta che gli impedì di proseguire la navigazione dalla Sicilia verso Nord, fu costretto a percorrere la Calabria via terra, da Villa San Giovanni in cui approdò l’8 ottobre 1835 con la speronara “Santa Maria di Piedigrotta”, a Cosenza (20 ottobre). Un viaggio abbastanza lungo per l’epoca, svolto in diverse tappe, tra cui Cinquefrondi, Scilla, Bagnara, Palmi, Monteleone, Pizzo, Vena, Tiriolo, Maida, Rogliano.

Durante ogni fermata Dumas non manca di annotare sul suo taccuino di viaggio notizie storiche e fantastiche. Tra terremoti (quelli del 12 e 13 ottobre di quell’anno che sconvolsero gran parte della regione) e piogge torrenziali, tra narrazioni gustose, esperienze al limite del tragicomico e personaggi singolari, il viaggio di Dumas si trasforma così in un avventuroso racconto stilato con sagacia ed ironia.

A Cosenza, nonostante la città fosse semidistrutta dal terremoto, riuscì a prenotare presso l’albergo “Al riposo di Alarico” rimasto miracolosamente indenne. Fermatosi per alcuni giorni, visitò la città dei Bruzi e i borghi vicini e partecipò a processioni penitenziali e riti propiziatori indetti dalle popolazioni per invocare l’aiuto divino contro il terremoto. Dumas riprese il viaggio in mare imbarcandosi al porticciolo di San Lucido dove nel frattempo era approdato il capitano Arena con la sua speronara.

Lo scrittore esprime il suo rammarico nel salutare quel «posto della terra in cui avevamo trovato il più completo riposo» e così aggiunge: «al momento di lasciare la Calabria cominciavamo a sentirci legati, malgrado tutto quello che avevamo sofferto, a questi uomini così curiosi da studiare nella loro rudezza primitiva e a questa terra così pittoresca da osservare nei suoi sconvolgimenti eterni».

Durante il viaggio in Calabria lo scrittore si era innamorato di storie come l’esecuzione di Gioacchino Murat nel Castello di Pizzo o le rocambolesche imprese dei briganti, fenomeno di cui cercò di individuare le cause determinanti (del tema si occupò nell’opera Cento anni di brigantaggio nelle province meridionali d’Italia, pubblicata nel 1863).

È proprio grazie a questo viaggio che nacquero diversi suoi lavori dedicati a luoghi e vicende della Calabria, come i due romanzi, pubblicati fra il 1840 e il 1842, “Maitre Adam, le Calabrais” e “Cherubino e Celestino” e le sue “Impressions de voyage: le capitaine Arena” pubblicato a Parigi nel 1854.

Successivamente a questo viaggio, a Napoli fondò e diresse il giornale “L’Indipendente”, stampato fino al 1876, il cui curatore fu Eugenio Torelli Viollier futuro fondatore del “Corriere della Sera”. Proprio dalle pagine de “L’Indipendente” partì un’iniziativa che rinsaldò ancor di più il legame di Dumas con la Calabria: rilanciò sulle colonne del giornale l’accesa campagna contro la pena di morte promossa dal grande scrittore francese ed amico Victor Hugo, che riteneva questa pratica “il segno caratteristico ed eterno della barbarie”, in quanto inumana oltre che del tutto inefficace come deterrente per i criminali.

L’iniziativa riscosse tutta una serie di adesioni da parte di numerosi paesi del Cosentino che, nel 1863, come segno di supporto alla campagna, concessero a Dumas la Cittadinanza Onoraria con delibere dei Consigli e delle Giunte Municipali; a rendere omaggio allo scrittore furono Cosenza, San Marco Argentano, Cervicati, Mongrassano, Fuscaldo, Spezzano Albanese, Mottafollone, Malvito, Bonifati, Tarsia, Fagnano Castello, Paola e Bisignano, luoghi da cui lo scrittore trasse in alcuni casi spunto per farne conoscere la storia.

Sarebbe bello ed importante per la Calabria che ognuno di questi comuni riuscisse a trovare il proprio documento in cui si dava la cittadinanza a Dumas così da ricordare un avvenimento ormai dimenticato ma che dimostra ancora una volta quanto il popolo calabrese era intellettualmente evoluto, disprezzando la pena di morte prima che fosse abolita definitivamente nel 1889.