
Si è insediato il nuovo consiglio di amministrazione della scuola di arti e mestieri “G.O. Bufalini”, per il quadriennio 2026-2030: il professor Giovanni Granci confermato alla presidenza. Sarà affiancato nel Cda da Paola Baldicchi, Marcello Gnoni, Giovanni Granci, Elisa Volpi e Filippo Ceccarini
Alla cerimonia di insediamento hanno preso parte anche i sindaci di Città di Castello e San Giustino, Luca Secondi e Stefano Veschi. Da “orgoglio” a “modello” quello della plurisecolare scuola di Arti e Mestieri, “G.O. Bufalini”. Da “orgoglio” a “modello” quello della plurisecolare scuola di Arti e Mestieri, “G.O. Bufalini”. Si è insediato questa mattina il nuovo Consiglio di Amministrazione della Scuola di Arti e Mestieri “G.O. Bufalini”, Centro di Istruzione e Formazione Professionale ASP, che guiderà l’istituto nel quadriennio 2026-2030. Nel corso della seduta inaugurale il consiglio ha confermato alla presidenza il professor, Giovanni Granci, dando così continuità al percorso di crescita e consolidamento intrapreso negli ultimi anni. Il Cda nominato dalle amministrazioni comunali di Città di Castello e San Giustino, soci fondatori della scuola, è composto da Paola Baldicchi, Marcello Gnoni e Giovanni Granci per il comune di Città di Castello ed Elisa Volpi e Filippo Ceccarini per il comune di San Giustino. Nel corso dell’incontro, il presidente Giovanni Granci e il direttore Marco Menichetti, insieme a tutti i consiglieri, hanno rivolto un particolare ringraziamento a Marcello Minelli che, nei due precedenti mandati, ha svolto il proprio incarico con grande professionalità, mettendo costantemente a disposizione della scuola competenze, esperienza e spirito di servizio, contribuendo in maniera significativa al raggiungimento degli importanti risultati ottenuti dall’istituto. “Ringrazio le amministrazioni comunali per la fiducia che mi è stata nuovamente accordata – ha dichiarato il presidente Giovanni Granci. Questa riconferma rappresenta una tangibile testimonianza del percorso di crescita costante della Scuola di Arti e Mestieri G.O. Bufalini, che negli ultimi anni è diventata un punto di riferimento per la formazione professionale non soltanto a livello locale, ma anche nazionale. Continueremo a lavorare per rafforzare ulteriormente il ruolo della scuola, valorizzando un’offerta formativa sempre più innovativa, capace di intercettare i bisogni del territorio, delle imprese e delle nuove generazioni”. Il direttore Marco Menichetti ha sottolineato il valore della continuità amministrativa e progettuale che caratterizza questo nuovo mandato. “La sostanziale riconferma del Consiglio di Amministrazione garantisce continuità al progetto avviato nel 2022 e ci permette di programmare con efficacia e visione strategica le attività dei prossimi anni. Una prospettiva di medio e lungo periodo che sarà fondamentale per proseguire il percorso di riqualificazione, innovazione e valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale di cui la scuola è custode, consolidando ulteriormente il ruolo della G.O. Bufalini quale istituzione formativa di riferimento per il territorio e per il sistema produttivo”. Menichetti inoltre riferendosi a progetti futuri ha fatto riferimento alla recente sottoscrizione di un accordo di collaborazione con il gruppo Radio Elettra finalizzato al rilancio in chiave attuale di antichi e storici mestieri come quello di operatore del legno, “falegname” e meccanico-saldatore. Alla cerimonia di insediamento hanno preso parte anche i sindaci di Città di Castello e San Giustino, Luca Secondi e Stefano Veschi, a conferma del forte legame che unisce le due amministrazioni alla Scuola G.O. Bufalini e della comune volontà di investire nella formazione professionale quale elemento strategico per lo sviluppo sociale, economico e occupazionale dell’Alta Valle del Tevere: “un punto di riferimento storico che rappresenta un vanto per la nostra comunità. Buon lavoro al nuovo cda, ai dipendenti della scuola e studenti”.
LA STORIA
Il 21 novembre del 1909 una pubblica manifestazione nel Palazzo Municipale sancì la nascita della Scuola Operaia di Città di Castello, a lungo promossa dai migliori intellettuali locali. A quel tempo la maggior parte dei cittadini viveva nelle campagne dove l’attività prevalente era senz’altro l’agricoltura. La crescente necessità di lavoro e di nuove occupazioni spinse molti a cercare lavoro all’estero anche se un certo dinamismo stava nascendo nell’industria meccanica. Piccole botteghe di falegnami, fabbri, decoratori e scalpellini sopravvivevano faticosamente in angusti e poco salubri ambienti insegnando ai garzoni una professionalità ricca di saperi tradizionali, ma ormai insufficiente in un mondo che richiedeva sempre più prodotti nuovi, conoscenze tecnologiche, raffinatezza e precisione di esecuzione. Fu in questo difficile contesto che Giulio Pierangeli, al tempo figura emergente della democrazia tifernate, venne messo a capo della Società Patriottica degli Operai. Ad alimentare concrete speranze nello sviluppo della scuola furono le vicende del marchese tifernate Giovanni Ottavio Bufalini che, deceduto nel 1896, aveva disposto che una parte ingente del suo patrimonio venisse devoluto a favore di “una istituzione di beneficenza” a favore di esercenti arti e mestieri nei comuni di Città di Castello e San Giustino. Fu così che nel 1920 la scuola diventò “Officina”. La Scuola ha attraversato e superato periodi difficili della storia italiana come la Grande guerra, la crisi degli anni 30 e la seconda guerra mondiale anche grazie all’aiuto della cittadinanza e di personalità della società tifernate ed altotiberina. Dal punto di vista della formazione professionale la “Bufalini” divenne il punto di riferimento soprattutto di quei giovani che non potevano, o volevano, proseguire gli studi dopo la scuola elementare e abbisognavano delle competenze per inserirsi presto e bene nel mondo del lavoro. La scuola ebbe il merito di rifornire con continuità un mercato del lavoro in espansione degli operai specializzati richiesti: tornitori, aggiustatori, forgiatori, saldatori, mobilieri, intagliatori, carpentieri e cementisti. La scuola, già in quegli anni, aveva un ruolo fondamentale per la comunità altotiberina dal punto di vista della formazione professionale ma non solo. L’istituto ha avuto l’onore di essere stato protagonista di un rapporto diretto, seppur di breve periodo, col celebre artista tifernate Alberto Burri. La storia narra, infatti, che il maestro realizzò una sua opera nel 1948 nei locali della scuola dato che ne aveva richiesto l’utilizzo per la realizzazione di alcune sue opere. Burri, all’epoca non ancora considerato un artista di livello mondiale, si dilettò a disegnare, sul retro di un registro utilizzato dall’istituto, questa piccola opera che poi decise di regalare alla Scuola come segno di riconoscenza e ringraziamento per l’utilizzo dei locali. Da allora l’opera è rimasta a scuola per diversi anni prima di essere consegnata alla Fondazione Palazzo Albizzini che ancora oggi la custodisce nella “Collezione Burri”.