Il suono di David Gilmour

Il suono di David Gilmour non si misura in colpi al minuto, ma in gravità. Nato nel 1946 a Cambridge in un contesto accademico, ha compreso precocemente che nel rock l’urgenza della velocità valeva meno della ricerca della nota assoluta, quella capace di galleggiare nell’aria e ridefinire lo spazio circostante.

Per lui, il silenzio tra un accordo e l’altro non è mai stato un vuoto, ma il respiro necessario per permettere all’emozione di attecchire. L’ingresso nei Pink Floyd, avvenuto a ventun anni per affiancare e poi sostituire l’amico d’infanzia Syd Barrett, avrebbe potuto tradursi in un vicolo cieco artistico. Invece di inseguire la deriva psichedelica e frammentata del vecchio leader, Gilmour scelse di iniettare nel gruppo una nitidezza melodica celestiale, un ordine strutturale che avrebbe trasformato la band in un fenomeno planetario. È nato così quel “tocco” inconfondibile: una modulazione millimetrica del bending, capace di far piangere o sussurrare le corde di una Fender Stratocaster. Nel plasmare l’architettura sonora di pietre miliari come *The Dark Side of the Moon* e *Wish You Were Here*, ha ridefinito lo studio di registrazione, convertendolo in un generatore di sogni e di esperienze sensoriali totali.Quando le fratture interne e le guerre legali hanno rischiato di far implodere il mito, Gilmour ha assunto il comando con fermezza estetica, traghettando l’eredità dei Pink Floyd verso traguardi monumentali negli stadi di tutto il mondo. Eppure, dietro i laser e gli schermi circolari, è sempre rimasto un uomo sobrio, distante dalle logiche del divismo e concentrato unicamente sulla purezza del legno e del metallo.Una concretezza che nel 2019 si è trasformata in un gesto di responsabilità collettiva, quando ha deciso di separarsi dalla sua intera collezione di strumenti, compresa la mitica “Black Strat”, raccogliendo all’asta oltre venti milioni di dollari interamente devoluti alla causa ambientale contro il cambiamento climatico. Oggi, a ottanta anni, Gilmour abita la propria leggenda con una grazia e un distacco rari, diviso tra la quiete della campagna inglese, le collaborazioni artistiche con la moglie Polly Samson e la certezza che la vera potenza della musica non risieda nel volume, ma nella precisione chirurgica di un singolo accordo.