MONGOLIAN STORIES Ridare un nome a tutte le cose

L’artista Roberto Ghezzi avvia una residenza artistica di 45 giorni a Harhorin, in Mongolia, per il nuovo progetto tra arte e antropologia con la partecipazione delle comunità locali.

Il 9 luglio Roberto Ghezzi partirà per la Mongolia, dove prenderà avvio Mongolian Stories, il nuovo progetto realizzato con il supporto e la collaborazione di Erdenesiin Khuree – Mongolian Calligraphy and Art Center e con la consulenza scientifica di Nadia Breda e Sabrina Tosi Cambini del Centro Interuniversitario di Ricerca naMec (Asian, Nomadic Cultures, Mobility and Environment Study Center – Mongolian Culture Center).

Per 45 giorni l’artista sarà ospite del Mongolian Calligraphy and Art Center nella città di Harhorin, a circa 350 chilometri a ovest di Ulan Bator. Vivrà in una tradizionale abitazione mongola insieme agli abitanti del luogo e svilupperà la propria ricerca tra il campo e le aree selvagge della Mongolia centrale.

Mongolian Stories nasce dall’incontro tra la ricerca artistica di Roberto Ghezzi e il paesaggio della Mongolia, una terra in cui la natura costituisce una presenza centrale nella vita delle comunità nomadi. In questo nuovo progetto l’artista cercherà di unire l’antica scrittura mongola e la millenaria calligrafia della steppa.

Nel solco della sua Naturografia©, pratica concettuale da lui sviluppata nel corso di circa vent’anni di ricerca, Ghezzi lascerà lunghe tele di cotone tra i fiumi e le colline della valle del fiume Orhon, attendendo che la natura vi incida il proprio nome attraverso sedimenti, stratificazioni e materia organica. Parallelamente offrirà lo stesso tessuto agli abitanti del luogo, che attraverso l’antica calligrafia mongola adempiranno al medesimo fine. Tutte queste parole, formate da lettere di un immenso alfabeto “multispecie”, confluiranno senza alcun ordine gerarchico in un’unica opera corale, esposta al termine della residenza all’interno di una ger mongola.