L’OCCUPAZIONE ITALIANA DELLA CORSICA

L’occupazione italiana della Corsica iniziò l’11 novembre 1942, in risposta allo sbarco alleato in Nord Africa (Operazione Torch). Adolf Hi*ler e Benito Mu**olini decisero di invadere e occupare militarmente i territori della Francia di Vichy (che fino a quel momento erano rimasti formalmente indipendenti e neutrali), compresa la Corsica.

L’Italia inviò il VII Corpo d’Armata, composto originariamente da circa 80.000 uomini (che arrivarono a superare gli 85.000). Si trattava di una forza enorme se paragonata alla popolazione civile dell’isola, che all’epoca contava circa 200.000 abitanti (quasi un soldato italiano ogni due corsi).Il regime fa*cista rivendicava da tempo la Corsica (insieme a Nizza e alla Savoia) come territorio storicamente e culturalmente italiano. Tuttavia, non ci fu un’annessione formale all’Italia, ma si instaurò un’amministrazione militare di occupazione.L’occupazione non fu accolta favorevolmente dalla popolazione locale. Nonostante i tentativi di propaganda italiana volti a risvegliare sentimenti filo-italiani o irredentisti, i corsi rimasero in gran parte fedeli alla Francia.Si formò rapidamente una forte Resistenza (i Maquisards), guidata principalmente dal Front National di ispirazione comunista e da gruppi gollisti. Gli italiani risposero con repressioni, arresti e l’istituzione del Tribunale Militare, che portò a condanne a morte o alla deportazione di prigionieri politici in campi di internamento in Italia (come l’isola d’Elba o la Calabria).Il punto di svolta cruciale avvenne l’8 settembre 1943, quando fu annunciato l’armistizio di Cassibile tra l’Italia e gli Alleati. Questo evento cambiò radicalmente le dinamiche in Corsica.Le forze tedesche presenti sull’isola (tra cui la 90ª Divisione Panzergrenadier e le SS), che dovevano evacuare dalla Sardegna verso la Corsica per ripiegare in Italia, intimarono agli italiani di disarmare. Il generale Giovanni Magli, comandante delle forze italiane in Corsica, rifiutò l’ultimatum tedesco. Seguendo le direttive del nuovo governo Badoglio, le truppe italiane iniziarono a combattere contro gli ex alleati tedeschi.Gli italiani si unirono ai partigiani corsi e alle truppe della Francia Libera (inviate da Algeri) per liberare l’isola. Gli italiani fornirono artiglieria, logistica e migliaia di soldati che combatterono in prima linea a Bastia, Casamozza e Porto Vecchio. I combattimenti congiunti italo-francesi costrinsero i tedeschi a una ritirata precipitosa verso il nord dell’isola (Bastia) per imbarcarsi verso Livorno e Piombino.Il 4 ottobre 1943, la Corsica divenne il primo dipartimento francese a essere completamente liberato dal na*ifa*cismo. Le truppe italiane pagarono un alto tributo di sangue in quei giorni di settembre e ottobre, con centinaia di caduti combattendo contro le truppe della Wehrmacht.Nonostante il contributo decisivo delle truppe italiane nella fase finale della liberazione, per molti anni nel dopoguerra la memoria pubblica francese e corsa ha teso a minimizzare o dimenticare l’apporto italiano, concentrandosi principalmente sull’eroismo dei Maquisards locali e sul periodo di dura occupazione fa*cista. Solo in tempi storici più recenti il ruolo dei soldati del generale Magli come co-belligeranti è stato pienamente rivalutato.