
Ci sono testimonianze storiche che squarciano definitivamente il velo d’ipocrisia sul mito del “brava gente” e mostrano la cruda, spietata realtà dei crimini di guerra commessi dalle truppe d’occupazione italiane nei Balcani. Il #21luglio 1942, in un anonimo paesetto di montagna in #Croazia, si consumò l’ennesimo eccidio ai danni della popolazione civile, documentato nel diario di un cappellano militare (pubblicato da Longanesi & C.).
Il paese era già stato devastato dal passaggio delle Camicie Nere del regime fascista. La “colpa” degli abitanti del luogo? Aver assistito ai comizi dei partigiani e aver applaudito alla resistenza contro gli invasori italiani. La punizione fu immediata e spietata: tutti i maschi validi rimasti vennero rastrellati e sottoposti a un sommario tribunale di guerra reggimentale. Diciotto di loro vennero condannati a morte.
Il diario del cappellano descrive con drammatica lucidità la disperazione dei condannati e la fredda brutalità dell’esecuzione, eseguita a turni da un plotone di Camicie Nere. Il racconto tocca il culmine dell’orrore quando, a causa dell’agitazione dei carnefici, i civili non vennero uccisi sul colpo ma lasciati agonizzanti sul terreno, costringendo l’ufficiale a finirli uno a uno con il colpo di grazia, mentre lo stesso cappellano rischiava di essere colpito dal fuoco dei soldati:
«Lassù invece il capomanipolo tremava e non dava ordini a tempo, le camicie nere pure tremavano e, di quei disgraziati, che vennero in quattro turni, non ne ammazzarono uno […] Appena avvenuta la scarica, io mi precipito sopra i caduti per l’estrema unzione […] sennonché mi sento gridare: “Cappellano, via!!! via! via!…” e, voltandomi, vedo tutti i fucili puntati sulla mia schiena […] grido irritato al capomanipolo: “Ma non sai che una seconda scarica non si può fare? vieni qui piuttosto, e da’ il colpo di grazia” e incomincio ad amministrare l’estrema unzione, mentre quello mi segue e li finisce».
A 84 anni di distanza, la memoria di questi diciotto civili fucilati in Croazia ci impone di fare i conti con la storia dell’imperialismo fascista. Non furono eccessi isolati, ma una sistematica strategia di terrore e sottomissione applicata dai reparti italiani contro i popoli della ex Iugoslavia.
La fotografia dell’epoca mostra i volti dei civili iugoslavi caduti sotto il piombo italiano nel 1942: un monito perenne contro ogni tentativo di revisionismo.
Noi facciamo memoria. Nessun oblio per i crimini del fascismo.