CONFESSIONI DI UN PAESE Dal 9 settembre all’11 ottobre 2026

Dove il tempo si posa e resta. La Salumeria di Monte San Savino dedica al proprio paese una mostra
fotografica di Giovanni Bortolani Chiesa di Santa Chiara – Piazza Gamurrini, Monte San Savino (AR

Ci sono luoghi che ci appartengono prima ancora che impariamo a raccontarli. Per la Salumeria di Monte San Savino, Monte San Savino è uno di questi. È qui che l’azienda è nata, qui che ha costruito la propria storia, qui che ha visto generazioni attraversare le strade del paese, entrare nelle botteghe, incontrarsi nelle piazze, crescere, partire, restare e ritornare. Da questo legame nasce “Confessioni di un Paese”, la mostra fotografica promossa da Salumeria di Monte San Savino e realizzata con gli scatti di Giovanni Bortolani. Un progetto che nasce prima di tutto come un omaggio al paese. Ma anche come una vera e propria dichiarazione d’amore dell’azienda alla propria comunità, al luogo da cui proviene e alle persone che, nel tempo, hanno contribuito a costruirne l’identità. Per una volta, la Salumeria sceglie di mettere da parte se stessa e il proprio prodotto per raccontare ciò che viene prima. Prima del prodotto, il luogo.
Prima della tradizione, le persone. Prima della Salumeria, Monte San Savino. Un’azienda che racconta il luogo da cui proviene “Confessioni di un Paese” non è una mostra aziendale e non è una mostra sul prodotto. È il modo con cui la Salumeria di Monte San Savino ha scelto di restituire qualcosa al paese che le ha dato origine: uno sguardo, un racconto, una memoria condivisa. L’azienda ha coinvolto il fotografo Giovanni Bortolani chiedendogli di attraversare Monte San Savino e di cercare non l’immagine conosciuta del paese, ma la vita che vi accade dentro. Il risultato è un racconto fotografico fatto di strade, piazze, botteghe e interni, ma soprattutto di persone, gesti, incontri, attese e sguardi.

Non il paese da cartolina. Non un’immagine nostalgica del passato. Ma un luogo vivo, osservato attraverso chi lo abita. Perché dentro Monte San Savino c’è un mondo che spesso non si vede mentre lo si guarda: è in una finestra aperta, in qualcuno fermo sulla soglia, nelle mani di chi lavora, in un ragazzo che attraversa una piazza di corsa, in due persone che si incontrano, nella luce che cambia sulla pietra. È una quotidianità fatta di piccoli avvenimenti che, insieme, costruiscono l’identità di una
comunità. La fotografia di Giovanni Bortolani Giovanni Bortolani ha attraversato Monte San Savino cercando di mettere in relazione i due tempi che convivono nel paese: il tempo lungo delle pietre, delle architetture e della storia e il tempo breve delle persone, dei gesti, degli incontri e della vita quotidiana. Ha scelto di non separare il paesaggio urbano dagli abitanti che lo vivono, perché una strada può cambiare significato dopo aver incontrato un volto, una bottega può diventare il racconto di una vita, una facciata può trasformarsi in memoria. Il bianco e nero elimina il superfluo e concentra l’attenzione sulla materia essenziale: la luce, la pelle, la pietra, gli intonaci, i gesti e gli sguardi. Come racconta lo stesso fotografo: «Non ho cercato di fotografare Monte San Savino. Ho cercato di fotografare la vita che accade dentro Monte San Savino.» È proprio da questa vita che nascono le Confessioni.
Un paese che si racconta attraverso le proprie voci Il titolo della mostra nasce anche dal luogo che la ospita, la Chiesa di Santa Chiara, uno spazio che evoca naturalmente ascolto, silenzio e riflessione. Le persone ritratte non sono semplicemente soggetti fotografici. Accanto alle immagini possono emergere pensieri, ricordi e piccole verità raccontate in prima persona: vere e proprie confessioni, intime ma capaci di parlare anche a una comunità intera. Non didascalie che spiegano una fotografia, dunque, ma voci che sembrano arrivare da un luogo più profondo. Fotografia dopo fotografia, voce dopo voce, è il paese stesso a confessarsi. Ed è questo il senso più profondo dell’omaggio della Salumeria: restituire a Monte San Savino un ritratto della propria umanità, fatto di persone e luoghi, memoria e presente, storia e quotidianità.

Non il paese da cartolina. Non un’immagine nostalgica del passato. Ma un luogo vivo, osservato attraverso chi lo abita. Perché dentro Monte San Savino c’è un mondo che spesso non si vede mentre lo si guarda: è in una finestra aperta, in qualcuno fermo sulla soglia, nelle mani di chi lavora, in un ragazzo che attraversa una piazza di corsa, in due persone che si incontrano, nella
luce che cambia sulla pietra. È una quotidianità fatta di piccoli avvenimenti che, insieme, costruiscono l’identità di una comunità. La fotografia di Giovanni Bortolani Giovanni Bortolani ha attraversato Monte San Savino cercando di mettere in relazione i
due tempi che convivono nel paese: il tempo lungo delle pietre, delle architetture e
della storia e il tempo breve delle persone, dei gesti, degli incontri e della vita
quotidiana. Ha scelto di non separare il paesaggio urbano dagli abitanti che lo vivono, perché una strada può cambiare significato dopo aver incontrato un volto, una bottega può diventare il racconto di una vita, una facciata può trasformarsi in memoria. Il bianco e nero elimina il superfluo e concentra l’attenzione sulla materia essenziale: la luce, la pelle, la pietra, gli intonaci, i gesti e gli sguardi. Come racconta lo stesso fotografo: «Non ho cercato di fotografare Monte San Savino. Ho cercato di fotografare la vita che accade dentro Monte San Savino.» È proprio da questa vita che nascono le Confessioni. Un paese che si racconta attraverso le proprie voci Il titolo della mostra nasce anche dal luogo che la ospita, la Chiesa di Santa Chiara, uno spazio che evoca naturalmente ascolto, silenzio e riflessione. Le persone ritratte non sono semplicemente soggetti fotografici. Accanto alle immagini possono emergere pensieri, ricordi e piccole verità raccontate in prima persona: vere e proprie confessioni, intime ma capaci di parlare anche a una comunità intera. Non didascalie che spiegano una fotografia, dunque, ma voci che sembrano arrivare da un luogo più profondo. Fotografia dopo fotografia, voce dopo voce, è il paese stesso a confessarsi.
Ed è questo il senso più profondo dell’omaggio della Salumeria: restituire a Monte San
Savino un ritratto della propria umanità, fatto di persone e luoghi, memoria e presente, storia e quotidianità.

Orari di apertura
Lunedì · Martedì · Mercoledì: 10.00–13.00
Giovedì · Venerdì · Sabato · Domenica: 10.00–13.00 / 15.00–18.00
Ingresso libero