
C’è un castello, oggi quasi dimenticato, che potrebbe aver ospitato uno dei più grandi poeti della storia durante il suo esilio. E il signore che gli aprì le porte era un uomo capace di comandare eserciti, governare città e imporsi come “speranza” di un intero partito politico.
Il suo nome era Uguccione della Faggiola.Nato nel 1250 in una piccola valle sperduta tra i monti — quella del torrente Senatello — Uguccione non era destinato, sulla carta, a diventare uno degli uomini più potenti del suo tempo. Eppure divenne Podestà di Arezzo, capitano di guerra di Cesena, Forlì e Faenza, Podestà di Gubbio, e infine Signore di Pisa e di Lucca. Un’ascesa vertiginosa, costruita su un’unica, incrollabile fedeltà: quella alla causa ghibellina.Ma è un dettaglio, tramandato già dal Boccaccio, a rendere questa storia straordinaria: fu proprio Uguccione ad accogliere Dante Alighieri, esule e senza patria, tra queste montagne.Non è una leggenda campata in aria. Chi ha letto la Commedia con attenzione ci ha trovato indizi concreti: la conoscenza dettagliata che Dante dimostra della strada per San Leo, del massiccio del Monte Catria, la familiarità con luoghi come Forlì e Ravenna che il poeta visitò davvero. Tutto combacia con un soggiorno reale in queste terre.Il quadro si fa ancora più affascinante se pensiamo al 1302: Dante si trovava ad Arezzo insieme agli altri fuoriusciti Bianchi, proprio mentre lì era podestà Uguccione. È lecito immaginare che i compagni d’esilio del poeta lo abbiano inviato in missione tra i signori ghibellini delle Marche settentrionali e dell’alta Umbria — per cercare alleati, forse anche soldati, da schierare contro Firenze.Un poeta in esilio, un condottiero che sfidava i suoi nemici a viso aperto, un intrigo politico giocato sui crinali appenninici: la storia di Uguccione della Faggiola è tutto questo.Della sua “Faggiola” — il colle alle spalle di Casteldelci, e non il monte di Montecerignone come a lungo si è creduto — restano oggi solo tracce. Ma chi cammina su quei crinali cammina, forse, sugli stessi passi di Dante.