IL GOVERNO CANCELLA IL BOLLO AUTO

Milano – 2,3 MILIARDI NELLA DIREZIONE OPPOSTA A QUELLA CHE SERVIREBBE PER L’ARIA E LA SALUTE Dopo oltre 2,2 miliardi già spesi per il taglio a pioggia delle accise sui carburanti, previsti essenzialmente per i veicoli diesel (i più inquinanti), l’esecutivo ne stanzia altri 2,3 per l’abolizione del bollo su auto e moto: soldi che potevano finanziare la mobilità pulita e vanno invece nella direzione opposta, in aperta contraddizione con il principio “chi inquina paga”, mentre l’Italia resta il Paese Ue con più morti premature per inquinamento dell’aria

Mentre si discute del recepimento della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, che abbasserà il limite annuale del PM2.5 da 25 a 10 μg/m³ e quello degli ossidi di azoto da 40 a 20 μg/m³, e in tempi di crisi energetica e climatica, il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto che va in direzione opposta: l’abolizione per il 2027 — con l’intenzione di renderla strutturale dalla prossima legge di bilancio — del bollo auto e moto per i veicoli fino a 80 kW e per tutti i motocicli. Cittadini per l’aria, Clean Cities, ISDE, Kyoto Club, Torino Respira, Legambiente, Greenpeace e WWF chiedono al Governo di ripensare e revocare la misura, in quanto iniqua verso chi l’auto non la possiede e ambientalmente nociva perché rafforza il messaggio che lega la mobilità al trasporto privato e inquinante, invece di destinare i fondi disponibili a una mobilità pulita.

Un’altra misura pensata per i seggi elettorali, non per l’aria e la salute dei cittadini

Non è la prima volta: questi 2,3 miliardi arrivano dopo mesi in cui il Governo ha già speso oltre 2,2 miliardi di euro per prorogare più volte il taglio generalizzato delle accise sui carburanti, erogato a prescindere da ogni valutazione sul reddito o sulla reale necessità di usare l’auto. L’abolizione del bollo lancia oggi al Paese un messaggio e offre una soluzione opposti a quelli che servono per raggiungere i nuovi limiti di qualità dell’aria che entreranno in vigore nel 2030, evitare le sanzioni europee per violazione delle norme in materia di qualità dell’aria, che sono ormai dietro l’angolo, e tutelare la salute umana. Le scelte del Governo mostrano inoltre all’Europa che l’Italia viola clamorosamente le indicazioni prescritte dalla nuova Direttiva sull’aria in tema di pianificazione sulla qualità dell’aria. E che l’Italia sta ponendo le basi per il rigetto di una eventuale richiesta di proroga del termine al 2030 per il rispetto dei nuovi limiti, dato che la natura di queste misure è del tutto antitetica all’obiettivo di riduzione degli inquinanti atmosferici che provengono da traffico. Non di sussidi per continuare a spostarsi inquinando ed emettendo sostanze climalteranti ha bisogno il Paese, ma di strutture e contributi che mettano al più presto gli italiani in condizione di spostarsi senza il mezzo privato. È una misura che, oltre a mettere sullo stesso piano un’utilitaria appena immatricolata e una vettura con vent’anni di vita, non aiuta chi vorrebbe poter scegliere di spostarsi non inquinando, chi ha minori possibilità economiche, né chi meno inquina, né parla a chi già si sposta con il trasporto pubblico, il treno, la bici o a piedi.

Le risorse che sarebbero potute andare altrove

Quei 2,3 miliardi sono risorse pubbliche che il Governo ha scelto di sperperare, senza peraltro rendere più economico l’uso dell’auto privata, visto l’aumento vertiginoso dei prezzi alla pompa. Allo stesso tempo la legge di bilancio 2025 ha tagliato ulteriormente il Fondo Nazionale Trasporti (che aveva già perso quattro miliardi in cinque anni, in termini reali) e definanziato 450 milioni di euro destinati alle metropolitane di Roma, Milano e Napoli. Dopo un’estate che è stata la più calda mai registrata in Italia, il Governo ha perso l’occasione di lanciare un segnale sulla tutela del territorio, del clima e dell’aria — ad esempio investendo per potenziare finalmente l’offerta di trasporto pubblico e di infrastrutture ciclabili, riducendo la dipendenza forzata dall’auto che affligge milioni di italiani. Invece si tratta allo stesso modo chi inquina di più e chi inquina di meno, e non si dà alcun beneficio a chi un’auto non la possiede affatto.

Il traffico, prima fonte di inquinamento nelle città e in Pianura Padana

Il trasporto su strada è responsabile di gran parte delle emissioni di ossidi di azoto e di polveri totali sospese in Pianura Padana. In questo quadro, l’Italia resta il Paese dell’Unione europea con il maggior numero di morti premature attribuibili al PM2.5, secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente. Non solo: i registri delle emissioni indicano che, nelle regioni padane, il trasporto è la fonte prevalente di produzione di CO2 e di sostanze ad effetto climalterante.

Una direttiva da recepire senza un euro di investimento

Lo schema di decreto legislativo che recepirà la direttiva UE sulla qualità dell’aria contiene una clausola di invarianza finanziaria, che esclude nuovi oneri per la finanza pubblica dalla sua attuazione. Il Governo ipotizza cioè che i cambiamenti indispensabili per migliorare la qualità dell’aria non richiedano alcun investimento — un segnale di quanto poco peso venga dato al tema della salute dei cittadini. Per questo Cittadini per l’aria, Clean Cities, ISDE, Kyoto Club, Torino Respira, Legambiente, Greenpeace e WWF chiedono al Governo di ripensare e revocare la misura, in quanto iniqua verso chi l’auto non la possiede e ambientalmente nociva perché rafforza il messaggio che lega la mobilità al trasporto privato e inquinante, invece di destinare i fondi disponibili a una mobilità pulita.