Beni comuni e partecipazione, il Distretto apre la strada all’amministrazione condivisa

Inaugurato ad Anghiari il quinto tavolo del Distretto di Economia Civile dell’Alta Valle del Tevere. Dai principi costituzionali agli strumenti concreti: regolamenti e patti di collaborazione per costruire nuove forme di rapporto tra istituzioni e cittadini

La partecipazione entra negli uffici comunali e diventa strumento di governo. Patti di collaborazione, regolamenti sui beni comuni e nuove forme di co-gestione sono stati al centro dell’incontro che martedì 22 settembre, ad Anghiari, ha inaugurato il quinto tavolo tematico del Distretto di Economia Civile dell’Alta Valle del Tevere, dedicato a “Partecipazione e Amministrazione condivisa”. L’iniziativa, organizzata da Fondazione Progetto Valtiberina e svoltasi all’Auditorium Mascagni, ha coinvolto amministratori, dirigenti e tecnici dei Comuni aderenti al Distretto in una mattinata di formazione e confronto dedicata agli strumenti attraverso i quali enti pubblici, cittadini e realtà organizzate possono progettare e gestire insieme interventi di interesse generale. A coordinare il nuovo tavolo saranno due Comuni appartenenti ai due versanti della vallata: Anghiari e Monte Santa Maria Tiberina, con i rispettivi sindaci Alessandro Polcri e Rinaldo Mancini.

Dal principio di partecipazione a un metodo di governo

A fornire il quadro teorico è stata Alessandra Valastro, professoressa di Diritto costituzionale e pubblico dell’Università degli Studi di Perugia, che ha ricondotto l’amministrazione condivisa direttamente al modello di democrazia sociale delineato dalla Costituzione. Il punto, ha spiegato, è andare oltre una concezione generica della collaborazione. Solidarietà, partecipazione e cooperazione possono diventare un vero e proprio metodo di governo, capace di incidere sulla costruzione delle politiche pubbliche locali. “Si tratta di una partecipazione e di una vita attiva delle persone insieme alle amministrazioni”, ha spiegato Valastro, sottolineando come le esperienze sviluppate nell’ultimo decennio siano passate dalle forme più semplici di cura e manutenzione alla possibilità di intervenire nella costruzione delle politiche locali. Una trasformazione che rende l’amministrazione condivisa qualcosa di diverso tanto dalla semplice consultazione quanto dal volontariato tradizionalmente inteso.

Che cosa sono davvero i beni comuni

Uno dei punti centrali della mattinata ha riguardato proprio il significato di bene comune. Non necessariamente un bene di proprietà pubblica e neppure soltanto uno spazio materiale. Può trattarsi di un luogo, ma anche di elementi immateriali come cultura, memoria, ambiente o qualità della vita collettiva. Ciò che conta, nella lettura proposta durante l’incontro, è la funzione che quel bene assume per la comunità e la disponibilità dei cittadini a farsene carico nell’interesse generale. “Le azioni di cura vanno a vantaggio di tutta la comunità, anche di chi non ha partecipato direttamente”, ha osservato Valastro. È proprio questa dimensione collettiva a distinguere il bene comune dalla tradizionale contrapposizione tra pubblico e privato.

Patti di collaborazione e regolamenti: la partecipazione diventa concreta

Dalla cornice teorica si è quindi passati agli strumenti operativi con l’intervento di Gloria Pettinari, dottoressa di ricerca in Diritto amministrativo e pubblico e collaboratrice dell’Università degli Studi di Perugia. Il principio di partenza è semplice: cittadini che possiedono conoscenze, competenze o semplicemente la volontà di occuparsi della cosa pubblica possono mettere a disposizione le proprie risorse per rigenerare spazi, integrare servizi o proporre nuove soluzioni. Il compito dell’amministrazione, in questo modello, dovrà essere quello di creare le condizioni affinché queste disponibilità possano tradursi in collaborazione. “Le decisioni vengono prese insieme e insieme vengono portate avanti”, ha sintetizzato Pettinari. Da qui due strumenti sui quali il nuovo tavolo concentrerà una parte importante del proprio lavoro: i regolamenti per l’amministrazione condivisa dei beni comuni e i patti di collaborazione. Un percorso che punta ad accompagnare progressivamente i Comuni aderenti nella conoscenza e nell’adozione di strumenti che permettano di disciplinare il rapporto tra amministrazioni e cittadini attivi.

L’Università come interlocutore del territorio

Alla giornata ha partecipato anche Enrico Carloni, professore ordinario di Diritto amministrativo e pubblico e direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Perugia. Nel suo saluto alla platea, Carloni ha sottolineato la disponibilità dell’Ateneo a svolgere un ruolo di interlocutore dei territori non solo attraverso la tradizionale attività formativa, ma anche nell’ambito delle attività di terza e quarta missione. “Il Dipartimento – ha ricordato – lavora in particolare sui temi della sussidiarietà, della partecipazione, della trasparenza e del coinvolgimento dei cittadini nei processi di sviluppo territoriale, ambiti che trovano nel Distretto un possibile terreno di sperimentazione concreta”.

Piccoli Comuni, reti e interessi condivisi

La dimensione sovracomunale è emersa anche dagli interventi dei due sindaci coinvolti nel coordinamento del tavolo. Per Rinaldo Mancini, l’amministrazione condivisa può assumere un valore particolare nei centri più piccoli, dove il rapporto tra amministratori, associazioni e cittadini è spesso molto diretto. Coinvolgere queste energie, ha spiegato, può diventare uno strumento per contribuire alla “tutela, alla conservazione e al decoro dei paesi e del territorio”. Alessandro Polcri ha invece allargato lo sguardo alla collaborazione tra i Comuni dell’Alta Valle del Tevere, ricordando come in diversi settori – dal sociale alla pianificazione urbanistica fino al trasporto pubblico locale – esistano già forme di gestione e programmazione sovracomunale. Secondo Polcri, il lavoro promosso dal Distretto può contribuire ad ampliare questo metodo di confronto anche tra il versante toscano e quello umbro, estendendolo ulteriormente ai campi economico e culturale.

Nuova tappa nel percorso del Distretto

Con l’appuntamento di Anghiari il Distretto arriva così all’attivazione del suo quinto tavolo tematico. “Uno strumento di grande valenza strategica, capace di fornire alle amministrazioni aderenti strumenti giuridici utili a comprendere come cogestire i beni comuni”, ha spiegato Marta Pasqualini, direttrice generale di Progetto Valtiberina. La scelta di affidarne il coordinamento congiuntamente ad Anghiari e Monte Santa Maria Tiberina assume anche un significato coerente con la natura interregionale del progetto: un Comune toscano e uno umbro chiamati a lavorare insieme su strumenti che potranno essere messi a disposizione dell’intera rete distrettuale. Dopo l’avvio dei percorsi dedicati alle altre dimensioni dell’economia civile, il nuovo tavolo sposta dunque l’attenzione sul “come” si governa un territorio e attraverso quali relazioni tra istituzioni e comunità costruire decisioni, responsabilità e azioni condivise.

Aggiornamenti e informazioni sul Distretto di Economia Civile sono disponibili sul sito ufficiale di Fondazione Progetto Valtiberina, al link:https://www.fondazioneprogettovaltiberina.it/economia-civile/