LA STORIA DI CICOGNAIA

BADIA TEDALDA – Cicognaia non è su nessuna mappa che conti Amministrativamente sta altrove, oggi, e persino le carte stradali sembrano essersene dimenticate. Ma il Medioevo non conosceva le targhe automobilistiche conosceva i confini tracciati con la spada , e Cicognaia, lassù nell’alto bacino che guarda alla Valmarecchia, quel confine lo presidiava sul serio.

Non c’erano regioni, allora. C’erano rapporti di forza I conti di Carpegna, dall’alto della loro torre, tenevano d’occhio pascoli, boschi e vie di transito con lo stesso spirito pratico con cui oggi si tiene d’occhio un conto in banca: con diffidenza, e con la mano pronta a incassare il pedaggio . Le famiglie nobiliari di questi monti non facevano la grande politica nei saloni: la facevano ai valichi, dove ogni sasso poteva diventare un fortino e ogni viandante un’occasione.I castellani di Cicognaia non stavano lassù per villeggiatura Governavano un territorio ostile, con inverni che duravano una vita e poteri lontani che si facevano sentire poco e male. La forza del posto non stava nei marmi, come sulla costa: stava nella pietra grezza dei fortilizi e nella testardaggine di una gente che parlava la lingua dei crinali, e che di quella lingua faceva anche legge.Eppure Cicognaia non era il deserto che sembra oggi. C’era una chiesa, quella di Sant’Arduino con radici nell’Alto Medioevo e affreschi di scuola riminese custoditi nei secoli d’oro Il che vuol dire che da lassù passavano artisti, pellegrini, notabili — che la diocesi e la Romagna colta arrivavano fin sul crinale, a dare forma alla devozione di una gente abituata a fare i conti da sola con il freddo e con il potere ❄️.Oggi resta poco: pietre sparse, il bosco che avanza, il vento che fa il resto Ma vale la pena ricordarlo, perché la Romagna non si è fatta solo nei palazzi di Rimini o nei mercati di Cesena. Si è fatta anche qui, su un crinale che nessuno guarda più, dove ogni torre caduta ha fatto, per secoli, la guardia a qualcosa