
Un problema di confine. Un uomo solo al comando. Zero riunioni. Zero proroghe. Una città intera, da zero, finita. Nel Cinquecento. Cosimo I de’ Medici non era un tipo che amava le mezze misure. Le mura di Castrocaro non reggevano più alle nuove artiglierie? Non le puntellò.
Non fece una perizia. Fondò un’altra città. Punto. 8 dicembre 1564. Nebbia, freddo, il solito cielo da funerale che sembra fatto apposta per demoralizzare chi lavora. E il sole esce. Illumina esatto il perimetro della città che deve nascere. Poi sparisce di nuovo. Te pensa la coincidenza. Da lì il nome: Terra del Sole. Provvidenza o propaganda? Funzionò.
Baldassarre Lanci, Bernardo Buontalenti i progettisti. Non archistar, gente che sapeva fare i conti con un cannone puntato. Pianta rettangolare. Due chilometri di mura. Quattro bastioni, uno per angolo, senza un fronzolo di troppo. Due borghi identici, cuciti da una strada dritta come un ordine militare. Perché quello era: un ordine militare travestito da urbanistica. Perfino la larghezza delle strade era legge, non un’opinione: uguale all’altezza delle case. E pensare che oggi non si riesce a piantare un semaforo senza tre ricorsi al TAR e un comitato del No.Al centro, la Piazza d’Armi. Intorno, tribunale, chiesa, cancelleria: tre poteri a un passo.
Lì il potere non si nascondeva. Si mostrava nudo. E funzionava.
Durò meno di un secolo. Poi i granduchi che vennero dopo guardarono altrove, verso Livorno e il Tirreno, e quella frontiera perse senso. Fine della fortezza. Ma almeno chiuse in ordine: nessun debito, nessun cantiere a metà, nessuna inaugurazione rimandata sine die. Restò (pseudo) toscana fino al 1923, poi passò alla provincia di Forlì. Fu unita a Castrocaro, e nacque il comune che conosciamo oggi: Castrocaro Terme e Terra del SoleOggi Terra del Sole è lì. Intatta. Geometrica. Muta. Un potente morto da quattrocento anni ha lasciato un’opera compiuta. Oggi, lasciano debiti, cantieri fermi e conferenze stampa La differenza, se ancora qualcuno se la chiede, è tutta qui.
