LA ROMAGNA (BIZANTINA) REGALATA AL PAPA

Così nacque lo Stato Pontificii Cominciamo da un equivoco. Quando nel 568 i Longobardi scesero in Italia, l’Impero romano non era morto: aveva cambiato indirizzo. Stava a Costantinopoli, e da lì Giustiniano aveva strappato la penisola ai Goti, dopo circa vent’anni di guerra che l’avevano ridotta a un cimitero.

Anche Rimini ne sapeva qualcosa: nel 538 era stata assediata e contesa come una piazzaforte di confine. E adesso, sulle macerie, arrivavano questi barbuti calati da nord con l’aria di chi non ha nessuna intenzione di ripartire.Costantinopoli fece quello che ha sempre fatto in questi casi: mandò un funzionario. Qualche anno dopo, intorno al 584, la carica prese forma stabile. Si chiamava esarca, era un misto di viceré e di generale, e si insediò a Ravenna con l’incarico di tenere in piedi il possibile. Aveva soldi contati, truppe scarse e un imperatore a duemila chilometri.Inutile dire che si arrangiava.Il suo dominio aveva due pezzi. Il primo era l’Esarcato vero e proprio, attorno a Ravenna: Faenza, Imola, Forlì, Forlimpopoli, Cesena, Comacchio. Chi ci abitava si considerava romano, e non per nostalgia: era il nome del suo padrone.Da qui Romània, la “terra dei Romani”, per distinguerla dalla Langobardia. Da Romània a Romagna il passo fu breve (la forma Romandiola comparirà più tardi nelle fonti ravennati). In Italia le parole dimagriscono in fretta.Il secondo pezzo scendeva lungo la costa: la Pentapoli, le “cinque città”. Sul mare c’erano Rimini, Pesaro, Fano, Senigallia e Ancona. Dietro, verso l’interno, altre cinque: Urbino, Cagli, Fossombrone, Gubbio e Jesi, la Pentapoli Montana, chiamata anche Annonaria, pare perché doveva pensare ai viveri dell’esercito. Il duca, si dice, stava a Rimini, che allora faceva la sua figura.Sembrava un sistema fatto per durare. Ma già nel 726 Ravenna e la Pentapoli si erano ribellate all’imperatore per le tasse e per la guerra alle immagini sacre, e Roma non aveva certo pianto. Nel 751 il re longobardo Astolfo prese Ravenna e l’esarca sparì dalla storia senza lasciare nemmeno un rimpianto.A quel punto il papa, che fino al giorno prima era suddito dell’imperatore, andò a cercare aiuto altrove. Stefano II attraversò le Alpi di persona, nell’inverno tra il 753 e il 754, e a Saint-Denis unse Pipino re dei Franchi che promise e mantenne, con due campagne, nel 754 e nel 756, fino all’assedio di Pavia. Poi mandò a Roma il suo consigliere, l’abate Fuldrato, con le chiavi delle città, elencate una per una, da depositare sulla tomba di San Pietro. C’erano Ravenna, Rimini, Pesaro, Fano, Cesena, Forlì, Forlimpopoli e una lunga serie di città e castelli fra Romagna e Marche.Fu la donazione. Fu l’atto di nascita dello Stato della Chiesa: un regalo di terre che non erano né di chi le dava né di chi le riceveva. Costantinopoli protestò, ma l’imperatore era troppo lontano per farsi sentire. E come copertura ideale arrivò, opportunamente, un falso: la cosiddetta Donazione di Costantino, confezionata proprio in quegli anni, con cui l’imperatore avrebbe consegnato al papa mezzo Occidente. Il Medioevo funzionava così, e non è detto che oggi vada molto meglio.Con un dettaglio che si dimentica sempre: la Romagna fu regalata sulla carta nel 756, ma i papi vi comandarono davvero solo dopo un’infinità di secoli. In mezzo ci furono arcivescovi, signori e comuni. Rimini restò dei Malatesta fino al 1503, poi passò per pochi anni a Venezia, e il controllo pontificio effettivo arrivò solo con Giulio II, tra il 1509 e il 1512.Un regalo, insomma, che il destinatario impiegò circa settecento anni a scartare !