Conclusa la seconda giornata del Congresso nazionale dei Medici per l’Ambiente

Congresso ISDE Italia 2026, ambiente e salute: dai rischi della plastica all’inquinamento atmosferico, la scienza deve tradursi in prevenzione 23-25 ottobre 2026 – Auditorium sede direzionale Aboca, Sansepolcro (AR)

Sansepolcro, 24 ottobre 2026 – Conclusa la seconda giornata del Congresso nazionale dei Medici per l’Ambiente. Al centro dei lavori plastica, qualità dell’aria, prescrizioni verdi, amianto, cambiamenti climatici e nuove frontiere della ricerca scientifica. Presentate anche numerose esperienze territoriali di prevenzione e advocacy. Il progetto “Cambiamo Aria” proseguirà nel 2027: nelle 27 città monitorate nel 2025 stimati 6.731 decessi attribuibili al PM2,5. La conoscenza scientifica deve diventare uno strumento concreto di prevenzione, orientando le politiche pubbliche e promuovendo interventi capaci di ridurre l’esposizione della popolazione ai rischi ambientali. È questo il messaggio centrale emerso dalla seconda giornata del Congresso nazionale ISDE Italia 2026, svoltasi sabato 24 ottobre a Sansepolcro, presso l’Auditorium della sede direzionale di Aboca. Il Congresso, dedicato al tema «Costruire identità, conoscenza e coerenza nella salute ambientale», ha riunito medici, ricercatori e professionisti impegnati nello studio delle relazioni tra ambiente e salute, nella prevenzione primaria e nella promozione di politiche fondate sulle evidenze scientifiche.Dopo la giornata inaugurale, dedicata all’identità e alle prospettive organizzative dell’Associazione, i lavori di sabato hanno affrontato alcune delle principali emergenze ambientali e sanitarie, presentando risultati scientifici, progetti nazionali ed esperienze sviluppate nei territori.

Plastica e salute: intervenire sulle fonti di esposizione

La sessione mattutina, moderata da Maria Grazia Petronio e Bartolomeo Terzano, si è aperta con un approfondimento dedicato ai rischi associati all’esposizione alla plastica, nell’ambito della campagna nazionale ISDE per la prevenzione dei danni alla salute. Il confronto, coordinato da Maria Grazia Petronio, con i contributi di Elisabetta Chellini, Flavia Del Grosso e Maria Teresa Maurello, ha richiamato la necessità di rafforzare la prevenzione e promuovere interventi rivolti ai cittadini e alle istituzioni.Particolare attenzione è stata dedicata ai mozziconi di sigaretta, una fonte diffusa di contaminazione ambientale. I filtri, costituiti da materiali plastici, contribuiscono alla dispersione di microplastiche e non offrono benefici dimostrati per la salute dei fumatori.Tra le proposte illustrate figurano una maggiore sensibilizzazione dei cittadini, iniziative delle amministrazioni locali per contrastare l’abbandono dei mozziconi, l’applicazione della responsabilità estesa del produttore e misure orientate all’eliminazione dei filtri in plastica. Il messaggio è che la prevenzione dei rischi associati alla plastica deve intervenire sull’intero ciclo di vita dei prodotti, riducendo le esposizioni evitabili e promuovendo scelte più sostenibili.

Qualità dell’aria, 6.731 decessi attribuibili al PM2,5 nelle città monitorate

Uno dei momenti centrali della giornata è stato dedicato al progetto nazionale “Cambiamo Aria”, presentato da Paolo Bortolotti e Marco Talluri. L’iniziativa, realizzata da ISDE Italia in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, monitora mensilmente la qualità dell’aria in 27 città italiane, utilizzando i dati delle Agenzie ambientali. L’analisi prende in considerazione PM10, PM2,5, biossido di azoto e ozono, confrontando le concentrazioni rilevate con la normativa vigente, con i nuovi valori limite europei previsti per il 2030 e con le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità. Il rapporto relativo al 2025 evidenzia una situazione ancora critica: 25 delle 27 città monitorate hanno registrato concentrazioni medie annuali di PM2,5 superiori al futuro limite europeo, mentre 24 hanno superato quello previsto per il biossido di azoto.L’analisi dell’impatto sanitario ha stimato 6.731 decessi attribuibili all’esposizione al PM2,5 nella popolazione di almeno 30 anni residente nelle città considerate. Si tratta di una stima epidemiologica, che rende evidente la dimensione sanitaria dell’inquinamento atmosferico. Il progetto ha prodotto oltre 120 grafici interattivi e suscitato una significativa attenzione dei mezzi di informazione, con più di 300 articoli pubblicati sui media nazionali e locali. Bortolotti e Talluri hanno confermato la volontà di proseguire il monitoraggio nel 2027, rafforzando le iniziative di sensibilizzazione e il confronto con le istituzioni, anche in vista dell’attuazione della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria. La riduzione dell’inquinamento atmosferico rappresenta infatti una delle principali opportunità di prevenzione primaria, con benefici attesi per la salute di milioni di cittadini.

Prescrizioni verdi e amianto nelle acque: nuove prospettive per la prevenzione

Un altro approfondimento ha riguardato le prescrizioni verdi, ossia l’integrazione strutturata del contatto con la natura nei percorsi di promozione della salute. La sessione, coordinata da Pierangela Piras, con i contributi di Miriam Carluccio e Flavia Del Grosso, ha affrontato le possibilità di valorizzare questo approccio nella pratica medica, in coerenza con i principi One Health e Planetary Health.La diffusione di competenze specifiche tra i professionisti sanitari può contribuire a promuovere stili di vita più salutari, valorizzando i benefici degli ambienti naturali sul benessere psicofisico. La mattinata ha inoltre affrontato il tema dell’inquinamento da asbesto nelle acque, attraverso l’intervento di Agostino Di Ciaula, presidente del Comitato scientifico di ISDE Italia, richiamando l’attenzione sull’importanza della conoscenza e della valutazione delle esposizioni ambientali.Un momento particolarmente significativo è stato dedicato al ricordo di Ernesto Burgio, già presidente del Comitato scientifico dell’Associazione, attraverso l’intervento di Gianni Tamino. Un’occasione per richiamare il valore del contributo scientifico e culturale di Burgio e il suo impegno per una medicina attenta ai determinanti ambientali della salute.

Dalla geotermia all’Alzheimer: le ricerche dei soci ISDE

Nel pomeriggio il Congresso ha dato spazio alle esperienze di ricerca scientifica, attraverso una sessione articolata in due momenti, moderati da Elisabetta Chellini e Mario Carmelo Cirillo, e successivamente da Gennaro Esposito e Sergio Mangia. Otto contributi hanno affrontato differenti aspetti dei rapporti tra ambiente e salute.Annamaria Colacci, dell’Università di Bologna, ha presentato una ricerca sui biomarcatori di rischio ambientale e sui processi biologici dell’invecchiamento, evidenziando le opportunità offerte dallo studio delle risposte cellulari per individuare precocemente situazioni di vulnerabilità e fattori protettivi. Roberta Carbonara ha affrontato le conseguenze sociosanitarie della deforestazione amazzonica, richiamando le interconnessioni tra alterazione degli ecosistemi, contaminazione ambientale, cambiamenti climatici e salute delle popolazioni. Fabio Landi, di ISDE Siena, ha presentato una revisione delle evidenze ambientali ed epidemiologiche relative al Monte Amiata, territorio caratterizzato dalla presenza di attività geotermiche e da una lunga storia di estrazione del mercurio. Il contributo ha sottolineato l’esigenza di rafforzare il monitoraggio integrato ambiente-salute e applicare il principio di precauzione, senza attribuire automaticamente specifici effetti sanitari alle singole sorgenti di esposizione.Le nuove metodologie di ricerca biomedica basate sulla biologia umana sono state al centro degli interventi di Francesca Pistollato, sui fattori ambientali coinvolti nella malattia di Alzheimer, e di Manuela Cassotta, sulle potenzialità dei modelli in vitro nello studio dell’obesità e del diabete di tipo 2.Simone Putzolu, del CNR-Istituto per la Bioeconomia, ha illustrato i risultati del progetto «Piante in classe», sviluppato con ISDE Firenze. Una sperimentazione condotta presso l’Istituto Gobetti-Volta di Bagno a Ripoli ha registrato, nelle aule con piante, una riduzione delle concentrazioni di CO2 e PM2,5 rispetto alla classe di controllo.Nicola Prozzo, dell’Università del Molise, ha presentato uno studio sull’accelerazione del riscaldamento climatico nella regione, documentando un aumento delle notti tropicali, una riduzione dei giorni di gelo e un incremento delle temperature medie annuali di circa due gradi nel periodo analizzato. Infine, Gabriella Errico ha affrontato le prospettive della cardiologia rigenerativa, richiamando i risultati preliminari di studi sperimentali sulla terapia cellulare nell’insufficienza cardiaca avanzata.La sessione ha evidenziato l’importanza di integrare epidemiologia, tossicologia, medicina clinica e scienze ambientali per migliorare la comprensione dei rischi e sviluppare strategie di prevenzione.Un ulteriore contributo alla riflessione metodologica è stato offerto da Fabrizio Bianchi, epidemiologo del CNR, con un intervento dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale, centralità dei dati e ragionamento epidemiologico in ambiente e salute.

Le esperienze territoriali: dalla ricerca all’azione delle comunità

L’ultima parte del pomeriggio, moderata da Maria Belmonte, Francesco Bertola e Ugo Corrieri, è stata dedicata alle iniziative di advocacy sviluppate dalle sezioni territoriali. A Vercelli, Rocco Santarone ha presentato un’esperienza di riqualificazione dell’illuminazione pubblica orientata a ridurre l’inquinamento luminoso e i suoi effetti sulla salute e sugli ecosistemi. Da Modena, Simona Luci ha illustrato il progetto «Alberi che parlano», un percorso di educazione ambientale che ha coinvolto 27 studenti, utilizzando il rapporto con la natura per stimolare osservazione, creatività ed espressione delle emozioni.Sempre a Vercelli, Alessandra Florio ha presentato un’esperienza formativa sulle prescrizioni verdi, attraverso un workshop realizzato nel Bosco della Partecipanza di Trino e rivolto a medici e altri operatori. Gianfranco Porcile ha illustrato il lavoro del Gruppo nazionale ISDE su Porti, Ambiente e Salute, che coinvolge tredici realtà portuali italiane. Tra le priorità figurano il monitoraggio delle emissioni, l’elettrificazione delle banchine e la collaborazione con i comitati dei cittadini. Particolarmente significativi i risultati presentati da Silvana D’Onofrio, della sezione ISDE di Campobasso, relativi all’iniziativa «Campobasso previene»: sei giornate di attività, 252 presenze agli incontri formativi e 3.157 prestazioni sanitarie gratuite realizzate attraverso screening e consulenze rivolti alla popolazione.Le comunicazioni territoriali hanno compreso anche il contributo di Antonio Lupo, dedicato alle criticità ambientali associate ai data center. Le esperienze presentate mostrano come il lavoro dei Medici per l’Ambiente possa tradursi in iniziative concrete, attraverso la collaborazione con scuole, amministrazioni, professionisti sanitari e associazioni.

PFAS e Terra dei Fuochi: l’attenzione alle emergenze ambientali

La parte conclusiva della giornata ha riportato l’attenzione su due importanti questioni ambientali e sanitarie. Edoardo Bai, componente del Comitato scientifico ISDE Italia, ha affrontato il tema dei PFAS e delle iniziative di contrasto alla contaminazione da queste sostanze persistenti, mentre Gennaro Esposito, della Giunta esecutiva nazionale, ha presentato un aggiornamento sulla situazione ambientale nella Terra dei Fuochi.Due ambiti che confermano l’importanza di mantenere elevata l’attenzione sulle esposizioni ambientali e sulla necessità di garantire la protezione della salute delle popolazioni interessate.

La prevenzione primaria come priorità delle politiche pubbliche

Il bilancio della seconda giornata del Congresso ISDE Italia mette in evidenza una prospettiva comune: affrontare i rischi ambientali significa intervenire sulle loro cause, rafforzando la capacità delle istituzioni di utilizzare le evidenze scientifiche nelle proprie decisioni.Dall’inquinamento atmosferico alla plastica, dalla contaminazione delle acque ai cambiamenti climatici, i contributi presentati hanno mostrato quanto sia necessario considerare ambiente e salute come componenti inseparabili delle politiche pubbliche.Al tempo stesso, le esperienze territoriali dimostrano il valore della partecipazione delle comunità e del contributo dei professionisti sanitari nella costruzione di iniziative di prevenzione.

Per ISDE Italia, la sfida è trasformare la conoscenza scientifica in azioni concrete, superando la frammentazione degli interventi e rafforzando il collegamento tra ricerca, cittadini e istituzioni. Il Congresso nazionale proseguirà domenica 25 ottobre con la giornata conclusiva, dedicata in particolare al rapporto tra ricerca scientifica, advocacy e politiche per la salute. Il Congresso si svolge con il patrocinio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Arezzo e con il contributo del Consiglio regionale.