Sanità territoriale, la Cisl di Arezzo riunisce i direttori delle cinque zone distretto

«Ora avanti con i progetti, al centro i cittadini» Case della salute e Hub: dal Casentino, dove l’integrazione tra professionisti è una realtà consolidata, alla Valtiberina alle prese con le difficoltà delle aree montane, fino al Valdarno, Valdichiana e Arezzo: il punto sullo stato delle Case delle comunità e sulle sfide della sanità di prossimità. La Cisl chiede servizi concreti, personale e tempi certi per portare a compimento la riorganizzazione territoriale

Case della comunità, servizi da attivare, cantieri da completare e personale da garantire. La nuova sanità territoriale passa dalle infrastrutture, ma soprattutto dalla capacità di trasformare i progetti in risposte concrete per i cittadini. È il messaggio emerso dal Consiglio generale della Cisl di Arezzo, che ha dedicato una mattinata di approfondimento alla riorganizzazione dell’assistenza nella provincia, mettendo a confronto i direttori delle cinque zone distretto con la partecipazione della direttrice sanitaria della Asl Toscana sud est, Barbara Innocenti, intervenuta in apertura dei lavori. Un appuntamento che il sindacato ha voluto aprire anche alla cittadinanza, offrendo la possibilità di ascoltare direttamente i responsabili dei servizi, conoscere lo stato di avanzamento dei progetti e porre domande. L’obiettivo era fare il punto sulla rivoluzione della sanità di prossimità, raccogliendo le esperienze dei territori e individuando le sfide ancora aperte. Dalla Valtiberina al Valdarno, dalla Valdichiana ad Arezzo, è emerso un quadro articolato, con strutture già operative, prestazioni in fase di attivazione e lavori da completare. Maria Rosaria Esposito, segretario provinciale Cisl Arezzo, ha sottolineato l’importanza di aprire il confronto anche alla cittadinanza, per rendere i cittadini parte attiva del cambiamento. «Vogliamo dare alle persone la possibilità di ascoltare direttamente che cosa sta succedendo rispetto alle Case della comunità e di porre domande specifiche, cosa che non sempre riescono a fare. È importante anche che i direttori dei distretti possano confrontarsi e condividere un percorso comune. Per la Cisl è fondamentale che questa trasformazione metta al centro la presa in carico della persona, la cura e la dignità del singolo». «La Cisl di Arezzo e la Funzione pubblica sono sempre sul pezzo rispetto alla nuova sanità territoriale, sia per gli aspetti economici e quelli che riguardano il personale, sia per lo stato di avanzamento dei lavori», sottolinea il segretario generale Fp, Maurizio Milanesi. «Quella di oggi è stata un’occasione importante per capire a che punto siamo. Continueremo a chiedere conto di quanto sta accadendo e saremo parte attiva per stimolare l’azienda e chi di dovere a portare a compimento questa rivoluzione a favore dei cittadini». Una fotografia complessiva della situazione provinciale è stata restituita anche dal segretario generale Cisl Arezzo, Mauro Cerofolini, che ha ringraziato i direttori per la partecipazione e per aver condiviso esperienze e informazioni sullo stato dei servizi nelle diverse aree, ribadendo che la Cisl è aperta ad un confronto futuro che monitori il completamento non solo dei lavori, ma dell’ organizzazione interna offerta con i nuovi servizi ai cittadini. Dal confronto è emerso un quadro diversificato, con territori che possono contare su esperienze consolidate, come il Casentino, e altre realtà che stanno completando il percorso di riorganizzazione. La sfida comune è garantire una rete assistenziale integrata, nella quale medicina generale, specialisti, infermieri e servizi sociosanitari lavorino insieme per rispondere ai bisogni delle persone. Valtiberina, la sfida è integrare i servizi Per Giampiero Luatti, direttore della zona distretto Valtiberina, la priorità è far dialogare le strutture e i professionisti. «Nel nostro territorio abbiamo una Casa della comunità hub a Sansepolcro e due spoke. La vera sfida è integrare i professionisti all’interno delle strutture e fare in modo che le Case della comunità comunichino tra loro, aumentando il valore dei servizi sanitari». Un obiettivo che deve fare i conti con le peculiarità di un’area di confine e montana, caratterizzata da bassa densità abitativa e spopolamento, in particolare nei territori di Pieve Santo Stefano, Badia Tedalda e Sestino. Qui è attivo il progetto AFO, con medici di medicina generale che ruotano su due ambulatori per rispondere alla carenza di assistenza dopo il pensionamento del medico presente sul territorio. «Le difficoltà non devono compromettere il diritto alla salute. Confidiamo di garantire un’assistenza sanitaria e sociosanitaria adeguata a tutta la popolazione della Valtiberina, anche attraverso le Case della comunità, la Centrale operativa territoriale, gli Ospedali di comunità e il raccordo con le strutture sociosanitarie».

Casentino, un modello di integrazione costruito nel tempo

Per Marzia Sandroni, direttore del distretto del Casentino affronta la riorganizzazione della sanità territoriale partendo da un’esperienza consolidata. «La riorganizzazione dei servizi sta procedendo in modo spedito. Il Casentino parte avvantaggiato perché dal 2009 dispone delle Case della salute, oggi Case della comunità spoke, distribuite nell’Alto, Medio e Basso Casentino, in particolare a Castel San Niccolò, Poppi e Castel Focognano. A questo si aggiunge la Casa della comunità hub del Casentino, in costruzione a Bibbiena». Il punto di forza, secondo Sandroni, è il lavoro di squadra sviluppato negli anni tra le diverse figure professionali. «I medici di famiglia, gli infermieri di famiglia e di comunità, gli amministrativi, i fisioterapisti e gli assistenti sociali, sia della Asl sia dei Comuni, lavorano insieme in un’esperienza ormai matura. È un modello che anticipa quanto promosso dal decreto ministeriale 77 del 2022 e che oggi può mettere in evidenza sia i punti di forza sia le criticità». I risultati, ha spiegato, si riflettono anche negli esiti di salute. La presa in carico proattiva e anticipata delle patologie croniche consente di intervenire prima che le condizioni si aggravino, contribuendo a contenere gli accessi al pronto soccorso e le ospedalizzazioni, oltre a ridurre la pressione sull’ospedale quando il ricorso alle strutture non è necessario. «La parola chiave è integrazione: tra professionisti, discipline e istituzioni, a partire dalla scuola e dai Comuni, coinvolgendo anche le farmacie, il Comitato di partecipazione e tutte le associazioni del territorio. Dobbiamo programmare e progettare insieme la salute dei cittadini, affinché non ci sia soltanto una popolazione che invecchia, ma persone che possano andare avanti negli anni mantenendo una buona qualità della vita».

Valdarno, strutture operative e nuovi servizi Elena Rebora, direttrice della zona distretto Valdarno, ha illustrato il percorso delle due Case della comunità di San Giovanni Valdarno e Terranuova Bracciolini. La prima, realizzata con fondi Pnrr in un nuovo edificio, è operativa dal 20 maggio 2026. Ospita il Cup, il centro prelievi, la medicina generale e diverse specialità, tra cui cardiologia, pneumologia, geriatria e diabetologia. Per attivare la neurologia sono necessarie ulteriori risorse. La struttura di Terranuova Bracciolini è invece operativa da giugno nella sede della precedente Casa della salute, con una vocazione anche riabilitativa. È previsto un ampliamento di 500 metri quadrati, che porterebbe la superficie complessiva da mille a 1.500 metri quadrati. Attualmente ospita sei medici di medicina generale e due pediatri di libera scelta; sono in programma il potenziamento delle specialità riabilitative e l’arrivo del diabetologo. «I cittadini chiedono Case della comunità accessibili e modelli organizzativi capaci di far lavorare davvero insieme medicina generale e specialistica», ha spiegato Rebora. Tra gli obiettivi indicati anche la possibilità di garantire ambulatori di medicina generale aperti dodici ore, ampliando le opportunità di accesso ai servizi per tutta la popolazione del Valdarno.

Valdichiana, una rete costruita sulla prossimità
Roberto Francini, direttore della zona distretto Valdichiana, ha richiamato il modello organizzativo sviluppato nel territorio nel corso degli anni. Le Case della comunità di Castiglion Fiorentino, Camucia e Foiano offrono servizi sanitari e sociosanitari, mentre la struttura hub di Castiglion Fiorentino comprende anche salute mentale, consultorio, pediatria e attività amministrative. Sono presenti inoltre specialisti ambulatoriali, tra cui cardiologo, diabetologo e neurologo, che possono operare anche in collaborazione con i medici di medicina generale. Francini ha evidenziato il ruolo dell’ambulatorio di intervento rapido, attivo dal lunedì al venerdì, per rispondere ai bisogni a bassa complessità. L’accesso avviene attraverso il numero 116117, con l’obiettivo di indirizzare i cittadini verso il servizio più appropriato ed evitare, quando possibile, il ricorso al pronto soccorso. L’offerta comprende anche servizi attivi nelle ore notturne e nei giorni festivi attraverso la continuità assistenziale, oltre alla sperimentazione della continuità assistenziale pediatrica nei festivi. «La Valdichiana è un territorio ampio, con una densità abitativa contenuta. La priorità è garantire la prossimità, mantenendo i servizi vicini ai cittadini e valorizzando tutte le Case della comunità».

Arezzo, lavori in dirittura d’arrivo
Per la zona distretto Aretina, Roberto Franceschi ha fatto il punto sulle due Case della comunità di via Guadagnoli e del Baldaccio, indicando nella conclusione dei lavori il passaggio decisivo per arrivare all’attivazione dei servizi. «Le strutture sono finalmente in fase di completamento. Entro la metà di novembre dovrebbero concludersi gli interventi, per poi procedere con l’organizzazione delle attività già previste». Franceschi ha preferito rimandare a quando le strutture saranno effettivamente aperte la descrizione puntuale del loro funzionamento: «Mi piace parlare di come funzioneranno le Case della comunità quando ci saranno concretamente. L’apertura è vicina e sarà quello il momento per illustrare i servizi». Dal confronto promosso dalla Cisl emerge dunque una sfida comune: fare in modo che la riorganizzazione della sanità territoriale non si esaurisca nella realizzazione delle strutture, ma diventi una rete integrata, accessibile e capace di rispondere ai bisogni di salute in tutta la provincia. Per il sindacato, il monitoraggio proseguirà anche sul fronte delle risorse, del personale e dei tempi di attuazione, affinché la nuova organizzazione si traduca in servizi effettivi e in una presa in carico più vicina alle persone. Presenti anche due sindaci e un assessore.

Sanità territoriale, i sindaci del Casentino e del Valdarno al fianco della Cisl: «Le Case della comunità siano una risposta concreta ai cittadini»
Vagnoli, Ducci e Bigiarini intervengono al Consiglio generale della Cisl di Arezzo. Al centro il valore della collaborazione tra istituzioni e sindacato, il completamento delle strutture e la necessità di garantire assistenza anche nelle aree più periferiche. Filippo Vagnoli, sindaco di Bibbiena e presidente del distretto sanitario del Casentino, ha ribadito il valore della collaborazione con la Cisl sui temi del lavoro e della sanità. «È un onore essere qui al Consiglio generale. Con la Cisl collaboriamo da tanti anni per la tutela del lavoro e dei lavoratori, ma anche su temi fondamentali come quello della sanità. Insieme stiamo portando avanti battaglie per migliorare i servizi sanitari e, di conseguenza, la qualità della vita dei nostri cittadini».

Il Casentino può contare su tre Case della comunità spoke, nate dalle precedenti Case della salute, mentre è in corso la realizzazione della struttura hub di Bibbiena, accanto all’ospedale. «I lavori sono un po’ in ritardo e ci auguriamo che possano concludersi nei primi mesi del 2027. Sarà una novità importante, ma anche una sfida: dobbiamo capire e far comprendere ai cittadini quali vantaggi porterà questa nuova organizzazione. Ci crediamo e ci impegneremo, anche insieme alla Cisl e alle altre organizzazioni sindacali, per valorizzarne le opportunità». Eleonora Ducci, sindaca di Talla, ha sottolineato l’importanza del dialogo tra amministrazioni comunali e organizzazioni sindacali, sia attraverso la contrattazione sociale sia in occasioni di confronto come quella promossa dalla Cisl. «Il rapporto con i sindacati è fondamentale per i Comuni, grandi e piccoli. La sanità territoriale è un percorso importante e ci aspettiamo che le Case della comunità diventino davvero centri capaci di erogare servizi e dare risposte ai bisogni quotidiani dei cittadini, soprattutto quando non si tratta di emergenze o urgenze. Questo potrebbe contribuire anche ad alleggerire le strutture ospedaliere». Ducci ha però richiamato l’attenzione sul rischio che il potenziamento delle strutture principali finisca per penalizzare le aree interne. «Le Case della comunità devono essere un punto di riferimento, ma non devono svuotare i territori più marginali. Nelle aree interne, dove spesso non ci sono Case della salute ma soltanto gli ambulatori dei medici di medicina generale, è essenziale mantenere una rete di prossimità. Anche queste comunità hanno il diritto di poter contare su una presenza sanitaria adeguata». Giulia Bigiarini, assessora del Comune di Terranuova Bracciolini, ha posto l’accento sulla collaborazione tra istituzioni e sindacati, accomunati dalla responsabilità di prendersi cura dei cittadini. Anche a Terranuova è attesa l’apertura della nuova Casa della comunità, attualmente in fase di ultimazione. «Ci auguriamo che la struttura possa entrare in funzione a breve e diventare un polmone vivo per il territorio. Sorgerà accanto alla precedente Casa della salute, in un’area che comprende anche la Rsa e altri servizi sanitari». Per Bigiarini, la parola chiave è già nel nome delle strutture: comunità. «Sarà fondamentale riuscire a integrare i cittadini all’interno del servizio sociosanitario, coinvolgendo le associazioni e tutte le persone che vorranno mettere a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze. La collaborazione con il territorio sarà determinante affinché la Casa della comunità non sia soltanto una struttura sanitaria, ma un luogo aperto, capace di creare relazioni e rispondere ai bisogni delle persone».