
L’Associazione fra i familiari delle vittime: «Un passaggio storico. La memoria delle 39 vittime diventa patrimonio civile dell’intero Paese»
Il 29 maggio non sarà più soltanto una data custodita dal dolore dei familiari, dalla memoria dei sopravvissuti e dalla coscienza di chi non ha mai voluto dimenticare. Da oggi diventa ufficialmente Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’Heysel.
Dopo l’approvazione della Camera, anche il Senato ha dato il via libera definitivo alla legge promossa dall’onorevole Fabrizio Comba, primo firmatario della norma. Un atto istituzionale che riconosce finalmente la strage di Bruxelles come una ferita nazionale, non confinata alla storia del calcio né all’appartenenza di tifo, ma iscritta nella memoria civile dell’Italia.
«Si tratta di un passaggio storico e di grande valore istituzionale e civile per il nostro Paese», dichiara Andrea Lorentini, presidente dell’Associazione fra i familiari delle vittime dell’Heysel. «A nome dell’Associazione desidero esprimere un ringraziamento sentito all’onorevole Comba e a tutti i parlamentari che hanno condiviso e sostenuto questo percorso legislativo. Da anni chiedevamo alle istituzioni di farsi carico di questa iniziativa, che come familiari abbiamo più volte sollecitato e accompagnato».
Il 29 maggio 1985, allo stadio Heysel di Bruxelles, persero la vita 39 persone, di cui 32 italiane. Erano partite per assistere a una finale di Coppa dei Campioni e non tornarono più a casa. Per troppo tempo quella tragedia è rimasta sospesa tra rimozione, strumentalizzazione e memoria privata. Una ferita spesso ricordata solo dentro il perimetro del tifo, quando invece appartiene alla storia collettiva del Paese. «L’istituzione della Giornata nazionale riconosce finalmente, in maniera ufficiale, la memoria delle 39 vittime come una memoria collettiva e condivisa dall’intera nazione», prosegue Lorentini. «È un atto dovuto verso chi ha perso la vita, verso le loro famiglie e verso una comunità che per 41 anni ha chiesto rispetto, verità, dignità. La memoria dell’Heysel deve andare oltre le maglie, oltre le bandiere, oltre ogni appartenenza sportiva. È memoria civile. Ed è proprio per questo che non può più essere vilipesa, banalizzata o usata come insulto».Per l’Associazione, la legge rappresenta un punto di arrivo ma anche un nuovo inizio. La Giornata nazionale dovrà diventare occasione concreta di educazione, riflessione e responsabilità pubblica. «Il nostro impegno civico si rafforza ancora di più», conclude Lorentini. «Questa legge non ha soltanto un significato commemorativo. Deve diventare uno strumento di educazione civico-sportiva, capace di promuovere nelle istituzioni, nelle scuole, nelle università e nelle associazioni sportive momenti di approfondimento e progetti dedicati a uno sport sano, a un tifo corretto, a una cultura del rispetto. Ricordare l’Heysel significa impedire che il dolore venga dimenticato. Ma significa anche lavorare perché nessuno stadio, nessuna curva, nessuna competizione sportiva possano più diventare luoghi di odio, violenza e disumanità».
Con questa legge, il 29 maggio entra nel calendario civile della Repubblica. E con esso entrano, finalmente, i nomi, le storie e le vite delle vittime dell’Heysel nella memoria condivisa dell’Italia.