I Vangeli apocrifi, una diversa visione di Gesù di Nazareth

Nel 1223 Francesco d’Assisi, appena rientrato dalla Terra Santa dove aveva visitato Betlemme, diede origine a una delle tradizioni più amate del mondo cristiano: la notte del 24 dicembre, in una grotta, riempì una mangiatoia di fieno, vi pose accanto un bue e un asino e celebrò una messa per commemorare la nascita di Cristo.

La località in cui Francesco aveva creato il primo presepe della storia era Greccio, a sud di Roma, e un santuario ricorda quell’evento. Tuttavia, il bue e l’asino che compaiono in tutti i presepi della nostra infanzia, non sono menzionati nei Vangeli di Matteo e Luca: sono presenti invece nei vangeli apocrifi. Questi testi, esclusi dal canone dalla Chiesa perché ritenuti non ispirati da Dio, sono successivi ai vangeli canonici e probabilmente nacquero in molti casi per alimentare la pietà popolare, colmando le lacune degli scritti “ufficiali” di Matteo, Marco, Luca e Giovanni. In particolare, offrivano racconti sull’infanzia di Gesù, assente nei testi canonici. Come si è ipotizzato in un articolo di questo numero, si è anche ipotizzato che i vangeli apocrifi sull’infanzia di Gesù avessero una funzione educativa e fossero destinati alla formazione dei bambini cristiani. Altri apocrifi propongono una visione diversa dei rapporti tra Gesù e alcuni suoi discepoli, come Maria Maddalena, un legame che ha alimentato interpretazioni fantasiose e bestseller di grande successo, presentando talvolta Gesù non come figura del cristianesimo tradizionale, bensì come un maestro gnostico che trasmette una conoscenza riservata a pochi eletti, attraverso la quale si raggiunge la salvezza. In definitiva, gli apocrifi offrono prospettive alternative sulla vita di Gesù che ebbero un’ampia diffusione, dimensioni che invitiamo a esplorare in queste pagine.