11 luglio 1995. Il massacro dei musulmani bosniaci di Srebrenica

11 luglio 1995 | Il massacro dei musulmani bosniaci di Srebrenica: la più grande strage in Europa dalla fine della seconda guerra mondialeSrebrenica è una piccola città della Bosnia ed Erzegovina, situata su un’altura della regione della Valsenica, non distante dal confine con la Serbia.

La storia di questa comunità, composta ieri come oggi da poche decine di migliaia di abitanti, viene travolta dalla più profonda violenza a metà degli anni Novanta: il criminale di guerra Ratko MladÌc (detto “Macellaio dei Balcani”) e i suoi uomini raggiungono il comune e – nonostante questo fosse stato nominato zona protetta delle Nazioni Unite – lo trasformano in poche ore in un autentico inferno in terra. Uccisioni, catture e stupri fanno sprofondare nel terrore gli abitanti, che disperatamente cercano di trovare una via di salvezza attraverso i boschi limitrofi. I crimini d’odio più disparati, perpetrati dagli appartenenti alla formazione del V.R.S., avevano un obiettivo preciso: eliminare i bošnjaci, persone di fede islamica storicamente presenti nel territorio. Numerosissimi tentativi di fuga si riveleranno vani, le vittime saranno infatti più di ottomila e gli imprigionamenti supereranno il migliaio. Questo episodio rappresenta uno tra gli eventi più tragici delle “Guerre jugoslave”, che non diedero tregua all’est Europa per un decennio intero. Il Massacro di Srebrenica, a distanza di trent’anni esatti, pare drammaticamente non essersi in realtà mai concluso. Sono diversi i funerali che ancora oggi si celebrano in concomitanza del ritrovamento dei corpi di persone fino a quel momento considerate disperse.Un Memoriale, aperto dal 2003, è il vivo luogo di testimonianza di questo genocidio: la più grande strage perpetrata in territorio europeo dalla fine della seconda guerra mondiale. L’attivista e superstite Hasan Hasanović ha scelto queste parole per raccontare che cosa ha visto a Srebrenica nel 1995: «Niente urla “morte” più del volto di un uomo indifeso e disperato. Per questo motivo noi non ci guardavamo negli occhi […] Credo di essere sopravvissuto per il solo motivo di poter raccontare quello che è successo». Vedi meno