Un linciaggio di massa dimenticato

New Orleans, Louisiana, 15 Ottobre 1890, il sovrintendente della polizia locale, David Hennesy, viene ucciso da alcuni spari di fucile mentre rientra a casa e, prima di morire, accusa la comunità italiana del suo omicidio. La città di New Orleans, circa 280 mila abitanti, al pari di molte altre città USA che fronteggiavano i forti flussi migratori dall’Europa, contava una consistente comunità di italiani, in particolari siciliani.

La forte migrazione creò in molte città problemi di carattere sociale e difficoltà di integrazione con la realtà americana, le varie comunità tendevano quindi a “proteggersi” raggruppandosi in spazi cittadini ben precisi dove la lingua, le abitudini, i costumi e , soprattutto, gli interessi quotidiani avevano una base di riferimento comune. Vivevano per lo più in quartieri degradati, in alloggiamenti fatiscenti sovraffollati e conseguenti promiscuità. Agli occhi dei “nativi” (cioè di quelli che si erano insediati molto prima), tutto ciò appariva disgustante e ben presto un’ondata di xenofobia, di intolleranza, di persecuzione etnica e civile, caratterizzò i rapporti tra i “nativi” e gli immigrati. Gli italiani, poi, erano considerati i peggiori, “peggio dei neri e peggio dei polacchi”. Queste condizioni favorirono fenomeni di criminalità ordinaria e organizzata, controllo del territorio, contrapposizioni feroci tra diversi gruppi. A New Orleans, nel 1890, la comunità italiana era molto importante e il controllo del territorio era in mano a due famiglie: i Provenzano e i MatrangaL’assassinio del soprintendente Hennesy era legato alla competizione terriroriale ed economica tra le due famiglie. Le indagini di polizia si svolsero quasi esclusivamente nell’ambito della comunità italiana e furono connotate da disprezzo, senso persecutorio acritico e aprioristico, non che da violenze fisiche e intimidazioni. Furono arrestati 19 italiani, di cui 11 accusati direttamente dell’omicidio. All’inizio di Marzo 1891, a seguito di un verdetto condizionato da pressioni esterne e da sospetti di corruzione, otto persone furono considerate non colpevoli e i rimanenti undici, quelli più indiziati, furono tenuti in arresto e consegnati alla prigione locale in atteso di una ulteriore sentenza definitiva. Questo esito provocò indignazioni, rabbia e proteste nella comunità locale che, con il sostegno di alcuni giornali perorava l’espulsione dei soggetti, tanto che, il 14 Marzo, un corteo di migliaia di persone, per lo più d estrazione piccolo – medio borghese, alcuni armati, aizzato e fomentato dall’aministrazione locale, con in testa il sindaco, si diresse verso la prigione con l’ntento di fare, evidentemente, una sorta di giustizia popolare. Entrarono nella prigione poco contrastati, pare, dalla polizia locale, stanarono gli undici italiani indiziati e li finirono. Due furono impiccati, gli altri nove giustiziati a fucilate. I cadaveri furono esposti e sembra che qualcuno intinse il proprio fazzoletto col sangue degli uccisi in macabro ricordo del linciaggio. Il più grande liciaggio di massa mai avvenuto negli USA. I cognomi dei linciati: Abbagnato, Caruso, Marchesi, Monastero, Polizzi, Romero, Scafidi, Traina,Geraci, Romero e Comitis. Le scuse della città di New Orleans all’Italia e alla comunità italiana reidente arrivarono solo nel 1919. Madre Teresa Cabrini (1850 – 1917), patrona dei migranti, prima santa degli USA nel 1946, commemorata da papa Leone il 20.06.2026 a Sant’Angelo Lodigiano, visse in prima persona i drammi dei flussi migratori e scrisse: “Per me servire il mio Paese, significa farlo amare ai bambini affidati alle nostre cure. Significa educarli a non vergognarsi di essere italiani; significa favorire lo sviluppo di giovani che dimostreranno al loro Paese di adozione che l’immigrazione italiana non é un elemento di pericolo”. Immigrazione, qualunque ne sia la motivazione, è un dramma individuale e collettivo millenario e storico, sotto ogni bandiera e ogni latitudine (Ispirazione da un articolo di F. D’Esposito)