25 luglio in tutta Italia si cucina e si celebra la pastasciutta antifascista

“Il 25 luglio eravamo sui campi e non avevamo sentito la radio. Vengono degli amici e ci dicono che il fascismo è caduto, che Mussolini è in galera. È festa per tutti” scrive papà Cervi. Ed è Aldo, il terzogenito, che gli fa la proposta. “Papà, offriamo una pastasciutta a tutto il paese”. Alcide accetta. “Facciamo vari quintali di pastasciutta insieme alle altre famiglie. Le donne si mobilitano nelle case intorno alle caldaie, c’è un grande assaggiare la cottura, e il bollore suonava come una sinfonia.Ho sentito tanti discorsi sulla fine del fascismo ma la più bella parlata è stata quella della pastasciutta in bollore.

Guardavo i miei ragazzi che saltavano e baciavano le ragazze, e dicevo: – beati loro, sono giovani e vivranno in democrazia, vedranno lo Stato del popolo. Io sono vecchio e per me questa è l’ultima domenica”. E invece, cinque mesi dopo, tutti e sette i figli di Alcide Cervi e Genoeffa Cocconi vennero torturati e uccisi dai fascisti nel poligono di Reggio Emilia. Da allora ogni 25 luglio in tutta Italia si cucina e si celebra la pastasciutta antifascista, per ricordare la fine della dittatura.