I muri parlano: otto nuove tappe nella memoria di Pieve

Nell’agosto del 1944 l’esercito tedesco in ritirata minò e distrusse sistematicamente Pieve Santo Stefano. Gli abitanti furono costretti a sfollare e alcuni di loro, dalle colline intorno al paese, videro esplodere le proprie case. Ottantadue anni dopo, le loro testimonianze continuano a raccontare la distruzione e la ricostruzione di Pieve proprio nei luoghi in cui quei fatti avvennero

È da questa memoria che nasce “I muri parlano”, il progetto ideato da Diego Dalla Ragione e realizzato con l’Archivio diaristico nazionale, Promemoria ODV e il Comune di Pieve Santo Stefano. Un percorso urbano composto da mattonelle collocate in diversi punti del centro storico e dotate di QR code: inquadrandole con il proprio smartphone è possibile accedere a contenuti audiovisivi che raccolgono testimonianze autentiche, immagini d’epoca e le voci di chi visse la distruzione e la ricostruzione del paese. In occasione del Premio Pieve 2026, il progetto entra nella sua seconda fase con otto nuove installazioni, che si aggiungono alle sette già esistenti e portano a quindici le tappe del percorso. Le otto nuove testimonianze sono state presentate in anteprima al pubblico il 7 e l’8 settembre al Teatro G. Papini durante due giornate di proiezioni continue.  Tra i nuovi racconti c’è quello di Omero Gennaioli, “Il ponte volante”, realizzato dall’ingegner Egidio Capaccini per unire le due sponde del Tevere che avevano separato i pievani e le loro attività dopo il crollo dei ponti; “Strage sulla strada per la Verna” di Pietro Gennaioli; “Accampati nel teatro” di Stefano Graziotti, che ricorda quando il Teatro comunale divenne rifugio per tanti pievani rimasti senza un tetto. O il racconto delle baracche del campo di internamento di Renicci che divennero case per gli sfollati presso il giardino del Ponte Nuovo, in “Sembrava una reggia” di Maddalena Pepe. C’è il racconto di chi è morto dopo il rientro, come Natalia Cangi, che andò con la sorella tra le macerie della propria casa a recuperare “Le lettere del mi’ marito” e rimase colpita da una grossa trave di legno: un evento di memoria collettiva spesso ricordato per il nome ereditato dalla nipote, che di epistolari, diari e autobiografie ha fatto poi un destino personale, diventando direttrice dell’Archivio dei diari. Ci furono quelli costretti a scavare la propria fossa, “Tutti in quelle buche” (Laudomia Mormii), destino al quale scamparono grazie all’intervento di un tedesco “buono”. C’è inoltre chi non perde la vena ironica e racconta come si oppose, con un atto di esemplare coraggio, alla maestra e alla segretaria del fascio locale, all’annuncio di “Tutti zeri” in pagella (Gino Pellegrini). E infine c’è l’illustre cittadino Amintore Fanfani che, nel suo “Giudizio universale a rate” (tratto da Una Pieve in Italia), racconta della distruzione e di come, contando le macerie, si dovette fare i conti con le tante persone, i mestieri e le botteghe scomparse. A queste memorie dà voce il nipote Giuseppe Fanfani. Anche il patrimonio di immagini utilizzato nei videoracconti si arricchisce di nuovi materiali. Una serie di fotografie provenienti dal Bundesarchiv di Coblenza, scattate dai Kriegsberichter, i corrispondenti di guerra tedeschi della Propagandakompanie, offre nuovi punti di vista sul passaggio del fronte nell’Alta Valtiberina e a Pieve Santo Stefano. “I muri parlano” è un percorso pensato per essere accessibile a un pubblico più ampio possibile. La componente sonora dei contributi permette la fruizione a chi ha disabilità visive, mentre i sottotitoli in italiano e in inglese rendono i video accessibili anche a chi ha disabilità uditive e ai visitatori internazionali. Le mattonelle sono inoltre collocate a un’altezza pensata per chi potrebbe muoversi in carrozzina. La mappa con la posizione delle quindici installazioni è disponibile presso il Piccolo museo del diario, l’Archivio diaristico nazionale e l’Ufficio Turistico di Pieve, oltre che tramite Google Maps. Il progetto ha già prodotto un risultato concreto. Il racconto “Il capolavoro salvato”, dedicato alla pala d’altare di Andrea della Robbia scampata alla distruzione della chiesina di San Francesco, ha dato origine a una raccolta fondi popolare promossa dalla Pro Loco di Pieve e da Diego Dalla Ragione, che ha permesso di realizzare l’illuminazione permanente dell’opera nella Collegiata, dove è oggi custodita. “I muri parlano” diventerà inoltre un laboratorio didattico del Piccolo museo del diario, con una passeggiata di memoria dedicata alle testimonianze più significative del percorso. Le nuove mattonelle sono già installate e attive nel centro storico. Dal 17 settembre, in occasione del Premio Pieve 2026, le quindici tappe offriranno a visitatori e partecipanti un ulteriore modo per conoscere la memoria di Pieve Santo Stefano.