
SANSEPOLCRO – Appuntamento a Sansepolcro con l’Artista Franco Alessandrini. Sabato 19 Settembre 2026, dalle ore 18,00 alle ore 20,00, nella Galleria dell’Associazione Franco Alessandrini, al numero 126 di Via Niccolò Aggiunti a Sansepolcro, inaugurazione della Mostra “SUPERFICIE” che nei giorni successivi sarà aperta solo su appuntamento, contattando direttamente l’autore o i volontari dell’associazione omonima.
La Mostra “SUPERFICIE” di Franco Alessandrini presenta un nuovo progetto dell’artista di Sansepolcro che ha trascorsi gli ultimi cinquanta anni della sua vita soprattutto a New Orleans in Louisiana, luogo in cui i suoi ragionamenti di filosofia, applicati alla sua tecnica originale, hanno trovato il loro più ampio respiro internazionale. Occasione imperdibile per venire a conoscenza di alcune tra le sue più fantasiose pitture che si inseriscono perfettamente nel suo stile fatto di frammentazione dell’immagine ma con qualche novità; dal punto di vista tecnico sono aggiunti una serie di “scarabocchi”, come li definisce lo stesso creativo, che finiscono per rappresentare una sorta di filo conduttore e anche di rumori di fondo che ammorbidiscono l’impatto cromatico; è il colore ad essere steso prima, con una bella serie di velature, per poi ogni forma finire per essere contrassegnata da questo impasto di segni. Per questo motivo si può parlare di “tempere pastellate”, anche questa è una definizione tecnica di cui parla l’autore. Queste opere, più di altre, hanno dal punto di vista concettuale a che vedere con la voce interiore di ogni uomo, trattandosi di autentici riflessi che l’uomo vede sugli schermi dei propri telefonini o iPad. guardati. “Queste immagini sono riflessi degli sguardi sulla superficie del telefonino. – si legge nella prefazione che lo stesso autore fa alla mostra – Si guarda e siamo guardati. Dimenticando gli schemi classici accademici della composizione. Immersi in una geometria casuale”. Dimenticando gli schemi classici accademici della composizione. Immersi in una geometria casuale. ,.L’uomo è, sempre più spesso, incollato alla tecnologia e il creativo ci propone una lettura di quello di cui noi stessi, usufruttuari di questi servizi informatici, nemmeno ci accorgiamo. L’arte in forma di quadro è di per se una superficie, ma questa volta non si parla più di una semplice immagine; le opere ci raccontano un momento. L’uomo guarda ed è guardato. Gli occhi sullo schermo sono il riflesso di quelli di chi guarda ma, in qualche modo ci pongono di fronte al dubbio che dalla tecnologia siamo spiati; le altre parti frammentate sono invece la sintesi delle compulsive immagini che ci bombardano e finiscono per rappresentare un autentico calderone nelle nostre menti. Opportunità che porta tutti, ancora una volta, a rileggere la storia di un creativo la cui ascesa a livello internazionale non si è mai arrestata e per il quale gli esperti si sono dovuti addirittura inventare un termine apposito che definisse una nuova tecnica. Fu Barbara Nauer, (negli anni 70) critica Americana difama internazionale, a descrivere con il termine tecnico “vibrasive”, la visione multipla di realismo frantumato. Nelle opere di “SUPERFICIE” c’è ancora il discorso ambientalista di Alessandrini ma c’è anche quello sociale che, questa volta, sembra mettere in guardia dall’abuso della tecnologia. Ragionamento ambientale perché in tutti i quadri, altro comune denominatore, ci sono le onde che ci ricordano come i telefonini, e le tecnologie in genere, producano radiazioni elettromagnetiche sulla cui bontà ci sono ormai dubbi. Alessandrini sempre nella brochure di presentazione alla mostra fa anche una estrema sintesi della storia dell’arte, da 2000 anni a questa parte, finendo per focalizzarsi nella civiltà dell’immagine su schermo, dal cinema alla televisione fino al telefonino. “Da quando ci si sveglia a quando ci si addormenta guardiamo quella superficie e lei guarda noi. Illusi che quella sia realtà. Il Realismo che cercavamo – si legge nel pieghevole della mostra di Franco Alessandrini – Questo è tutto il nostro progresso artistico e tecnologico: adesso, invece di guardare quel muro dipinto con il Realismo, guardiamo questa piccola superficie, e ormai non possiamo farne a meno. L’illusione del Realismo. La nostra realtà. SUPERFICIALE!” Alcuni, per raccontare Alessandrini, hanno parlato di “neo-futurismo”, di “neo-cubismo” e pure di “neo-surrealismo”. Alla sua seconda personale negli Stati Uniti, fu lui stesso a definire la sua opera come «un’elaborazione dell’arte classica in forma moderna». Ora a Sansepolcro c’è dunque un’altra occasione per vedere la modernità di questo creativo, per incontralo, conoscerlo meglio e scambiare con lui due parole sull’uomo moderno che, spesso, lascia uscire da se una natura autolesionista.