La nave di calligola

Rimasero sott’acqua per quasi diciannove secoli; quando l’Italia riuscì finalmente a recuperarle, le due gigantesche navi di Caligola sopravvissero ancora soltanto pochi anni.Sul fondo del Lago di Nemi, nei Colli Albani, giacevano due enormi scafi romani costruiti nel I secolo d.C. e attribuiti all’imperatore Caligola. Non erano piccole imbarcazioni cerimoniali: secondo il Ministero della Cultura misuravano circa 71,3 × 20 metri e 73 × 24 metri.Erano dimensioni eccezionali per navi destinate a un lago relativamente piccolo. I reperti recuperati mostrarono una costruzione sofisticata e materiali preziosi, alimentando l’immagine di vere strutture monumentali galleggianti.

Ma definirle semplicemente “palazzi” è una sintesi moderna: la loro funzione precisa continua a essere discussa.Il problema, per secoli, fu tirarle fuori dall’acqua senza distruggerle. Alla fine degli anni Venti iniziò un’impresa radicale: abbassare il livello del Lago di Nemi sfruttando anche l’antico emissario romano, così da far riemergere progressivamente gli scafi.Tra il 1929 e il 1931 le due navi vennero portate alla luce; considerando l’intera operazione, alcune fonti istituzionali indicano il periodo 1928–1932. Per conservarle fu poi costruito un museo apposito sulle rive del lago, progettato da Vittorio Morpurgo e inaugurato nel 1940.Dopo quasi duemila anni sott’acqua, dunque, le navi erano finalmente visibili. Enormi strutture lignee romane occupavano le navate dell’edificio, affiancate da passerelle e sostegni. Fotografie e filmati dell’epoca permettono ancora oggi di comprenderne una scala che i reperti superstiti, da soli, difficilmente riescono a trasmettere.Poi arrivò la guerra.Nella notte tra il 31 maggio e il 1º giugno 1944 un incendio devastò il museo e distrusse quasi completamente entrambi gli scafi. **Non sappiamo se** una singola ricostruzione delle responsabilità possa essere considerata definitivamente conclusiva: le circostanze dell’incendio sono state a lungo controverse e il Ministero della Cultura le presenta ancora come oggetto d’indagine storica.È proprio questo che rende la storia delle Navi di Nemi così difficile da dimenticare. Non erano scomparse nell’antichità. Erano sopravvissute nel fango del lago, erano state localizzate, recuperate con un enorme sforzo tecnico e sistemate in un edificio costruito per proteggerle.Poi, nel giro di pochi anni, gran parte di ciò che quasi diciannove secoli avevano risparmiato andò perduto.Il Museo delle Navi Romane esiste ancora e conserva reperti, documenti e testimonianze dell’impresa. Ma i due giganteschi scafi che ne avevano determinato la costruzione non sono più lì: della loro presenza restano soprattutto frammenti, fotografie, documentazione e la misura concreta di una perdita irreversibile. Vedi meno