Le colonne romane di Istanbul: testimoni silenziose di un impero millenario

Camminare per le strade di Istanbul significa immergersi in strati di storia che si sovrappongono come pagine di un antico manoscritto. L’antica Costantinopoli, cuore dell’Impero Romano d’Oriente, era disseminata di colonne trionfali, monumenti eretti per celebrare imperatori, vittorie e la grandezza eterna di Roma. Alcune di queste colonne hanno sfidato il tempo, i terremoti, i saccheggi e gli incendi, arrivando fino a noi quasi per miracolo.

Altre, invece, sono svanite, lasciando solo echi nei racconti storici o miseri resti sepolti sotto la città moderna.• Le sopravvissute: giganti che resistono al tempo •Tra le colonne romane ancora in piedi a Istanbul, la più celebre è senza dubbio la Colonna di Costantino, conosciuta dai turchi come Çemberlitaş, la “colonna cerchiata”. Completata intorno al 328 d.C. e dedicata dall’imperatore Costantino il Grande il 11 maggio 330 per commemorare la fondazione di Costantinopoli, si trovava al centro del suo foro, lungo la via principale chiamata Mese. Realizzata con grandi blocchi di porfido egiziano sovrapposti, originariamente raggiungeva quasi i 50 metri di altezza, inclusa la statua bronzea di Costantino in cima, raffigurato come un dio solare con lancia e globo in mano. Alla base, un santuario custodiva reliquie sacre, dal frammento della Vera Croce a oggetti biblici. La colonna ha subito di tutto: incendi nel V e VI secolo, un forte vento nel 1106 che fece cadere la statua e tre cilindri superiori, il saccheggio dei Crociati nel 1204 che portò via le corone di bronzo, e un devastante fuoco nel 1779 che la annerì, guadagnandole l’appellativo di “colonna bruciata”. Gli Ottomani la rinforzarono con cerchi di ferro intorno al 1515 (da qui il nome turco), e restauri moderni, dagli anni ’50 in poi, l’hanno stabilizzata. Oggi svetta a circa 35 metri in piazza Çemberlitaş, coperta di segni neri e abitata da piccioni, simbolo UNESCO della storicità di Istanbul.Un’altra sopravvissuta, forse il più antico monumento romano della città, è la Colonna dei Goti, nascosta nel tranquillo Gülhane Park. Datata al III o IV secolo d.C., probabilmente eretta per celebrare vittorie sui Goti da Claudio II Gothico o dallo stesso Costantino, è un pilastro di marmo di Proconneso alto 18,5 metri, con un capitello corinzio. La base porta un’iscrizione latina: “A Fortuna che ritorna per la vittoria sui Goti”. Si dice che in origine fosse coronata da una statua di Tyche, la dea della fortuna, o forse di Byzas, fondatore mitico di Bisanzio. È rimasta al suo posto originale, quasi ignorata dal turismo di massa, e rappresenta il monumento romano più antico ancora integro nella penisola storica.Nel quartiere di Fatih, vicino al sito dell’antica Chiesa dei Santi Apostoli, si erge la Colonna di Marciano, dedicata all’imperatore Marciano (450-457 d.C.) dal prefetto urbano Tatiano intorno al 450-452. Scolpita in granito rosso-grigio egiziano in due sezioni, con base in marmo bianco decorata da genii che sorreggono un globo e aquile sul capitello corinzio, originariamente portava una statua dell’imperatore (oggi perduta). L’iscrizione latina alla base, un tempo riempita di bronzo, recita un omaggio al prefetto Tatiano. I genii alati hanno ispirato il nome ottomano “Kıztaşı”, ovvero “pietra della ragazza”. Nonostante la perdita della statua, la colonna rimane in buone condizioni, un elegante ricordo dell’epoca tardo-antica.Infine, nell’antico Ippodromo (oggi piazza Sultanahmet), troviamo l’Obelisco Murato (o Obelisco Cinto), un monumento di fine antichità probabilmente teodosiano, alto 32 metri e costruito in blocchi di pietra. In origine rivestito di placche di bronzo dorato che lo facevano brillare come una “torre d’ottone”, fu riparato nel X secolo da Costantino VII Porfirogenito, che vi aggiunse iscrizioni e decorazioni. I Crociati nel 1204 portarono via il bronzo dorato, lasciandolo nella forma attuale, grezza e restaurata nel XX secolo. Sta al lato sud della spina dell’Ippodromo, accanto ad altri monumenti, e simboleggiava la grandezza delle corse dei carri.• Le perdute: ombre di gloria svanita •Purtroppo, non tutte le colonne hanno avuto la stessa fortuna. La Colonna di Arcadio, eretta tra il 401 e il 421 d.C. nel suo foro per celebrare la vittoria dell’imperatore Arcadio sui Goti di Gainas, era un’imponente copia delle colonne trionfali romane, con fregi a spirale che narravano le campagne militari, alta oltre 40 metri con una statua colossale in cima. La statua cadde nel 740, e la colonna stessa crollò nel terremoto del 1719. Oggi resta solo la massiccia base in muratura, semi-sepolta e danneggiata dall’urbanizzazione nel quartiere Fatih.Ancora più grandiosa era la Colonna di Giustiniano, innalzata nel 543 nell’Augusteion, tra Hagia Sophia e il Gran Palazzo, per onorare le vittorie di Giustiniano I. Coperta di placche di ottone su una struttura di mattoni, su un piedistallo di sette gradini marmorei, culminava in una statua equestre bronzea dell’imperatore in posa trionfale, forse riutilizzata da una precedente di Teodosio. Alta forse 70 metri, era visibile dal mare. Sopravvisse fino al tardo periodo bizantino, ma fu distrutta dal grande terremoto del 1509.Nel Foro di Teodosio, la Colonna di Teodosio, eretta dopo il 395 dal figlio Arcadio in onore del padre, imitava le colonne di Traiano e Marco Aurelio con rilievi a spirale sulle vittorie contro i barbari. Con scala interna a spirale, portò persino uno stilita in epoca bizantina; la statua originale cadde nel 478 e fu sostituita, ma la colonna resistette fino alla fine del XV secolo, quando i suoi pezzi furono riutilizzati per costruire il bagno di Beyazıt. Oggi ne resta solo un frammento marmoreo.• Oltre Roma: altri pilastri iconici dell’Ippodromo •L’Ippodromo di Costantinopoli, oggi piazza Sultanahmet, ospita due monumenti che, pur non essendo romani d’origine, furono integrati nella città da imperatori romani e sono inseparabili dalla sua storia. La Colonna Serpentina (o Colonna dei Serpenti) è un trofeo greco del 478 a.C., fuso con il bronzo persiano dopo la vittoria di Platea: tre serpenti intrecciati che originariamente sostenevano un tripode d’oro. Costantino la portò a Costantinopoli nel 324 per decorare la spina. Le teste furono danneggiate o rimosse nel tempo (l’ultima nel 1700), ma il fusto bronzeo di 8 metri resta, con una testa frammentaria al museo archeologico.Accanto, l’Obelisco di Teodosio, originario dell’Egitto: eretto da Tutmosi III intorno al 1479-1425 a.C. a Karnak, fu portato a Costantinopoli da Teodosio I nel 390. In granito rosso, alto oggi circa 18,5 metri (originariamente 30), poggia su una base marmorea con rilievi che mostrano l’imperatore alle corse dei carri. Danneggiato in antico, è uno dei meglio conservati tra gli obelischi egizi fuori dall’Egitto.Queste colonne, sopravvissute o perdute, raccontano la transizione da Roma pagana a Bisanzio cristiana, fino all’Istanbul ottomana e moderna. Sono moniti di eternità fragile: oggi le ammiriamo, domani chissà. Ma finché restano, ci ricordano che la storia non è mai davvero sepolta.

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